Ti capita di entrare in un locale ed essere accolto da bolle di sapone… e rimanere affascinato, quasi intontito dal loro modo di danzare nell’aria, mosse dal suono di un violino, accompagnate da una voce calda, scandite da una batteria che abbatte per un po’ la realtà. E tutt’intorno si fa magia… Canzoni come bolle, canzoni illuminate che riflettono con colori iridescenti il mondo circostante, che durano il tempo di un volo incerto, ma che meravigliano, e fanno sognare. Essì, mi son fatta prendere la mano tra vagheggiamenti e ricordi di una performance suggestiva. Ma torniamo con i piedi per terra e facciamo i seri.
Abbiamo intervistato Marta dell’Anno, talentuosa musicista 29enne. Una nomade di professione, ma con radici pugliesi, foggiane. La signorina ha all’attivo due dischi, entrambi appena nati. Il primo, “Loop trip”, è il gioiellino dei “Soap trip”, duo composto da Marta (violino elettrico e voce) e Natale La Riccia (batteria e tuboing). Il secondo è “Fluid”, il suo progetto da solista.
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A voi l’intervista, tra chat e mail!
Ciao Marta! Una premessa.
Al momento siamo in città diverse, però sappi che io odio fare le interviste senza scambiare due chiacchiere a voce, magari davanti a una birra, ma nel tuo caso è diverso…non puoi bere! Un po’ ti conosco, ho ascoltato molto la tua musica, quindi per il momento mi basta (anche se sono al decimo ascolto e forse…no, non mi basta ancora!).
Grazie
Butto giù qualcosa da mangiare e qualche domanda. Rispondi come ti senti, anche con una sola parola. Nulla di formale.
Ti rispondo in maniera molto sbottonata, sbomballata, mentre mi rilasso prima di andare a suonare. Ore 19.00…
…e di ritorno dal concerto, ore 02.21 a.m.
Domande a raffica con sbadigli incorporati. Età e luogo di nascita, plis.
Foggia, 29 anni.
Età in cui hai iniziato a suonare?
A 9 anni ho cominciato a suonare il violino. Cantare… sempre!
Canzone sotto la doccia?
So che ti sei trasferita in Francia e che prima hai girato parecchio. Raccontaci un po’ l’esperienza del viaggio e quali, tra le città in cui hai vissuto, ti sono rimaste più impresse.
Yes. Mi sono trasferita poco più di anno fa a Parigi, dopo tre anni passati tra Barcellona, Italia e Francia. Tra i vari viaggi musicali degli ultimi tempi, la città a cui tengo di più è di sicuro Barcellona. Ho suonato per mesi nelle meravigliose e acusticamente perfette piazzette del Barrio Gotico, guadagnando bene e conoscendo un sacco di gente proveniente da tutto il mondo, musicisti e amatori, suonando con il sole e col maltempo.
Rapporto col tuo pubblico?
Per strada la gente è indaffarata, immersa nei suoi pensieri… però se ti ascolta, se sceglie di fermarsi, di regalarsi e regalarti qualche minuto o qualche ora, alla fine della musica ti senti così svuotatamente bene che è una goduria! La sensazione è di vuoto e pienezza insieme.
E adesso una domanda alla Marzullo! Chi è Marta? (pochi aggettivi, e non per forza positivi eh!)
Determinata, cocciuta, egocentrica, propositiva, lunare, attiva, umorale.
Passiamo ai tuoi lavori (io conosco bene “Perdo” e “Formas de
suicidio”). Li scrivi tutti tu? Di cosa parlano?
Sì. I testi parlano dei luoghi dove mi porta la mia curiosità, degli ambienti che mi circondano, di quelli che immagino, di quelli che ho vissuto, di ciò che reputo importante, di ciò di cui ho paura. Alcuni testi invece sono delle piccole storie grottesche (come La danse du Poisson-Globe, La danza del Pesce Palla, che parla di un povero pesce palla che viene sgozzato, squartato e servito in un raffinato ristorante giapponese. La sua anima gonfia sale in cielo, dove incontra tutti i suoi fratelli, e da lì si vendicherà pisciando tetradotossina e intossicando il genere umano… ihihihih!)
(RIDO…) In quante lingue canti e quanti brani contiene “Loop Trip”?
Contiene 10 brani in inglese, spagnolo, italiano e francese.
