La festa democratica a Cerignola sarà l’occasione per sondare, capire e ragionare sul futuro del centrosinistra e della Puglia. Elena Gentile, eurodeputata con molti mal di pancia (non è che le piaccia così tanto Bruxelles, per questo avrebbe voluto partecipare alla contesa per le primarie del centrosinistra per il successore di Nichi Vendola), oggi intervisterà, in villa comunale, tutti i partecipanti alla contesa: a cominciare da Michele Emiliano, eterno compagno-nemico nel Pd, per passare poi a Guglielmo Minervini (l’unico che le ha dato una sponda ad agosto scorso per la corsa alla presidenza) e Dario Stefàno, l’uomo del presidente.
“Ho rinunciato a partecipare alla primarie, e mi ero quasi convinta – ha spiegato la Gentile a l’Immediato -, perché le regole che io ho contestato non sono state rimesse in discussione. Solo alla fine Minervini e Stefàno mi hanno dato ragione, ma dopo due mesi il tempo era già al limite, quasi scaduto. Avrei voluto partecipare a questa esperienza, perché c’è un pezzo di società pugliese che mi ha sollecitato, me lo ha chiesto. Mi volevo veramente cimentare, era la prima volta della provincia di Foggia, era la prima volta di una donna. C’erano anche tanti spunti che potevano essere interessanti per un dibattito. Non parlano mai di donne, di politiche di genere. Non hanno questa sensibilità. Non ho sentito ancora una parola sulle fragilità, sui temi che mi stanno più a cuore e che coltivo da sempre. Ci voleva un’altra voce che potesse anche coagulare un certo consenso. Per coerenza, non mi candido. Ho chieste che le regole venissero cambiate. Siccome sono una donna di partito rispetto le regole; quelle regole le rispetto, non mi piacciono e non partecipo”.
Oggi incontrerà i candidati, e non si è ancora sbilanciata su chi preferisca. “Con Guglielmo – dichiara – ho condiviso nove anni fianco a fianco. Emiliano, invece, è il segretario del mio partito. Ma voglio valutarli sui progetti. Questa amministrazione può piacere o no, ma ha avuto dentro la cultura riformista del partito democratico, in tante politiche. Non si può porre il tema della discontinuità”. Imprescindibile per lei è anche il tema delle alleanze, per evitare l’inquinamento dei civismi e sforamenti a destra.
“Devo sapere oggi con chi mi alleo. Non voglio andare oltre il perimetro stretto del centrosinistra. Alleanze larghe, trasversali non sono nella mia agenda politica, le combatterò sempre. L’idea di coinvolgere le liste civiche e le associazioni può essere anche utile, perché molto spesso nelle associazioni si sviluppano contenuti che nei partiti non riescono ad emergere nel dibattito, però la mia preoccupazione è capire se siamo nelle condizioni di costruire un filtro rispetto a qualche cavallo di Troia che entra nel perimetro e viene a condizionare le nostre scelte politico-istituzionali e a contaminare la nostra cultura. Io non ci voglio stare con quelli di destra, ho un altro dna. Sono contrarissima a questo Governo delle larghe intese, perché Renzi tenta di fare un passo in avanti e Alfano immediatamente riprende il totem dell’articolo 18″.
Poi conclude, con uno slancio di ampio respiro: “L’idea nata a Viterbo, quella di un’area nel Pd che includa la sinistra che con Sel potrebbe risvegliare un’anima sopita all’interno del partito, è ancora viva. Con Civati e Cuperlo – conclude – si può ancora credere in un progetto che potrà avere un grande successo”.