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Home » Faccia d’angelo e cuore nero, Felice Maniero is back. Nel Brenta si torna a tremare

Faccia d’angelo e cuore nero, Felice Maniero is back. Nel Brenta si torna a tremare

Di Luca Preziusi
22 Febbraio 2018
in Giù al nord, Rubriche
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Is back. Faccia d’angelo in realtà non se n’è mai andato. Ha cambiato nome e vive a pochi chilometri dal suo Veneto. Dal suo Brenta. Scortato. Come i magistrati antimafia. Uomini che per quelli come lui hanno fatto l’ultimo viaggio con il tritolo sotto i piedi. Felice Maniero ha fatto fessi tutti. Per vent’anni si è tenuto il nordest in mano. Controllava il mercato dell’eroina e della cocaina, rapinava banche, sequestrava e uccideva persone. Poi l’hanno beccato, ed è scappato. Lo hanno ribeccato ed è scappato di nuovo. Corrompeva le guardie per evadere. Beccato un’ultima volta si è venduto qualche nome in cambio di una vita blindata per lui e la sua famiglia. Se è ancora vivo non è perché non sanno dove andarlo a prendere. Perché non sanno come si chiama o perchè non sanno che vende distributori d’acqua. E’ ancora vivo perché 20 anni fa hanno barato tutti, e tutti adesso stanno al baro. Stato compreso. Si è accontentato di pescare trote, lasciando liberi gli squali. E Maniero era uno squalo. Nei giorni scorsi in Veneto hanno arrestato 16 persone. La “nuova mafia del Brenta” l’hanno definita le forze dell’ordine, perché agiva secondo gli schemi e le strategie del ‘toso’. Di Felice Maniero. Quello che adesso vive in una tranquilla villetta. Ogni tanto parte, viaggia in giro per il mondo e se ne va per mostre d’arte a coltivare passioni per pochi. Per privilegiati o per chi ha commesso decine di omicidi (sette quelli che ha confessato).

“Se qualcosa non va, si spara” era l’ordine per quelli della nuova mafia del Brenta arrestati la scorsa settimana. Le stesse istruzioni che dava Faccia d’angelo ai suoi. Gli stessi che poi avrebbe tradito. E’ libero dal 2010, ma di galera se n’è fatta poca. E’ stato ai domiciliari nel suo villino. Tre mesi fa i paparazzi di ‘Visto’ lo hanno beccato proprio in una città del Veneto. Un po’ invecchiato ma ancora con la faccia da bravo ragazzo e il cuore nero. Non hanno mai pubblicato le foto perché “abbiamo il dovere di proteggere un ex boss che gode di una tutela riservata solo ai grandi pentiti”. Lo Stato ha deciso che bisogna proteggere un uomo che ha ucciso e distrutto intere famiglie. Ha deciso di concedergli un’altra possibilità. Possibilità che non avrà mai uno come Gianfranco Franciosi invece. Un meccanico nautico ligure che nel 2002 conosce Giuseppe Valentini, detto ‘tortellino’.

Uno della banda della Magliana che da lui vuole barche per trasportare droga. Tortellino muore assassinato e dal meccanico delle barche vanno i suoi compari del Sudamerica. Commissionano imbarcazioni su misura per il narcotraffico internazionale e coinvolgono Gianfranco. Lui si rivolge alla polizia che gli propone di fare l’infiltrato. “Quando tutto finirà sarai protetto e sarai pagato profumatamente” promettono i caschi blu. Gianfranco accetta. Il suo lavoro non gli permetterà mai di guadagnare grosse cifre. Mette a rischio la sua vita e quella della sua famiglia, ma inizia a realizzare barche per il ‘Cartello’ e a timonarle. Gente che ti spara in faccia e ti da in pasto ai cani. Si fa pure sette mesi di galera in Francia perché nessuno dall’Italia è in grado di spiegare alla gendarmeria di Hollande che Gianfranco giocava per i buoni.

I narcos dormivano in casa sua e giocavano con i suoi bambini. Davanti ai suoi occhi passano morti, passano soldi, passa droga, passano armi e quattro anni. Quattro anni da infiltrato senza addestramento ma con la speranza di una vita migliore data dal potere del denaro. Grazie a lui la polizia arresta treni di narcos e sequestra fiumi di droga. Franciosi e famiglia vengono condannati a morte dai narcos dopo che un po’ tutto il ‘Cartello’ finisce in manette. Entrano nel programma di protezione. Soldi? 63mila euro. Scorta? Zero. Auto blindata? Si, acquistata da Gianfranco con i suoi soldi. Oggi ha rinunciato ad una falsa protezione ed è tornato a vivere nel suo paese, dove tutti sanno. Dove lui sa che un giorno andranno a prenderselo. Come lui ce ne sono altri 88 in tutta Italia che lo Stato ha sfruttato e abbandonato. Faccia d’angelo invece no. Lui merita la tutela del pentito di lusso. Una sorta di morboso rispetto per l’avversario, il nemico di tante battaglie. Se merita questa tutela, merita anche il beneficio del sospetto che la nuova mala del Brenta abbia ancora un capo con la faccia da angioletto e il cuore nero.

Tags: Faccia d'angeloFelice ManieroGiuseppe ValentinimafiaMala del Brenta
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