La Puglia spicca nell’operazione della Guardia di finanza che ha portato alla denuncia di 83 medici in Italia, dipendenti di varie aziende, segnalati alla Corte dei conti per violazione delle norme che disciplinano l’attività intramoenia, con un danno erariale complessivo di 5,9 milioni di euro. Di questi, ben 942.048 euro sono stati segnalati in Puglia nell’operazione che ha coinvolto 9 medici, di cui ben 6 denunciati anche alla magistratura ordinaria.
“Ad essere coinvolte strutture della provincia di Bari”, spiega a l’Immediato il tenente colonnello della Guardia di finanza Alessandro Nencini, responsabile del nucleo speciale spesa pubblica. “Tra queste – ha precisato – l’Asl di Bari, l’Irccs Ospedale Oncologico Giovanni Paolo II ed il policlinico Giovanni XXIII. Ad alcuni di loro è stata contestata anche la truffa ed il peculato”. Difatti, in Italia, sono in 48 ad essere stati denunciati per truffa aggravata, e in alcuni casi per peculato, perché avrebbero trattenuto illecitamente compensi spettanti al Servizio sanitario nazionale. L’attività ispettiva, svolta dal Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie, ha interessato 18 regioni e 65 province. Proposti sequestri preventivi per equivalente per oltre 2,9 milioni di euro.
Le Fiamme gialle hanno sviluppato un’analisi di rischio preventiva su dati forniti dalle strutture sanitarie (aziende sanitarie locali e aziende ospedaliere) per individuare personale della dirigenza medica – autorizzato all’attività libero professionale intramuraria – che avesse indebitamente percepito emolumenti (a titolo di indennità di esclusività o retribuzioni di posizione e di risultato) in violazione del vincolo di esclusiva stabilito nei confronti della pubblica amministrazione. All’esito delle verifiche, sono state richieste misure interdittive a carico di 10 dirigenti medici e sono state segnalate all’Agenzia delle Entrate 33 società e 45 persone, in qualità di committenti degli incarichi indebitamente conferiti ai dirigenti medici pubblici, con sanzioni per oltre 1.240.000 euro.
“I comportamenti censurati – spiegano gli investigatori – sono stati realizzati per lo più attraverso il mancato rispetto degli obblighi di esclusività delle prestazioni da parte dei dirigenti medici pubblici, autorizzati alla pratica di attività libero-professionale intramoenia, e l’indebito introito di somme che dovevano essere versate nelle casse della struttura sanitaria pubblica”. I maggiori picchi di irregolarità sono stati riscontrati in sei regioni: Lazio, Puglia, Toscana, Calabria, Campania e Lombardia. In particolare, nel Lazio è stato accertato un danno erariale pari a 1.379.746 euro, con 14 medici segnalati alla Corte dei Conti, di cui 8 denunciati anche alla magistratura ordinaria; in Calabria, danno erariale di 593.959 euro e 2 medici segnalati alla Corte dei Conti, di cui uno denunciato anche alla magistratura ordinaria; in Toscana, danno erariale di 514.462 euro e 6 medici segnalati alla Corte dei Conti, di cui 4 denunciati anche alla magistratura ordinaria; in Campania, danno erariale di 443.098 euro e 7 medici segnalati alla Corte dei Conti, di cui 3 denunciati anche alla magistratura ordinaria; in Lombardia, danno erariale di 433.975 euro e 9 medici segnalati alla Corte dei Conti, di cui 8 denunciati anche alla magistratura ordinaria.