Gli Ospedali Riuniti di Foggia, il secondo policlinico pugliese per importanza, escono con la schiena spezzata dal Piano di riordino messo a punto dalla Giunta di Nichi Vendola. All’appello, oltre ai medici, mancano ben 400 infermieri. Una cifra abnorme, che non potrà certo essere colmata con le deroghe (per ora solo promesse) dall’assessore alla Sanità, Elena Gentile. “Non si esce facilmente da questa situazione – ammette il direttore sanitario di via Pinto, Antonio Battista -, il fabbisogno di personale è diventato enorme: fino a quando possiamo caricare di lavoro il personale?”. È una richiesta di intervento immediato la sua. Del resto, il blocco del turnover, più che quello delle assunzioni ex novo, ha dato una mazzata importante sul capo del nosocomio, diventato ancora più importante dopo la chiusura ed il depotenziamento di diversi ospedali in Capitanata. “Il San Carlo di Potenza, per esempio, dove non c’è Piano di rientro, a parità di posti letto ha circa 350 infermieri in più”, precisa Battista. A Foggia, invece, con la “maledetta” programmazione sfociata nel protocollo d’intesa, sono stati cassati – dall’inizio della stagione dei tagli “lacrime e sangue” – ben 400 posti letto. Nel frattempo, l’utenza è aumentata in maniera esponenziale, per il bisogno di cure dei territori dove sono stati chiusi gli ospedali.
“Anche tra i medici ci sono carenze, in alcuni casi anche gravi – continua Battista -, come nel caso del Centro trasfusionale e nelle Ematologie. Così non si può più continuare”. La “spending review” ha fatto il resto, con il taglio dal 5 al 10 per cento degli appalti all’esterno. Qui, a rimetterci sono gli ausiliari, figura divenuta strategica proprio dopo la crisi della sanità regionale. Con il taglio degli appalti, il lavoro si è concentrato sui “superstiti” sopravvissuti ai tagli forti (obbligati) praticati dalle cooperative private sul personale. “Siamo stretti in una morsa – spiega il management a l’Immediato -, da una parte è aumentata la complessità di un policlinico che diviene sempre più punto di riferimento e che sopporta tutto lo stress al Pronto soccorso, e dall’altra facciamo sempre più fatica a rispondere adeguatamente a servizi che vengono gestiti con una emergenza enorme di personale”. L’idea, a questo punto, sarebbe quella di creare una società in house, soluzione da sempre osteggiata dal direttore generale Tommaso Moretti, il quale tuttavia avrebbe cambiato parere negli ultimi tempi. Le ragioni? Mettendo in piedi un nuovo soggetto strumentale, controllato al 100 per cento dagli OO.RR., si potrebbero liberare le risorse per allentare la morsa del vincolo del 50 per cento sul personale a tempo determinato. Una operazione contabile che darebbe ossigeno al personale, ovviando ai clamorosi ritardi della politica regionale. “Se non si trova una soluzione in tempi brevi – conclude Battista -, la politica dovrà interrogarsi sugli effetti delle scelte fatte a Bari negli ultimi anni, che ancora una volta possono bloccare l’enorme potenziale dell’ospedale di Foggia”.