C’è un pezzo a cui sei particolarmente affezionata?
Sì, è Abuela, parla di mia nonna che era un’esplosione di vitalità.
Parlami di “Fluid” (in breve!) e come mai questa esplosione di creatività in solitaria.
Fluid nasce l’estate scorsa a Foggia. Studiando la loopstation (che considero come un vero ulteriore strumento musicale che richiede studio, tempo e coordinazione motoria) ho cominciato a giocare creando delle rudimentali beat box ed affinando i cori. Il lavoro che faccio a casa è di moltissime ore al giorno, le canzoni contenute in Fluid sono il risultato di piccoli impegnativi giochi-studi estivi pomeridiani e notturni. Sante cuffie!!
C’è qualcosa che vuoi comunicare con forza nella tua musica?
La libertà, il piacere dei ricordi, il divertimento.
E’ ovvio che tu sia una perfezionista… di quelle perennemente alla ricerca/insoddisfatte o a volte riesci anche a bearti delle tue creazioni?
Sono una abbastanza cacacazza, cerco sempre di migliorare, per questo dedico molto tempo alla ricerca personale oltre che prettamente musicale. Ho ad ogni modo riascoltato moltissimo Fluid e sono fiera di lui!
Ricerca personale eh? Allora parliamo di “cose serie”! Iniziamo col magnare! Piatti preferiti? Uno francese e uno foggiano.
Francesi: adoro i formaggi puzzoloni, il loro odore è pessimo, mentre il gusto è di un delicato mortale. Foggiano: tutte le erbe spontanee e il grano cotto.
Improvvisa fame… bene, dal cibo ai gusti cinematografici e letterari. Due film e due libri che hai amato. Anche poesie, dai!
Film: “Camera con vista” e “Delicatessen”. Libri: “Le Lezioni Americane di Calvino”. Non ne trovo un altro che regga il confronto. Di poesie ce ne sono moltissime, mi vengono in mente “Anima” di Benni e “Non vorrei crepare” di Boris Vian.
Continuo a farmi i fatti tuoi. Il nome di un artista che ti ispira?
Ane Brun, una meravigliosa cantante svedese. Semplicità e fascino.
Che musica stai ascoltando in questo periodo?
Sempre Ane Brun, poi Bjork, Fat Freddy’s drop, la seconda suite per violoncello di Bach.
Bravissimi i Fat Freddy’s drop! E il tuo mentore? Musicalmente parlando.
Iva Bittova, una meraviglia di donna, attrice, compositrice, cantante e violinista ceca. Poliedrica performer, molto poetica.
Tu che ti intendi di note, ne hai qualcuna polemica?
Non ce la faccio a far polemica, sono le 2 e 56!!!
(RIDO) Ok… senDi maaaaaa le influenze musicali che sottendono alla creazione di questo viaggione insaponato?
Classica, dub, trip hop, avant-garde, experimental, indie, rock, folk.
Nel brano “Perdo” mi è piaciuto il fatto che non ci sia mai un “perdo” nell’accezione di perdere una competizione o gara. La “lotta” è sempre con se stessi, quindi?
Quindi bisogna perdersi per ritrovarsi! Perdersi, sbottonarsi, rilassarsi, conoscere gente, non aver timore dell’altro, degli altri, viaggiare, aprirsi e poi ritrovarsi. Non restare immobili, cercare, cercare, cercare.
“Non smetteremo di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta”. (T.S.Eliot)
Nuovo CD dei Soap Trip, quindi, e uscita del nuovo video.
Sì, il videoclip ufficiale di “Perdo”, girato tra Germania, Olanda e Francia, è il sunto del nostro viaggio dell’anno scorso, ripreso da WILDRATFILM, un viaggio tra concerti e follia.
E cosa mi dici del disegno del pesce palla sul vostro CD?
Il pesce palla è un animale molto carino, apparentemente tanto gentile, ma effettivamente molto pericoloso, con un veleno mortale. L’ha disegnato Emanuela Pizzolla, grafica del nostro cd!
Questo duo continuerà a collaborare o pensi che ti muoverai da sola come stai già facendo?
I due progetti viaggiano in parallelo, dunque assolutamente sì, continueremo a suonare come Soap Trip.
In bocca al lupo! Grazie per l’intervista, tante buone cose!
Crepi il cacciatore! Grazie a te!