Ancora uno sciopero in Puglia per la mancata internalizzazione dei servizi sanitari. Le Sanitaservice (aziende in house controllate dalla Asl provinciali) stanno avendo percorsi differenti nei diversi territori. A questo, si aggiunge la mancata gestione diretta della rete del 118. Due fattori che hanno indotto il sindacato Usb a proclamare lo sciopero per il 19 giugno, anche per chiedere all’assessore alle Politiche della Salute, Elena Gentile, un passo indietro sulle “Linee Guida” che regolano i rapporti tra aziende ed srl controllate.
“Tranne un solo caso – spiega Santo Mangia, coordinatore del sindacato -, le Asl si sono bloccate sul processo di internalizzazione dei servizi, rimangiandosi quanto assicurato in diverse sedi sui tempi e le modalità di conclusione dei percorsi. Sul 118, invece, abbiamo l’impressione che oltre alla mancanza della volontà politica ad affrontare e risolvere definitivamente il problema decennale, ci sia una specie di sudditanza nei confronti delle associazioni di volontariato che gestiscono le postazioni. E questo, nonostante le centinaia di denunce da parte dei lavoratori cosiddetti ‘volontari’. Abbiamo ben presente la lobby delle associazioni, ma è anche vero che una Giunta ed un assessore che fanno della difesa dei lavoratori e dei cittadini una loro bandiera, la mancata internalizzazione del 118 è una clamorosa contraddizione”.
Ad esser messo in dubbio è il sistema delle “esternalizzazioni”, ovvero il ricorso a gare d’appalto per l’affidamento a soggetti terzi dei servizi. “Avevano giurato che i tagli non avrebbero coinvolto il sistema sanitario pubblico ma dopo quelli già attuati dalla Spending Review, sono già stati annunciati quelli del Patto per la Salute: ben 10 miliardi – continuano dal sindacato -. Con una manovra di strangolamento unica in Europa, stanno progressivamente cancellando il diritto alla salute e ridisegnando il sistema sanitario pubblico in un’impresa in mano a privati e assicurazioni. Per i lavoratori e le lavoratrici il risultato è disastroso: anni di blocco dei contratti e delle assunzioni, feroce attacco al salario accessorio e alle indennità (che in sanità significa una parte consistente del salario finale), condizioni di lavoro indecenti, al di fuori di ogni norma di sicurezza e in progressiva precarizzazione. Per i cittadini e le cittadine la chiusura di centinaia di ospedali e presidi territoriali, il taglio di migliaia di posti letto, liste d’attesa infinite, aumento dei ticket, con il risultato che in questo Paese ormai l’11% degli italiani rinuncia alle cure per motivi economici. Fanno cassa sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini senza mai minimamente intaccare le vere piaghe che affliggono il settore dove il solo dato della corruzione si aggira sui 6,4 miliardi annui (oltre il 10% del dato generale). Nei soli primi quattro mesi del 2014, scandalo Expo a parte, su 820 milioni di euro di appalti pubblici controllati dalla Finanza, 560 mln (il 70%) sono risultati non in regola e la parte da leone, manco a dirlo, la fa proprio la sanità. Eppure – proseguono -, nonostante l’evidenza e la continua diminuzione della qualità dei servizi – su tutte valga l’esempio del numero crescente di infezioni ospedaliere seguite all’esternalizzazione delle pulizie ospedaliere – si continua imperterriti in questa politica e quando si taglia non si riduce il profitto degli ‘appaltatori’, ma le tutele e il salario dei lavoratori. Rivendichiamo con forza la necessità di rimettere al centro i bisogni dei cittadini – concludono – e non le necessità delle imprese. Il diritto al lavoro vero e sicuro deve essere garantito cancellando il precariato e tutte le forme di esternalizzazione dei servizi”.