Testa di capretto mozzata e la scritta “infame”. Macabro ritrovamento per un poliziotto di Cerignola preso di mira da Leonardo Dimmito, 30enne pluripregiudicato. Il giovane, già noto per reati contro il patrimonio, droga, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, stavolta l’ha combinata davvero grossa tanto che al momento dell’arresto ha affermato lui stesso: “Devo pagare per quello che ho fatto”.
Scene che ricordano vagamente il capolavoro “Il Padrino” ma non siamo nell’America della mafia italo-americana degli anni ’40, bensì nel 2014 e a Cerignola. È successo tutto il 14 luglio scorso ma l’arresto è di ieri pomeriggio. In quel giorno di inizio estate, il poliziotto libero dal servizio, stava transitando in via XXV aprile quando ha notato Dimmito mentre sferrava colpi al blocco accensione di una Fiat Panda di nuova costruzione.
Il giovane, notando l’agente di polizia, ha preferito desistere per poi salire su un’Alfa 147 e fuggire in compagnia di un complice.
Il fatto è avvenuto in pieno giorno, intorno alle 11 e 40. Circa tre ore dopo, il poliziotto rientrando nella propria abitazione trova un giovane con cappellino da baseball, per evitare di essere riconosciuto, mentre stava legando una busta bianca di plastica alla maniglia del portone d’ingresso della residenza dell’agente. Si trattava proprio di Dimmito, subito riconosciuto dal poliziotto. Anche in questo caso però, il giovane è scappato via prima di essere arrestato.
Ed ecco la macabra scoperta: dentro la busta di plastica c’era una testa di capretto mozzata, ancora sporca di sangue e con un foglio con su scritto “infame”, chiaro riferimento all’agente.
Testa di capretto che potrebbe provenire dall’allevamento di animali di proprietà della famiglia del ragazzo ma questo è ancora da accertare.
La polizia si è subito messa alla caccia di Dimmito ma il 30enne non era a casa e nemmeno nei luoghi da lui spesso frequentati. Scomparso. Dimmito è stato un fantasma per tutta l’estate, fino a ieri pomeriggio, quando l’hanno individuato e arrestato nella zona del Santuario della Madonna di Ripalta dopo un attento lavoro d’indagine.
Al momento dell’arresto, il giovane ormai rassegnato, ha detto ai poliziotti che ora deve pagare per quello che ha fatto. Così sarà, almeno si spera. Intanto il vice questore aggiunto, Loreta Colasuonno in conferenza stampa ha dichiarato: “Non ci faremo intimidre. Il nostro lavoro proseguirà e prossimamente avrete altre novità”.
