Di avvisi di sfratto ne hanno avuti parecchi, l’ultimo risale al maggio scorso. Siamo in vico della Pietà, due passi dal Museo civico dopo la scalinata, nel cuore storico di Foggia. Entriamo nel portone. I fili della corrente pendono vicino ai quadri del contatore, mura scrostate, panni stesi. La signora Enza tira fuori un plico pieno di carte tra cui il verbale redatto dall’ufficiale giudiziario che “ha diffidato le operazioni di rilascio al 27 novembre” per conto del Comune di Foggia. Questi stabili costano 8mila euro al mese, troppo per un ente con le casse esangui. L’alternativa deliberata dalla giunta lo scorso 30 ottobre, su proposta dell’assessore alle politiche abitative De Filippis, è trasferirli in altro paese della provincia dai costi di fitto minori. Questo il punto contestato dai residenti giunti, tra un rinvio e l’altro, anche a 24 proroghe come si vince dai documenti della signora Enza.
“Mongelli ci aiutò..”
Sono sedici le famiglie che vivono qui dal 2006 dopo aver lasciato le baracche di Tratturo Castiglione. “Quattro amministrazioni non hanno risolto il nostro problema, andremo a dormire in via Garibaldi, a Palazzo di città”, dice Maria Antonietta Fortunato che di questi nuclei è un po’ la portavoce. Con lei, quando l’Immediato fa visita nelle loro case, ci sono Enza Capobianco, Salvatore Gargiulo. Domenico Loparco, Cinzia Buonanoce.
Lo stabile è stato controllato in primavera dai tecnici comunali che ne hanno rilevato lo stato di precarietà. In ogni caso il sindaco Mongelli “ha sempre cercato di tamponare e questo deve fare pure Landella, noi andando fuori perdiamo il diritto anche sulle graduatorie delle case popolari, veniamo sradicati dalle nostre case, dobbiamo sobbarcarci l’onere di un viaggio fuori con il lavoro precario che a stento abbiamo trovato qui. Mongelli faceva i salti mortali, li faccia pure lui”.
Landella crea “unità di crisi” per emergenza abitativa
Da settimane cercano un incontro col primo cittadino. All’ufficio politiche abitative, vero termometro sociale della città, il dirigente è Paolo Affatato che, prima della rotazione voluta dal sindaco, stava all’urbanistica. Chi lo frequenta, compresi i residenti di vico della Pietà e centinaia di altri indigenti, dice “di non essere ascoltato”, di avere “inseguito il sindaco senza risposte”, di essere diventato “compilatore di modulo” della serie “vedremo, le faremo sapere”.
Il 30 ottobre scorso Landella, consapevole, probabilmente, di star maneggiando una bomba ad orologeria, ha emanato un decreto sindacale con cui ha costituto presso via Gramsci “un’unità di crisi per l’emergenza abitativa”, una task-force composta dal dirigente del settore servizi sociali, avvocatura, lavori pubblici, comandante della polizia provinciale, il capo gabinetto del sindaco. Quindi l’ufficio di riferimento è stato allestito. Ma è la delibera sul trasferimento ad aver messo in allarme i residenti, tutti esclusi dalle assegnazioni – per la verità molto poche – di case popolari fatte in questi anni: i 40 alloggi della Gozzini, i 16 all’Eurospin e tante promesse di nuove costruzioni che si sono impantanate nella burocrazia in Regione.
A rischio anche le famiglie di altre zone
Nel condominio qualche anno fa si sono verificati dei cedimenti di una parte di soffitto, alcuni interni sono stati chiusi, dal cortile si vede una fogna intasata. In stanze strettissime sommerse dagli scatoli e dalla roba vivono anche dei disabili. L’emergenza abitativa, com’è noto, non si ferma a vico della Pietà. Tra la zona del Salice nuovo, via Eritrea e Campo degli Ulivi, si contano almeno 300 famiglie a rischio, anche se al momento lo sfratto riguarda precisamente quello stabile. Le parole dei residenti sulla scelta del sindaco vanno da “non può decidere da solo sulle nostre vite” a “sta alzando il muro di Berlino contro i cittadini che l’hanno votato”. Famiglie di zone diverse ma con gli stessi problemi si tengono in contatto costante.
La linea che intende seguire l’amministrazione è chiara dato che la delibera su “soluzioni abitative ubicate in altre città della provincia” è stata commentata dal sindaco: “Con la nuova dirigenza stiamo procedendo ad una vera rivoluzione concettuale della modalità di approccio alla delicata questione dell’emergenza abitativa…” che include il risparmio per le casse comunali ed un’integrazione dell’affitto ora “spendibile” anche in provincia.

