“Un saluto, e un grazie, a Raffaele Capocchiano, il consigliere comunale uscente che non si è ricandidato per favorire il rinnovamento”. Pino Lonigro, a sostegno del candidato sindaco Leo Di Gioia, è fiero non solo dei volti giovani che hanno messo a disposizione le loro “storie e professionalità” per Foggia, ma anche di una lista, quella di ‘Lavoro e libertà’, che conta 19 donne e 13 uomini, oltre che una nutrita pattuglia di ex socialisti. Giulio Scapato, consigliere comunale uscente, Federico Iuppa, vicesindaco fino a sette mesi fa, Luigi Buonarota e Riccardo Rignanese, consiglieri comunali due consiliature orsono.
Ma all’Altro cinema è andato in onda l’entusiasmo per il “giovane sindaco” Leonardo, “l’unico che può interfacciarsi con questa città e interpretarne i bisogni”.
Girano tante voci: chi dice che vincerà al primo turno, chi da solo, chi promette la svolta. Lonigro, il consigliere regionale che la politica la fa da una vita e conosce Di Gioia anche tramite l’assessorato al bilancio di Bari che lui detiene, non ha dubbi: “La storia di questa città negli ultimi anni è stata quella di progetti non presentati o presentati in ritardo, piena di lacci che ne hanno frenato lo sviluppo. E nessuno paga. Da questo dobbiamo liberarci”.
Nella stessa sala il Pd aveva proclamato, con Raffaele Piemontese, che quella lì presente era “la Foggia migliore”, un’affermazione che fa gruppo ma su cui i candidati poi riflettono: “No, non voglio dire che qui ci sia la città migliore. Foggia ha tante intelligenze che vanno valorizzate in un progetto comune, ma per fare questo servono persone che non guardano in faccia a nessuno”.

Dopo l’introduzione, con i candidati alle loro spalle, si è unito al gruppo degli emergenti con una battuta: “Non voglio stare in prima fila, ci sono loro”.
Essere cinque liste civiche che uniscono un mondo eterogeneo, dalla società civile di sinistra ai socialisti, dal mondo delle professioni agli ex pdl e al partito di Monti, conferisce una certa disinvoltura: “Non dovremo dare conto a nessuno di come faremo la giunta, il centrodestra e il centrosinistra hanno deluso non per una questione ideologica ma per aver cercato, in questi anni, di scalare i loro partiti, di fare carriera”. Niente slide, questa volta, Leo Di Gioia, invece, preannuncia un evento per i prossimi giorni, “non un pranzo elettorale”.
Nell’attesa di saperne di più, ha sciorinato alcuni numeri, gli 800 milioni di fondi comunitari utilizzati dalla Regione Puglia ma che Foggia non ha mai saputo intercettare (se non tramite Bari. Sull’incapacità amministrativa dei precedenti governi cittadini, sugli “egoismi” delle classi dirigenti avide di carriere, sull’assenza di competenze tecniche si basa gran parte della campagna elettorale di Leo Di Gioia: “Io non credo che le persone possano salvare da sole il mondo, ma possono essere un punto di sintesi e di aggregazione. Quanti si presentano oggi come il cambiamento sono gli stessi che ci hanno fatto perdere molte opportunità”.
La parola più usata “sfida”, con cui ha aperto Lonigro per rappresentare una città piegata su stessa e vittima dei suoi stessi ritardi, e ripresa da Di Gioia: “Esserne all’altezza”, questo è il problema.
Nello scambio di battute e complimenti fra il candidato sindaco e quello che si configura sempre più come il suo mentore, non è sfuggito un passaggio: “Avrebbe potuto fare un’altra scelta- cioè puntare su un altro candidato sindaco- starsene all’ombra di qualcuno, invece si è messo in discussione”. Lonigro, d’altra parte, che ha fondato ‘Socialismo dauno’ e di cui, dice questa civica è “espressione” non è uno che se ne sta tranquillo e buono, nel suo partito e in Regione.