Si festeggia anche a Cerignola per quella che viene celebrata, tanto a Lucera quanto a San Severo, come la vittoria del civismo. Per il movimento politico “la Cicogna” e il suo leader è un presagio di quel che sarà nel 2015, quando il centro ofantino andrà al voto. Franco Metta si prepara ad affrontare la prossima campagna elettorale serrando i ranghi del suo esercito di liste civiche che diventano sempre più numerose, con l’appoggio di “santa romana chiesa”. Accanto alle due direttamente collegate a “la Cicogna” e dopo l’ufficializzazione dell’appoggio di “Cerignola democratica” di Rino Pezzano, dei giovani di “Ricambio Generazionale”, capitanati da Carlo Dercole, che proprio domenica scorsa si sono presentati alla città, entrambi impegnati a comporre liste d’appoggio, si colloca l’impegno dei cattolici delle associazioni.
Numerosi segnali di ossequi e pubbliche attenzioni, ora col parere pro cripta, poi coi ripetuti riferimenti del leader alle omelie del vescovo di Cerignola, testimoniavano già da tempo che fosse in atto una strategica svolta religiosa del movimento, in aperto dialogo con i vertici della chiesa locale. Non sorprende, dunque, la notizia della composizione di una lista cattolica, la quinta nel palinsesto delle civiche che sosterranno la sua candidatura a sindaco. Così come non c’è da sgranare gli occhi se nella platea di congregazioni religiose, sacerdoti e priori di confraternite, ieri l’altro, ad assistere alla presentazione del volume sulla biografia di suor Filomena Colucci, c’era anche Franco Metta, accompagnato da consiglieri comunali e dirigenti del movimento. Tutti a salutare monsignor Felice Di Molfetta, a fine incontro, e complimentarsi con il curatore della pubblicazione, lo storico della chiesa Giuseppe Dibisceglia.

Sarà proprio lui a portare avanti il progetto di sensibilizzare i cattolici alla partecipazione attiva in politica. Una scelta, spiega a l’Immediato lo stesso Dibisceglia, che parte da una “personale riflessione”. “Molto probabilmente è arrivato il momento che i cattolici non stiano soltanto alla finestra e scendano direttamente in campo. Visto che ci siamo in questa società, è il caso di farci sentire”. È l’appello di Papa Francesco, l’invito dei vescovi italiani caldeggiato negli ultimi anni, ed “è quello che vuole la dottrina sociale della chiesa”. Alla sua prima esperienza politica, Dibisceglia ha scelto di appoggiare il progetto del “Rinascimento di Cerignola” perché promosso da un movimento civico “che non è né centrodestra né centrosinistra, che secondo me non sanno assolutamente di nulla”. “Non è una posizione politica -ci spiega meglio-, direi una constatazione. Ritengo che i cattolici con una propria identità, con un bagaglio formativo che è quello del magistero della chiesa, debbano difendere i cosiddetti valori non negoziabili, che tutti sembrano sposare ma che poco emergono all’interno della nostra società. E debbano cominciare a dire la loro, senza continuare ad essere, tra virgolette, bagaglio di voti o per il centrodestra o per il centrosinistra, quando si avvicinano le diverse tornate elettorali”.

Una scelta, personale, da cittadino di Cerignola, di scendere in campo, che pare benedetta dal vescovo e sembra interprete di una precisa volontà della curia locale di entrare direttamente nelle vicende politico-amministrative della comunità. “Questa è una mia scelta personale, né della curia, né della diocesi. Ho maturato questa scelta anche alla luce di quelli che sono stati i miei studi negli ultimi anni”, la pronta replica del responsabile dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali. Il riferimento è anche agli approfondimenti sulla figura di don Antonio Palladino, esemplare nella sua missione sacerdotale non senza implicazioni social-politiche, in un tempo in cui la maggior parte del clero tendeva a chiudersi, quasi per protezione, entro le mura del tempio. “Palladino partecipò al primo convegno dei cattolici di Capitanata nel 1918, alla presenza di Luigi Sturzo, che farà poi l’appello ai liberi e forti, e ai cattolici disse: uscite fuori dalle sacrestie. C’è bisogno di recuperare questa tradizione, che per un lungo periodo è andata spalmandosi all’interno del centrodestra e centrosinistra, dove l’identità cattolica è stata come fagocitata all’interno di identità politiche che molto probabilmente con il cattolicesimo non avevano a che fare”.
Un’analisi che spazza via la versione moderna degli scudocrociati della Prima Repubblica, di quei centristi un po’ a destra, un po’ a sinistra, su è giù, spinti da equilibri da mantenere e logiche di partito. “Non ho intenzione di rifondare la Democrazia cristiana, però ci sono dei valori, che sono quelli cattolici, che costituiscono un ineludibile punto di riferimento. Mi sto muovendo nella libertà più completa e ho cominciato a prendere contatti -aggiunge, senza cedere ad anticipazioni sui nomi-. Adesso chiaramente si stabiliranno i modi, le forme e i tempi attraverso i quali questo progetto dovrà prendere sostanza”.
