La clinica San Michele di Manfredonia non può più reggere. E, secondo fonti ben avvertite, andrebbe verso la chiusura. L’ultima chance per l’imprenditore foggiano Potito Salatto sembra esser stata l'”offerta” dell’attivazione della branchia monospecialistica in riabilitazione. Per farlo, l’Asl di Foggia avrebbe “spostato” circa 2 milioni di euro del budget assegnato al Don Uva verso il centro privato accreditato sipontino. Si trattava di risorse che la Casa Divina Provvidenza non riusciva nemmeno a spendere durante l’anno. Così, il direttore generale, Attilio Manfrini, aveva pensato bene di risolvere senza sforzo uno dei problemi più annosi della sanità privata in provincia di Foggia. Ma, evidentemente, l'”idea” è rimasta in pancia all’ingegnere di Cerignola e all’ex assessore alle Politiche della salute, Elena Gentile.
Infatti, non solo Salatto non ha accettato di riconvertire la clinica per offrire esclusivamente prestazioni riabilitative, ma i piani sono stati complicati dall’ennesimo ricorso dinanzi alla giustizia amministrativa del competitor Paolo Telesforo, patron dell’omonimo gruppo della sanità privata. Quest’ultimo non ha ritenuto legittima l’assegnazione di risorse aggiuntive, e con il ricorso ha spinto l’Asl a ritirare l’atto di assegnazione delle nuove risorse.
Peraltro, il proprietario di Villa Igea ed ex vicesindaco di Foggia, Salatto, aveva chiesto insistentemente una trentina di posti di geriatria. La proposta, però, è rimasta lettera morta. Da una parte perché il neo eurodeputato Gentile aveva ritenuto poco coerente la scelta rispetto all’idea di sviluppo della sanità locale; dall’altra perché soltanto qualche tempo fa sono stati dismessi i posti letto dell’ex ospedale di Monte Sant’Angelo, dopo il progetto sperimentale – guarda caso proprio in geriatria – fortemente voluto ai tempi del governatore Raffaele Fitto. Con il Piano di riordino ospedaliero e la riconversione del “San Michele Arcangelo”, sarebbe stato uno “smacco” affidare al privato ciò che soltanto poco tempo prima era stato tolto al pubblico (LEGGI). Potrebbe esserci stato questo alla base del “ripensamento”, visto che la stessa Gentile, prima della riunione della Giunta regionale, aveva annunciato l’okay alla procedura. Salvo poi cambiare idea.