Alle 18 e 32 mette immediatamente in chiaro il punto di partenza della linea che porterà sino al prossimo congresso d’ottobre: “Io non rassegnerò le mie dimissioni; si vince insieme, si perde insieme”. Gli aggiornamenti sono repentini: “La prima sfida è colmare il gap tra i voti alle Europee e quelli ottenuti alle Amministrative – scrive sul social network -. La conflittualità post congresso ha contribuito a creare questo gap. C’è una comunità di dirigenti che talvolta smarrisce il proprio il senso della propria missione collettiva. Rinnovo ad Elena Gentile – precisa – gli auguri per la sua elezione al Parlamento europeo, anche se non l’ho votata. Il chiarimento necessario non deve mettere in discussione libertà, dignità e autonomia del gruppo dirigente. Anche perché, sondaggi e sentire comune in città ci davano perdenti di brutto a Foggia, mentre abbiamo perso con soli 366 voti di scarto. È il segno che abbiamo invertito la rotta, pur non riuscendo a realizzare il miracolo di vincere. Abbiamo promosso il rinnovamento della lista del Pd, investendo sulle energie giovani. Non è un caso la proposta di far valere il limite di 15 anni in Consiglio, come opzione politica e non personale. Certo, se prendiamo meno voti del 2009, dobbiamo porci il tema della qualità della rappresentanza, ma l’apparentamento con le liste di Leonardo Di Gioia non lo volevano Augusto Marasco e l’intera coalizione”. Parole dure, nette, che aprono di fatto la “guerra” intestina alle due anime del Partito democratico.
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