La Giunta della Camera di Commercio, riunita questa mattina, ha deliberato all’unanimità di costituirsi parte civile nel processo riguardante l’operazione Corona, che vede imputati diversi soggetti per reati di estorsione ai danni di imprese commerciali, edili, artigianali.
La decisione è stata presa di concerto con le Associazioni Antiracket e sentite le Associazioni di Categoria dei settori economici di appartenenza delle vittime.
La notizia arriva, casualmente, in una giornata importante per la concomitante presenza in città della Commissione Parlamentare Antimafia, durante un altro evento legato alla delicata tematica del rispetto della legalità, il convegno, pure di questa mattina in Camera di Commercio, sul Rating di Legalità per le imprese.
Il provvedimento è la diretta conseguenza di una delibera presa all’unanimità dal Consiglio Camerale del 21 luglio scorso – assise in cui sono presenti tutte le categorie imprenditoriali, nonché le rappresentanze dei lavoratori, dei consumatori e dei professionisti – con la quale il Consiglio aveva deciso di costituirsi parte civile nei processi di usura ed estorsione ai danni delle imprese.
“E’ un atto importante, anche dalla forte valenza simbolica,– ha dichiarato Fabio Porreca, Presidente della Camera di Commercio di Foggia, “che testimonia la volontà delle istituzioni, come la Camera di Commercio, del sistema delle imprese e delle parti sociali, di contrastare i fenomeni di illegalità e di criminalità che colpiscono al cuore un sistema economico ed imprenditoriale già molto debole. Occorre unirsi per far sentire la vicinanza delle istituzioni e della comunità, agli imprenditori, che, oltre a dover affrontare mille difficoltà legate alla propria attività – soprattutto oggi in una situazione di perdurante crisi economica – debbono fronteggiare anche il dramma delle pressioni della criminalità. Così come vanno garantiti sostegno e collaborazione alle forze dell’ordine e alla magistratura nella loro azione di contrasto al crimine ed alle mafie. In questo senso il nostro impegno sarà costante e incisivo”.
L’OPERAZIONE CORONA
Risale a luglio del 2013 ed è tra le più importanti operazioni effettuate negli ultimi anni di contrasto alla mafia foggiana. DDA di Bari, Procura di Foggia, Squadra Mobile, Carabinieri, Guardia di Finanza, Ros, Gico, tutti protagonisti che sgominò una grossa fetta dei traffici della malavita nel capoluogo dauno.
Scattarono le manette per alcuni importanti personaggi della “Società”. Nella lista dei 24 arrestati spiccavano cognomi noti come quelli di Trisciuoglio e Francavilla, Lanza e Tolonese.
In “Corona” (chiamata così perche “coronamento” di anni di lavoro) venne documentato l’organigramma della “Società”, la sua evoluzione storica e, in particolar modo, la sua capacità di assoggettamento esterno particolarmente efficace e penetrante.
La “mafia degli affari”, come ribattezzata dagli uomini della DDA di Bari. Una mafia fra tradizione e modernità, in grado di penetrare nel tessuto economico della città di Foggia. Nell’ordinanza cautelare balza subito agli occhi questa frase: “L’impresa diventa mafiosa e il mafioso diventa imprenditore”. È proprio attorno a questo modus operandi che si basa l’azione delle nuove leve della “Società” foggiana. Una “Società” che, come provato da “Corona”, è protagonista di numerosi fatti di sangue nell’ultimo quinquennio.
In questa operazione si è palesato il livello qualitativo e asfissiante del racket delle estorsioni che compromette la crescita dell’imprenditoria locale. Su questo punto è stata riconosciuta la sussistenza di 14 capi di imputazione per vicende estorsive.
La “Società” ha imposto le sue pretese economiche su ogni affare illecito della città, anche su quelli commessi da terze persone.
È stato accertato persino un sequestro di persona commesso da 3 appartenenti al sodalizio mafioso e finalizzato all’ottenimento abusivo di un alloggio di edilizia popolare.
Poi ci sono le infiltrazioni nel tessuto socio-economico che si sono concretizzate attraverso pressioni a danno di aziende municipalizzate (il caso Amica) e nelle cooperative di servizi. Nelle strategie della “Società”, spiccano anche l’acquisizione di posizioni di potere nei circuiti produttivi foggiani e la pianificazione di complesse rapine a portavalori.
Da non sottovalutare i legami (e gli affari) con organizzazioni criminali come il clan dei Casalesi che si interfacciavano con il boss Raffaele Tolonese per fornitura di droga e contraffazione di banconote da 20 euro.
Il denaro e l’esercizio del business rappresentano oggi i due elementi aggreganti della mafia foggiana capace di relazionarsi con il narcotrafficante siciliano Paolo Lumia che da Barcellona riforniva di cocaina gli uomini di Tolonese.
Altri affari, la “Società” li ha conclusi con la mafia garganica. Affari e relazioni dimostrate dal lavoro della “batteria” dei Francavilla nel favorire la latitanza di Franco Li Bergolis, capo dell’omonima organizzazione, arrestato a Monte il 26 settembre 2010 dal Ros e dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Foggia.
24 le persone arrestate nella maxi operazione. 78 indagati, 4 morti durante le indagini, tutti considerati i cassieri della “Società”. Ricordiamo Franco Spiritoso, ucciso il 19 giugno 2007 a Piazza Libanese; Antonio Bernardo ammazzato il 27 settembre 2008 vicino la Chiesa di San Ciro; Michele Mansueto, ucciso il 24 giugno in Viale XXV Aprile ed infine Giosuè Rizzi sparato su via Napoli il 10 gennaio del 2012.