Quali siano le motivazioni della discesa in politica, per la via civica, del mondo dell’associazionismo cattolico, sarà chiarito domenica prossima, in occasione del comizio serale che “la Cicogna” terrà in piazza della Repubblica, e che vedrà ospite il neoletto sindaco di Lucera Antonio Tutolo. L’iniziativa parte dall’interno del movimento, con il consigliere comunale Luigi Marinelli (allevato nell’oratorio salesiano) e Davide Pizzolo (New Family Day), e ha trovato “immediato riferimento in Giuseppe Dibisceglia, che è sempre stato, nostro ospite e molto vicino alla Cicogna”, dichiara a l’Immediato Franco Metta. Un “passaggio obbligato” l’incameramento delle forze cattoliche, per lui. “È un andare oltre la Cicogna. Se Cerignola deve rinascere, c’è bisogno di tutte le risorse ed energie intenzionate a battersi per questa città. Giuseppe mi dice che tutto procede bene e che questa lista sarà una lista forte, non dico elettoralmente, ma come rappresentatività del mondo cattolico”.
C’è curiosità, negli ambienti devoti, verso le possibili candidature: provengono dall’ambito dell’Associazione Cattolica, delle confraternite (dalle informazioni attinte spuntano i nomi di Albanese, Colangione e Leone) e del mondo cattolico impegnato nel sociale. A incuriosire però, è anche la capacità di attrazione di una lista che mira a sedurre l’elettorato cattolico. “La chiesa non sposta più voti”, la realtà dell’associazionismo cattolico è assai composita e non rappresenta una forza unitaria e compatta, a detta di chi frequenta gli ambienti ecclesiali. L’Azione Cattolica perde pezzi di anno in anno, e a nulla valgono gli appelli ai tesseramenti degli assistenti diocesani. Tra gruppi neocatecumenali e rinnovamento, gruppi di preghiere, varie ed eventuali, la forza cattolica si disperde in rivoli e rivoletti.
Il mondo cattolico locale, più in generale, assume posizioni contrastanti rispetto alla novità del civismo di impronta cattolica. A cominciare dalle mura curiali, c’è chi accoglie con riserva, liquidando come “posizioni autonome”, “non ufficiali”, la notizia che riguarda “persone vicine alla curia, che fanno le proprie scelte, ma che non è che perché impiegate della curia possono dire di rappresentare l’associazionismo cattolico”. Ai centristi che siedono in Consiglio comunale fa venire l’orticaria la conversione religiosa di Franco Metta. Ne denunciano i sintomi il consigliere e priore di Confraternita Franco Conte e l’assessore Michele Romano, in particolare, che da cattolico sta correndo ai ripari per intercettare tutti gli anti-Di Molfetta, conquistati con la battaglia contro gli sprechi del Duomo rifatto.
La corsa alle alleanze del movimento civico che, contando sulle sue sole forze, alla scorsa tornata elettorale ha conquistato, sulla parola, la fiducia di 8mila e passa elettori, se da un lato, giocando d’anticipo, toglie terreno alle galassie del centrodestra (tra forzisti, autonomi, fratelli e orfani) e obbliga il Pd, forte del successo elettorale del suo europarlamentare, a guardarsi dentro, dall’altro si imbarca in un rischio calcolato. Cosa differenzia, ora, l’esperienza civica più singolare della Capitanata dalla vecchia politica fatta di accordi e compromessi coi poteri forti?
“Credo che non si possa tagliare fuori una realtà, da un punto di vista sociale e culturale, come quella dei cattolici da un’amministrazione che vuole essere un’amministrazione di salute pubblica. Questo non perché mi servono i voti (che non dispiacciono) -ironizza l’avvocato- ma perché è la prospettiva futura che va salvaguardata chiedendo alle persone non di delegare ma di venire ad amministrare. Forse sabato prossimo -anticipa a l’Immediato-, in occasione del convegno su sport e amministrazione, annunciamo una lista delle associazioni sportive, alla quale sta lavorando Sandro Moccia. Mi augurerei che anche commercianti e industriali scendessero in campo, non dando gli appoggi o solidarietà, ma prendendosi le responsabilità”. Strategie di sintesi, lui dice, non di “mera somma elettorale”, dietro la manovra di catalizzare tutte le anime della vita sociale. “Ci lavoreremo tutta l’estate. Penso che ci saranno ancora due mesi di lavoro da questo punto di vista, poi apriremo la campagna elettorale il 5 ottobre con una manifestazione a Torricelli, con tutte le liste. E da quel momento sarà scatenate l’inferno”.