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Home » Monti Dauni in chiaroscuro, “la Puglia da scoprire” piace ma gli affari non decollano. Operatori un po’ delusi, colpa della politica?

Monti Dauni in chiaroscuro, “la Puglia da scoprire” piace ma gli affari non decollano. Operatori un po’ delusi, colpa della politica?

Di Roberta Fiorenti
22 Febbraio 2018
in Ambiente&Turismo
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È di circa 400 presenze, senza considerare i flussi alla “toccata e fuga”, il bilancio della tre giorni di “Monti Dauni, la Puglia da scoprire”, promossa dal Gal Meridaunia, che ha animato il ponte lungo del 25 aprile nei comuni di Celle di San Vito, Faeto e Castelluccio Valmaggiore.

Bilancio positivo per i promotori e protagonisti

Un evento riuscito, a sentire gli organizzatori, “penalizzato un po’” dalle cattive condizioni meteo, fatto salvo il venerdì festivo, graziato dalla pioggia. “Sono più che soddisfatto di quest’esperimento”, commenta a l’Immediato il presidente del Meridaunia, Alberto Casoria. “Siamo riusciti a portare in questi tre comuni un tipo di turismo diverso da quello solito, un turismo a basso costo, con pernottamenti da 15 a 35 euro; un turismo naturalistico, tra passeggiate nei boschi, tiro con l’arco ed escursioni sul Monte Cornacchia, con 4 chilometri di camminamento. Tutte le attività ricettive, affittacamere e Bed and breakfast tra Celle di San Vito, Faeto e Castelluccio Valmaggiore, oltre a Troia, Roseto e anche Bovino, hanno registrato il pienone. Un risultato positivo, che è nato dal gemellaggio tra il comune più piccolo e il comune più grande della Puglia”, sottolinea Casoria.

Soddisfazione per l’esito delle tre giornate ghiotte di visibilità per il piccolo borgo a 170 anime, ha espresso anche il sindaco di Celle di San Vito Maria Giannini. “Non mi sarei mai aspettata il risultato che abbiamo ottenuto. Tanta gente è venuta, nonostante il tempo non proprio favorevole. Per noi cellesi è stato un motivo di orgoglio che Bari abbia accettato di gemellarsi con noi. Questa occasione ci ha permesso di avere una certa visibilità, puntando su due caratteristiche fondamentali che sono anche gli elementi che da 5 anni  stiamo cercando di pubblicizzare attraverso le varie iniziative per farci conoscere, ovvero la particolarità della nostra lingua franco provenzale e il fatto che siamo il più piccolo paesino della Puglia”. “Stiamo indietro rispetto a qualche comune dei Monti Dauni che ha investito in cultura e turismo”, ammette il sindaco, ma attraverso “la bellezza della natura incontaminata”, la “salubrità dell’aria”, e il prezioso valore della libertà, per la famiglie, di trascorrere momenti di relax senza ansie e preoccupazioni se i bambini girovagano per i vicoli sgombri di auto sfreccianti, Celle punta a guadagnare posizioni. Un primo importante risultato per il sindaco è registrare, seppur discreto, un incremento di popolarità. “Siamo ancora poco conosciuti, e molte volte mi capita di specificare che siamo vicini a Faeto per far capire ai miei interlocutori dove si trova Celle”.

I numeri del tour operator

Offrire un’occasione di visibilità all’entroterra pugliese ancora inesplorato era appunto lo scopo della tre giorni appena trascorsa. Per i visitatori (per buona parte pugliesi, a maggioranza baresi, con qualche presenza dal tarantino e dal leccese), è stata, allo stesso tempo, un’opportunità per immergersi nella vita dei borghi, rapiti dalle tradizioni più identitarie di quei territori, attraverso le numerose attività in calendario (itinerari di visita nei borghi rurali e laboratori di lingua franco provenzale, pasta fresca e ricami; trekking, passeggiate a cavallo, itinerari in bici, nordic walking, tiro con l’arco). “La gente era entusiasta e in tanti si sono ripromessi di ritornare”, riferisce ChiaraPetruzzi, nello staff di “Svegliarsi nei Borghi”, il tour operator di Troia che, mettendo in rete buona parte dei 35 affittacamere finanziati dal Gal (complessivi 300 posti letto), ha testato la formula dell’ospitalità diffusa. “Ci sono state circa 400 presenze, complessivamente. Le strutture ricettive, compresa la nostra nel centro storico di Celle, erano tutte piene. Siamo riusciti a sistemare tutte le richieste, non solo nei tre comuni coinvolti, ma anche nei comuni limitrofi, come Troia e Lucera. Anche per la ristorazione l’evento è andato benissimo”.

