“Vorrei regalare dei fiori a Mongelli nel giorno del mio insediamento: ci pensi tu, Daniela?”. Il sindaco Franco Landella si rivolge alla moglie, che non sbaglia il galateo. Quel giorno campeggia un mazzo di rose arancioni tra le braccia del primo cittadino uscente, un arancio segno di amicizia. Perché non è che si poteva sbagliare il colore dopo una campagna elettorale curata nei minimi particolari sotto la guida di due donne, Daniela e Michaela Di Donna. Sorelle instancabili nel comitato, la sera della vittoria non perdevano il sangue freddo nel trascrivere i numeri.
Era più facile vedere un aspirante consigliere che manco ti rispondeva, preoccupato dall’esito fatale e finale, o un addetto stampa affannato, tra squilli di cellulare e richieste degli astanti che le loro facce tese. Loro, Daniela e Michaela, registravano su Francolandella.it i numeri comunicati dai rappresentanti di lista con sms, whatsapp, telefonate. La pagina ha avuto migliaia di visualizzazioni, più veloce nella consultazione di un sito istituzionale. Volto sereno e sorridente, fondotinta e rossetto intatti. Daniela lavora da vent’anni al Comune all’ufficio Suap da cui, l’altro giorno, con un “ordine di trasferimento”, è stata spostata. E’ approdata nell’ufficio del segretario generale Maurizio Guadagno.
Michaela ne parla e bisogna un po’ fermarla perché è una mitraglia: “Non è cambiato niente, era già un dipendente del Comune, ha mantenuto la stessa retribuzione ma starà più vicino al marito. Tutto quello che si è detto in questi giorni è basso gossip”. Il riferimento è alla critiche ricevute per un atto del sindaco considerato “inopportuno”. Dall’ufficio personale di Palazzo di Città avevano anche avanzato l’ipotesi di un ruolo di “portavoce”. “No, assolutamente, svolgerà il ruolo che le spetta nei limiti delle sue competenze. Poi il Suap è un ufficio delicato, molto esposto alle ingerenze esterne, al rapporto con terzi, è stato corretto toglierla di là”.

Ore 8.15: Franco è già in ufficio e dà indicazioni sui controlli da fare nei vari assessorati, il che, tradotto, da chi l’ha visto all’opera, vuol dire: “Non c’è tempo per oziare”. A guidare la macchina verso il Comune è Daniela perché il marito, in quindici anni da consigliere comunale, non l’ha mai fatto: “E’ lei l’autista del sindaco”.
Arrivano e se ne vanno insieme secondo un’abitudine consolidata, solo che oggi lui fa il primo cittadino e lei la first lady: “Ma no, mia sorella è molto timida, preferisce stare dietro le quinte, che fatica farle rilasciare qualche intervista alle tv, la voce agitata dall’emozione, le mani sudate…, poi ci vuole tempo, si abituerà”.
Ma si sarà avvertito questo cambio di ruolo, un impatto, un occhio nuovo nel guardare la macchina amministrativa quando la coppia ha varcato la soglia del Municipio? “Conoscono tutti e hanno buoni rapporti con tutti, sono orgogliosa della vittoria e delle competenze di mie cognato, questa città deve essere risollevata”. Una poltrona prima di quella ufficiale Landella l’aveva già trovata, quella della sua campagna elettorale. Si sono seduti studenti, anziani, padre con figlio, sportivi. Slogan “Voglio una città..” eccetera eccetera. Il primo rompicapo è stato scegliere quella giusta scarrozzandola fin nella sede di chi ha curato la comunicazione dell’attuale sindaco, anche se non proprio nell’ascensore. Rebus risolto un giorno dopo aver chiesto praticamente a tutta la schiera degli amici se avessero tale poltrona. Provata ai margini della strada dopo averla prelevata dal portabagagli sotto l’occhio critico dello spin doctor, alla fine hanno tirato un sospiro di sollievo: “Va bene questa”. Anche così si è avviata la campagna elettorale.

Daniela, con la squadra, stava in riunione anche fino all’una di notte, panini al posto del pranzo, qualche volta “digiuno”, come da quaresima elettorale. In giro con le borse stracolme di santini, manifesti, agenda, penna, tablet, teneva le scarpe basse nella sede del comitato perché la sera la stanchezza si sentiva: “L’ho fatto persino io- assicura Michaela -che dei tacchi sono una fedelissima”. Madre, lavoratrice, prima del team “Landella sindaco”, ha declinato in tre mesi il clou del multitasking femminile perché “noi donne siamo imprenditrici dalla nascita”.
Il caso ha voluto che la prima volta alle urne di Massimiliano, figlio di Franco e Daniela, coincidesse con l’elezione di suo padre. Mobilitati tutti per tre mesi, hanno chiuso il comizio prima del 25 maggio corredati da palloncini con la scritta “fai vincere Foggia”. L’idea è stata chiaramente di Daniela e Michaela. E le critiche? “Ignorate, Foggia non voleva vedere gente che litigava, l’arroganza non è la medicina per questa città, serve il cuore per superare gli ostacoli”. Colonna sonora della campagna elettorale ‘Viva la vida’, dei Coldplay: “L’abbiamo scelta perché trasmette energia”.