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Home » Tangenti per aborti a Cerignola, indagine interna dell’Asl per stanare “eventuali collusioni”. E scoppia il caso politico

Tangenti per aborti a Cerignola, indagine interna dell’Asl per stanare “eventuali collusioni”. E scoppia il caso politico

Di Michele Iula
22 Febbraio 2018
in Cronaca
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), che ha messo in luce un vero e proprio “sistema” di tangenti per favorire l’interruzione di gravidanza di giovani donne, è stato un “colpo clamoroso ad un ospedale in crescita”. Sì perché questo è stato per lungo tempo il centro di una fetta importante del potere nella sanità pugliese, fino a qualche settimana fa rappresentato da Elena Gentile, una che si è fatta le ossa proprio nella Pediatria del “Tatarella”. Fino alla partenza per Strasburgo, da assessore alle Politiche della salute, qui è stata sperimentata una parte della “nuova sanità” avallata dal governatore Nichi Vendola. Con il sindaco Antonio Giannatempo, ginecologo sempre al Tatarella, si chiude un cerchio ideale che forse non si era mai visto nella città di Di Vittorio. Ecco perché il caso sollevato dai carabinieri non potrà essere confinato nelle pieghe della “cronaca”, ma rischia di avere una coda politica ben più ampia.

L’ingegnere Manfrini la definisce una “mazzata sull’immagine dell’ospedale”, sottolineando il “periodo delicato nel quale è capitato: d’estate, con la continua emergenza nei servizi e nel personale”. La fiducia dei pazienti potrebbe così essere portata ai minimi storici. “Ho già convocato tutti i dirigenti – spiega il dg di Piazza della Libertà a l’Immediato -, di tutte le aree, per poter stimolare una riflessione seria sul futuro dell’ospedale e dell’Azienda. Non si può pensare che siano possibili atteggiamenti simili, peraltro prolungati per un arco temporale lunghissimo”. Sarà uno “sforzo immane” quello della ricostruzione dell’immagine della struttura e del “modello possibile” che ne sarebbe scaturito. Perché la questione etica, il reparto stesso, sono stati punti di riferimento non solo per la comunità, ma anche per la politica.

Quasi per uno scherzo del destino, uno dei primi impegni di Elena Gentile da assessore regionale, nella primavera del 2013, fu la questione  dell’applicazione della legge 194 al San Paolo di Bari. “Non se ne faccia una questione ideologica”, esordì. Quell’ospedale era infatti l’unico presidio rimasto nella Asl barese a garanzia del servizio di interruzione volontaria di gravidanza, ma improvvisamente tutti i ginecologi e le ostetriche del nosocomio si dichiararono obiettori di coscienza rendendo di fatto impossibile, per una donna, praticare l’aborto volontario nella città capoluogo di regione. “Ho deciso di chiedere loro un incontro – dichiarò in quei giorni – perché dal loro racconto emergeva la suggestione di un’azione di protesta, che speriamo possa essere presto riconsiderata. Questo alla luce di una oggettiva necessità di ripensare l’organizzazione del servizio in quell’ospedale, ma anche nell’intera rete regionale. Voglio ascoltare gli operatori – aggiunse -, acquisire i loro suggerimenti, per rendere più strutturale la rete dei servizi a tutela della salute delle donne e costruire un nuovo modello operativo”. Mai avrebbe immaginato di avercelo in casa il problema (e pure da tantissimi anni, stando alle intercettazioni dei due medici). Quella stessa “questione etica” che nessuno mai ha fatto emergere sino ad oggi e sulla quale cercheranno ora di far luce la magistratura e l’Asl guidata dal cerignolano Manfrini.

Tags: Antonio GiannatempoaslAttilio ManfriniBariCerignolaElena GentileFoggiaLegge 194PugliaSan PaoloSanitàTangenti
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