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Home » Il popolo di Di Gioia fa 1500 persone in Fiera. Qualcuno commenta: “Non si vedeva dai tempi della Dc”

Il popolo di Di Gioia fa 1500 persone in Fiera. Qualcuno commenta: “Non si vedeva dai tempi della Dc”

Di Paola Lucino
22 Febbraio 2018
in Politica
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Padiglione 10 dell’Ente Fiera. Leo Di Gioia raccoglie oltre 1500 persone, qualcuno dice 2000. I commenti degli entusiasti per il raduno vanno da “era dai tempi della Dc che non si vedeva tanta gente”, a “è il grande pubblico di Zeman”. Attrezzare un nudo spazio, deserto in gran parte dell’anno, per una manifestazione elettorale- con le casse, lo schermo per proiettare i video, i microfoni- risulta un’impresa. “Stiamo facendo una campagna elettorale a mani nude”, ha tuonato Pino Lonigro, “Forza Foggia, Forza Leo”.

Il candidato ha riunito tutti quelli che sono inseriti nelle 5 liste civiche a suo sostegno, ma anche  amici e simpatizzanti. Puntando, questa volta, non sulle slide, efficaci per l’analisi come fosse una lezione universitaria, ma sul coinvolgimento emotivo. I bambini che chiedono il parco giochi, i politici incarnati da Verdone, Antonio La Trippa e Cetto La Qualunque nei loro improbabili comizi: immagini che scorrevano sul pannello bianco dietro il palco. Per il video sui bambini si sono spente le luci. In fondo al padiglione anche le forze dell’ordine, come fossimo allo stadio.

Sul palco è salito, fra gli altri, Carmine Stallone, l’ex presidente della Provincia deciso sostenitore di Leo Di Gioia. Chiamato dalla società civile, il medico di San Giovanni Rotondo non venne ricandidato alla guida dell’ente nel 2008,  il Pd preferì l’allora segretario provinciale Paolo Campo, poi sconfitto: “Ho governato in maniera trasparente. Alcuni partiti che non rispondevano a noi decisero che dovevo andare a casa” ricorda Stallone, anche ironico: “Potrei essere un rottamato ma sono un usato sicuro e certificato. Abbiamo avuto una fregatura dall’amministrazione comunale uscente, bisogna darsi delle priorità. Mi è piaciuto che Leo non ha fatto promesse ”.  Un modo anche per far capire quale sia il passaggio di consegne da una generazione all’altra.

I volti giovani del cambiamento hanno raccontato le loro storie, chi ha una palestra e sogna una città dove la parola “raccomandazione” sia sostituita con “meritocrazia”, chi sogna “una città in cui rimanere, per sé e per i propri figli”, chi sogna di superare la “crisi valoriale” in cui versiamo e così via.

Dissipare qualunque dubbio sul fatto che “la nostra presenza sia una sorta di testimonianza. Noi stiamo giocando per vincere, e dimostrare che c’è un popolo che ci segue”, questo ha precisato Di Gioia contro qualunque tentativo di derubricare la corsa delle cinque liste civiche a un’operazione di poche persone.  Le slide le ha sintetizzate nel breve riassunto dei tanti guai che vive il municipio, ma anche con le speranza sul miglioramento della situazione: “Vogliamo una città normale”. Debiti da pagare per dieci anni, corollario del “decreto salvacittà” con cui il centrosinistra spiegò il superamento del dissesto finanziario, la situazione delle aziende che stanno cercando di rientrare dalla loro debitoria, il disagio sociale: “Se recuperiamo serenità sui conti possiamo avere un Comune più attento ai bisogni della gente”. La riapertura del teatro Giordano- pare che la prossima stagione teatrale sia salva- rappresenta un importante momento per Foggia dopo 8 anni. Ritiene che questo contenitore culturale debba essere aperto anche alle “compagnie che lavorano nelle parrocchie, a quelle che lavorano nelle scuole”, mentre il Comune deve tornare a essere “centrale per il territorio”.

Circa la tecnostruttura, molto menzionata in questa campagna elettorale, “dovrà riqualificare se stessa, non può essere solo la Procura o la Corte dei conti a guardare all’ente”. L’aveva già detto circa venti giorni fa che “mancano i controlli” sulla dirigenza.

Tags: amministrative 2014Carmine StalloneFoggiaLeo Di GioiaPino Lonigro
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