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Home » Mafia foggiana, l’antiracket “Capitano Ultimo” parte civile nel processo sull’operazione Corona

Mafia foggiana, l’antiracket “Capitano Ultimo” parte civile nel processo sull’operazione Corona

Di Francesco Pesante
22 Febbraio 2018
in Cronaca
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Un momento della conferenza stampa dello scorso anno con l’ex Procuratore capo di Bari, Antonio Laudati

La neonata associazione antiracket Capitano Ultimo di Torremaggiore ha chiesto di costituirsi parte civile nel primo appuntamento del processo riguardante l’operazione Corona che vede imputati oltre venti esponenti di spicco della cosiddetta Società Foggiana.

Lo scorso 10 luglio in occasione della prima udienza presso la corte d’assise del Tribunale di Foggia  la richiesta dell’associazione è stata presentata ufficialmente assieme a quella presentata dall’associazione Fai Regionale con sede a Molfetta.

Il processo è stato rinviato al prossimo 18 settembre, ma per il territorio dell’Alto Tavoliere si tratta di un importante tassello contro la lotta alla criminalità organizzata.

“In questo come in altri processi contro la malavita – spiegano dall’associazione – chiederemo di costituirci parte civile, nell’intento di lanciare un segnale forte di legalità. Gli imprenditori e i cittadini devono sapere di non essere soli in questa battaglia di civiltà e legalità”. Dall’associazione hanno le idee chiare.

“Siamo convinti che l’unione possa fare la differenza – concludono – e per questo ci auguriamo che si riesca presto ad abbattere il muro di omertà che spesso regna sovrano in questa terra. I problemi di chi si affiderà a noi, diventeranno i nostri problemi ed insieme riusciremo a riconquistare la serenità e la legalità che ci spetta sul territorio”.

L’OPERAZIONE CORONA

Risale a luglio del 2013 ed è tra le più importanti operazioni effettuate negli ultimi anni di contrasto alla mafia foggiana. DDA di Bari, Procura di Foggia, Squadra Mobile, Carabinieri, Guardia di Finanza, Ros, Gico, tutti protagonisti che sgominò una grossa fetta dei traffici della malavita nel capoluogo dauno.

Scattarono le manette per alcuni importanti personaggi della “Società”. Nella lista dei 24 arrestati spiccavano cognomi noti come quelli di Trisciuoglio e Francavilla, Lanza e Tolonese.

In “Corona” (chiamata così perche “coronamento” di anni di lavoro) venne documentato l’organigramma della “Società”, la sua evoluzione storica e, in particolar modo, la sua capacità di assoggettamento esterno particolarmente efficace e penetrante.

La “mafia degli affari”, come ribattezzata dagli uomini della DDA di Bari. Una mafia fra tradizione e modernità, in grado di penetrare nel tessuto economico della città di Foggia. Nell’ordinanza cautelare balza subito agli occhi questa frase: “L’impresa diventa mafiosa e il mafioso diventa imprenditore”. È proprio attorno a questo modus operandi che si basa l’azione delle nuove leve della “Società” foggiana. Una “Società” che, come provato da “Corona”, è protagonista di numerosi fatti di sangue nell’ultimo quinquennio.

In questa operazione si è palesato il livello qualitativo e asfissiante del racket delle estorsioni che compromette la crescita dell’imprenditoria locale. Su questo punto è stata riconosciuta la sussistenza di 14 capi di imputazione per vicende estorsive.

La “Società” ha imposto le sue pretese economiche su ogni affare illecito della città, anche su quelli commessi da terze persone.

È stato accertato persino un sequestro di persona commesso da 3 appartenenti al sodalizio mafioso e finalizzato all’ottenimento abusivo di un alloggio di edilizia popolare.

Poi ci sono le infiltrazioni nel tessuto socio-economico che si sono concretizzate attraverso pressioni a danno di aziende municipalizzate (il caso Amica) e nelle cooperative di servizi. Nelle strategie della “Società”, spiccano anche l’acquisizione di posizioni di potere nei circuiti produttivi foggiani e la pianificazione di complesse rapine a portavalori.

Da non sottovalutare i legami (e gli affari) con organizzazioni criminali come il clan dei Casalesi che si interfacciavano con il boss Raffaele Tolonese per fornitura di droga e contraffazione di banconote da 20 euro.

Il denaro e l’esercizio del business rappresentano oggi i due elementi aggreganti della mafia foggiana capace di relazionarsi con il narcotrafficante siciliano Paolo Lumia che da Barcellona riforniva di cocaina gli uomini di Tolonese.

Altri affari, la “Società” li ha conclusi con la mafia garganica. Affari e relazioni dimostrate dal lavoro della “batteria” dei Francavilla nel favorire la latitanza di Franco Li Bergolis, capo dell’omonima organizzazione, arrestato a Monte il 26 settembre 2010 dal Ros e dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Foggia.

24 le persone arrestate nella maxi operazione. 78 indagati, 4 morti durante le indagini, tutti considerati i cassieri della “Società”. Ricordiamo Franco Spiritoso, ucciso il 19 giugno 2007 a Piazza Libanese; Antonio Bernardo ammazzato il 27 settembre 2008 vicino la Chiesa di San Ciro; Michele Mansueto, ucciso il 24 giugno in Viale XXV Aprile ed infine Giosuè Rizzi sparato su via Napoli il 10 gennaio del 2012.

Tags: Antonio LaudatiCapitano Ultimo TorremaggioreFoggiamafiaoperazione coronasocieta foggiana
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