Elena Gentile e Guglielmo Minervini da una parte. Michele Emiliano dall’altra. “Due anime di una stessa partita”, quella delle primarie per la presidenza della Regione Puglia. La sfida del 2015 è già nel vivo. E Cerignola, con la Festa dell’Unità, è stata l’ennesima prova dello scontro, non sempre velato, all’interno del centrosinistra. Dinanzi ad una fetta importante della sanità (medici e funzionari del Tatarella e di Piazza della Libertà), al segretario foggiano del Pd Mariano Rauseo, a Mara Monopoli (in competizione nelle primarie cittadine a Cerignola) all’architetto Michele Salatto e a Michele Pesante, si è consumato il “dibattito” politico. E non sono mancate le sorprese, a cominciare dall’assenza del candidato di Nichi Vendola alle Primarie, Dario Stefàno.
Regole, regole, regole
“Bisogna mettere in garanzia le primarie. Le regole non sono una masturbazione mentale, sono il perimetro entro cui fissare i paletti della competizione”. Si infervora, alza i toni Elena Gentile quando il tema è quello che ha riscaldato lo scontro estivo all’interno del Partito democratico. All’Emiliano silente e sornione ha fatto da contraltare Minervini: “Sono completamente d’accordo con Elena – ha chiosato -, il problema attuale della politica è il trasformismo, chi cambia la camicia in ogni occasione per prendersi sempre il posto giusto. Non ne possiamo più! Io ho votato Renzi perché pensavo che in quel momento fosse la soluzione migliore ai problemi del Paese. Ma le scelte che comportano compromessi inaccettabili non possono far parte del nostro modo di pensare e di agire…”. Una “scelta forte, di partito”, quella del ticket Gentile-Minervini, alla quale si contrapposta, per così dire, la posizione dell’ex magistrato, più inclinata alle scelte fatte negli ultimi tempi a Roma: “Uno dei vizi della sinistra – ha affermato -, sin da quando ho deciso di intraprendere la mia esperienza politica a Bari, è stato quello di etichettare le persone senza conoscerle. Da sindaco, nella mia posizione non meramente ideologica, ho compreso che bisogna rompere questo cortocircuito, bisogna stravolgerlo. Soprattutto nel momento in cui si deve governare una regione”.
L’assist sotto porta alle civiche
“A Bari, da sindaco, non ho mai preso un eletto dell’altra parte per piazzarlo in ruoli importanti in Giunta. Così siamo riusciti a demolire l’idea della destra pugliese, la più importante d’Italia, in un contesto in cui la politica era piegata alle scelte dei ricchi. Questa mia ‘impostazione urbana’, però, è mutata quando ho cominciato a ragionare su alcune scelte del presidente Nichi Vendola: per esempio, la necessità di tenere in Giunta una persona brillante, preparata (il riferimento è a Leonardo Di Gioia, assessore al Bilancio, passato dal centrodestra al centrosinistra, NdR), magari con limiti ideologici, ma comunque fondamentale”. Ed ecco emergere il tatticismo: “Non faremo ‘larghe intese’, questo è certo, ma dialogheremo con le civiche”.
Smorfie, mal di pancia mal celati si sono palesati sui volti della Gentile e di Minervini. “Molti di noi non si possono nemmeno presentare a Taranto – ha continuato deviando per un attimo il tiro -, per questo una delle priorità sarà quella di andare lì a lavorare. Quando Matteo Renzi mi ha chiesto dove sarebbe dovuto andare, non ho indugiato nemmeno un secondo: a Taranto e ci devi mettere la faccia, ho risposto”.
Lo spettro delle divisioni e della destra
“Ho il terrore che possano tornare questi della destra, se ci dividiamo il rischio diviene grave e incombente”. Emiliano non ha dubbi, senza un lavoro di squadra convinto si può perdere. “Si può governare una regione senza Elena Gentile? O senza Minervini? Certamente no. Sono personaggi determinanti che avranno sempre il loro posto nel governo regionale di centrosinistra. Ecco perché l’unità che metteremo in campo eliminerà anche la sola opportunità, allo Schittulli di turno, di poter godere delle nostre divisioni. Una destra in queste condizioni non deve avere possibilità alcuna”.