Delusioni e speranze degli operatori

Pareri discordanti, rispetto all’effettiva ricaduta economica dell’evento, hanno espresso i ristoratori e operatori dell’accoglienza dei tre borghi ospitanti. A Celle di San Vito, centro nevralgico della tre giorni, si sono registrati i migliori affari. Non per tutti, però. “In un paese piccolo come questo, il fatto di registrare molte presenze dalla provincia e da Bari, tenuto conto della strada e del cattivo tempo è un fatto positivo”, commentano Virginia e Patrizia  delle “Fontanelle”. Se al B&b-ristorante del centro storico i numeri sono più che soddisfacenti (più di un turno di servizio per i 100 coperti e al completo le camere), appena fuori dal borgo, l’agriturismo “La Bannera”, ha occupato una sola camera e registrato poche prenotazioni al ristorante. “Ho ospitato solo una giornalista del Touring Club, poi qualcuno che aveva prenotato con anticipo ha disdetto con la scusa problemi di famiglia, per poi pernottare in altre strutture a Celle”, dichiara la titolare, Maria Marchese, delusa dall’esito della manifestazione. I coperti alla sua tavola imbandita con i prodotti dell’orto e le carni dell’allevamento, erano gli esuberi del centro abitato. “Da quando ho aperto, 7 anni fa, ho imparato a non contare su nessuno. Abbiamo organizzato per conto nostro attività, come i giri in fuoristrada e moto cavalcate, o i percorsi di caccia e tiro al piattello. Siamo associati alla Fitrav, e tutto questo ci porta a intercettare interessi dei cacciatori, che ci raggiungono anche da Parma e Cremona. Poi da un po’ di anni ci sono i pellegrini della Via Francigena”, racconta la donna che manda avanti l’attività di famiglia coadiuvata dai suoi tre figli di 26, 23 e 21 anni. “Volevo trasformarla in qualcosa di bello; abbiamo un progetto per altre due camere e uno spaccio aziendale per la vendita della carne. Anche se facciamo il nostro meglio, ci penalizza essere fuori dal paese, con tutti questi affittacamere e B&b che sono nati. Così ho detto ai miei figli: fate le valigie e andate via da qui! Non è possibile mandare avanti l’agriturismo senza ricavarci niente, spendendoci, anzi, lo stipendio di mio marito che lavora a Reggio Emilia”. A Castelluccio Valmaggiore positivo è il dato delle presenze registrato al B&b “Palazzo del Conte”, mente alla tavola de “La Torre antica” riferiscono un esito negativo: “Non abbiamo avuto nessun tipo di clientela o beneficio derivante da questa iniziativa”. Anche a Faeto il riscontro è negativo, sia per il produttore e ristoratore del prosciutto di maiale nero, “Moreno”, che per i titolari di “Piano delle Noci”, che avevano già fatto il pieno di prenotazioni indipendentemente dall’evento. “Ero in disaccordo rispetto alla scelta delle date -commenta il noto produttore-. L’ultimo sabato di aprile è consuetudine che da Faeto pullman e auto si organizzino per la Festa dell’Incoronata. Il 25 al ristorante ero già pieno di mio, e il sabato e la domenica non si è vista anima viva”.

Politica locale inadeguata e competizione tra Gal

Indiscutibile resta la bontà dell’iniziativa di promozione del territorio organizzata dal Gal, per Moreno. È, piuttosto la capacità degli amministratori locali di “coinvolgere la propria comunità” e “cogliere l’occasione” che il produttore mette in discussione. “L’amministrazione non è stata all’altezza. Avremmo potuto pubblicizzare meglio l’evento, anche noi produttori, dato che il Gal ha consegnato al Comune manifesti che il giorno prima dell’inizio dell’evento stavano ancora sulle scrivanie degli uffici. È ridicolo che non ci sia stato neanche un nostro stand al mercato enogastronomico nella giornata di promozione dei prodotti tipici, che avevamo chiesto di spostare al sabato. Poi si incolpano i Gal o altri enti -il riferimento è alla critica mossa dal sindaco di Faeto- quando sono gli amministratori a non essere all’altezza. Ci vuole più impegno e disponibilità a delegare”. Così come “snobbano” la Sagra del prosciutto e la Festa del maiale nero, “ormai riconosciutissime nel barese” (che, Moreno ne è certo, dall’indovinato gemellaggio con Bari potranno “trarre sicuro vantaggio”), “hanno snobbato il convegno importantissimo per far conoscere agli assessori regionali le difficoltà e le peculiarità del nostro territorio”. Momento clou della tre giorni è stato, infatti, il convegno sul turismo rurale che si è tenuto sabato mattina a Celle, alla presenza degli assessori al Turismo (Silvia Godelli), alla Mobilità (Giovanni Giannini) e al Welfare (Elena Gentile). “Abbiamo ottenuto la disponibilità ad aprire un tavolo a livello locale per la nuova programmazione”, il risultato che appaga Casoria. “Sul progetto circa le aree interne ho invocato un coordinamento per evitare che si aprano più tavoli, con risorse utilizzate non in maniera integrata, e la presenza della Camera di Commercio va’ in questa direzione. Chiediamo che vengano rispettate le condizioni presenti nei regolamenti approvati a Bruxelles, l’approccio di tipo partecipativo esteso a tutti i fondi e, seconda condizione per noi ineludibile, che sia ancora il Gal come istituzione il referente dello sviluppo rurale del territorio”. Soprattutto sulle risorse destinate al rischio idrogeologico e la messa in sicurezza delle strade verterà la battaglia della ripartizione dei fondi nella prossima programmazione. La Regione Puglia dovrà fare i conti con le emergenze (vedi Taranto) che avranno conseguenze sul pilastro gestito interamente dai Gal. La preoccupazione per la vociferata riduzione del numero dei Gal pugliesi ha già attivato la competizione.

Tags: Alberto CasoriaBovinoCastelluccio ValmaggioreCelle di San VitoFaetoGal Meridauniala Puglia da scoprireMonti DauniRosetoTroia
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