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Home » Il calvario di Umar, collezionista di espulsioni

Il calvario di Umar, collezionista di espulsioni

Di Karen Viola
22 Febbraio 2018
in Avvocato di strada, Rubriche
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Ho un decreto di espulsione. La mia colpa? Non avere più un lavoro vero che mi permetta di rinnovare il permesso di soggiorno. Non posso andare via come dovrei e vorrei, non ho i soldi per affrontare il viaggio, né il tempo, quello me lo nega la legge. In sette giorni dovrei essere in Nigeria. E nemmeno mi ci possono mandare via, come dovrebbero e vorrebbero se solo avessero i mezzi per farlo. Ci vorrebbe una nave, un aereo, una mongolfiera. Allora sì che mi spedirebbero dritto a casa. Non possono trattenermi in un CIE (centri di identificazione ed espulsione, ndr), lì, non c’è più spazio per noi, al massimo per i “nuovi arrivi” freschi di Lampedusa. E allora che faccio? Continuo a vivere la mia vita come posso, come se nulla fosse. Devo pur mangiare e allora do una mano ad un mio amico che ha una piccola bancarella di chincaglierie pseudo-africane per i bianchi amanti dell’etnico. Succede che un giorno su un treno mi beccano di nuovo. Ho un nuovo decreto di espulsione. Questa volta però faccio un salto di qualità: sono un recidivo. Viene riconosciuta la mia ostinazione e viene punita. Reato di ostinazione. Sto così bene qui in Italia che voglio rimanerci il più a lungo possibile. Devo pagare una multa, una cosina da niente tra 10.000 e 20.000 euro. Se frugo bene nelle mie tasche bucate qualcosa di certo riesco a racimolare. E devo considerarmi ben fortunato se solo penso a quelli che, nella mia situazione, fino a pochi anni fa finivano dritti dritti in galera! Mi decido a parlare con qualcuno che possa aiutarmi e che mi faccia capire cosa fare al punto in cui sono. Mi rivolgo ad un gruppo di avvocati, mi hanno detto che offrono un po’ del loro tempo e delle loro competenze per chi come me non ha nulla o quasi. Sono loro a spiegarmi che se non pago la multa sarò espulso. Ma come? Non sono riusciti ad espellermi una volta, come potrebbero una seconda? Gli avvocati studiano il mio caso, valutano e vanno in tribunale a far valere le mie ragioni. Niente di fatto. Non basta far presente al giudice che non mi è stato spiegato adeguatamente e nella mia lingua d’origine che potevo andare via spontaneamente. A nulla serve cercare di convincerlo dell’impossibilità di pagare il viaggio di ritorno a casa e la multa. Avevo capito da tempo che la legge italiana fosse un po’ strana su questa faccenda delle espulsioni ma avevo sperato che almeno il giudice potesse essere dalla mia parte. Invece è superficiale e sbrigativo, ho l’impressione che mi liquidi con qualche formula vuota. Forse è troppo impegnato o distratto da cose ben più importanti di questa. Come dargli torto! Lo capisco, rispetto la sua decisione e lo ringrazio anche perché così posso aggiungere un altro pezzo alla mia speciale collezione: ho due decreti di espulsione del Prefetto e uno del giudice perché ovviamente non ho pagato la multa. Un decreto nuovo di zecca, il terzo, impossibile da eseguire sia per me che per loro. Ancora una volta. Ringrazio gli avvocati, loro, li ringrazio davvero, per aver provato a far rispettare i miei diritti. E rieccomi, al mio posto, dietro alla bancarella, rassegnato alla mia condizione di irregolare cronico e impunito. Senza speranza di andare via né di restare con le carte in regola. Rimango così, in attesa che la prossima espulsione mi piombi sulla testa. Eppure… C’è una cosa che continuo a non capire… Ma non erano queste le famose leggi italiane che promettevano di mandarci tutti a quel nostro Paese?

Tags: Avvocati di StradaFoggiaUmar
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