Il paradosso è che a scontrarsi per le primarie del Pd sono due renziani, Guglielmo Minervini e Michele Emiliano. I cuperliani si sono reinventati nella corrente maggioritaria del partito. I civatiani, dopo l’annuncio su facebook di Elena Gentile che ha fatto un passo indietro, attendono il coordinatore regionale Gianclaudio Pinto. Decideranno come muoversi in base a quanto risulterà da questi incontri.
Nella regione più civatiana d’Italia, potrebbero far convergere i loro voti sull’assessore di Molfetta. Avrebbero già questo orientamento i militanti di Brindisi e Taranto, province in cui, d’altra parte, le defezioni nei confronti del candidato di Sel Dario Stefàno hanno portato acqua al mulino di Emiliano. Mulino si fa per dire, visto che il coordinatore regionale ormai va spedito come un caterpillar e nessuno, minimamente, osa mettere in dubbio la sua forza nel partito.
Emiliano cerca alleati, ritorna Signorile (Psi)
L’accelerazione (Blasi la definisce con vivace immagine “machiavellismo alle cime di rape”) deriva dal fatto che i tempi stringono e, nel frattempo, urge sia fare accordi con altre forze politiche, sia il “radicamento” nella società civile. Lo sanno bene gli iscritti nei circoli che non sono più quelli di una volta numericamente. Del resto è stato il dibattito che ha infuocato il Pd provinciale dopo la sconfitta alle comunali foggiane: aprirsi al mondo delle associazioni, intercettare meglio i bisogni dei cittadini, andare oltre. Urgono alleanze. Quella con Leo Di Gioia, assessore al bilancio della giunta Vendola, pare certa. Un cuneo verso l’area cattolica e i centristi. Più recente è l’accordo con i socialisti di Claudio Signorile, un esponente del partito barese negli anni d’oro. Così una fetta di garofano rosso sarebbe sottratta a Sel.

L’assessore tra i militanti, l’apparato col segretario regionale
Una mossa, quella dell’accordo con esponenti della Prima Repubblica, commentata con severità dalla base. In ogni caso Emiliano spazia, fra laici, cattolici e piddini, la catena continua e il segretario regionale non si ferma, trovando comunque il tempo per distendere il clima e scrivere lettere a Guglielmo. “Lavoriamo insieme”. L’altro renziano: “Mi cerco i consensi altrove per presentarmi”.
Gli avversari gli rimproverano una candidatura d’apparato, come dimostrerebbe il fatto che i segretari provinciali avevano già la “torta pronta” dei numeri per lanciare con l’assemblea il loro massimo esponente pugliese. I renziani doc ne esaltano gli aggettivi, dall’aver governato Bari ottimamente come primo cittadino alla fama conquistata in giro per l’Italia.
Blasi, simbolo di unità (per i filo-Minervini)

Se il “colpaccio” Minervini non sta proprio in calendario, le truppe avversarie puntano quasi esclusivamente sulla società civile, i giovani democratici, i civatiani, i militanti e gli amici. Blasi, il predecessore di Emiliano nella segreteria barese, viene indicato come simbolo del “Salento unito”, della Notte della Taranta, una specie di traino anche per gli indecisi e gli eternamente “divisi” sotto il profilo territoriale.
Finirà, dicono, con un accordo interno in cui si stabilirà che, a prescindere dalle firme e dalle percentuali dello Statuto,verranno formalizzate le due candidature per evitare “la guerra”.
Oggi il presidente del consiglio Matteo Renzi è stato a Peschici prima di continuare il giro di appuntamenti per la Puglia che, in vista delle primarie, si è espressa con fuochi d’artificio tra due “diversamente renziani”. Così sintetizza il contrasto tra i due, un dirigente non di area.