Erano pronti a scappare, per darsi alla latitanza, Rocco Moretti detto “il porco” e Antonio Vincenzo Pellegrino detto “capantica”, entrambi pezzi da novanta della mafia foggiana.
I due sono finiti in carcere dopo pochi mesi di “libertà”. Moretti era sotto osservazione dall’1 agosto, ovvero subito dopo la scarcerazione. Gli uomini della Polizia hanno compreso che questi boss stavano già ricreando le fila dell’organizzazione sfruttando la detenzione di uomini di spicco dei clan rivali. In buona sostanza, la batteria Moretti/Pellegrino si apprestava a “riprendersi” Foggia. Ma qualcosa è andato storto. Il porco e capantica hanno fiutato il pericolo di essere nuovamente braccati. Le forze dell’ordine erano ormai sicure del fatto che l’organizzazione fosse ancora in vita e pronta a rilanciarsi. Per questo, i due boss, assieme a Pasquale Moretti (figlio di Rocco e irreperibile dai primi di giugno) erano pronti a scomparire nel nulla. Durante il lavoro di pedinamento, si è accertato che Moretti e Pellegrino stessero lavorando allo scopo di evitare la cattura (nel prossimo provvedimento che li riguarda, è prevista un’ulteriore condanna a nove anni di carcere). Sono dimostrati incontri con alcuni soggetti che, secondo gli inquirenti, avrebbero potuto favorire la latitanza dei boss. Ma per il porco e capantica non c’è stato nulla da fare. Ieri la Polizia ha eseguito immediatamente il provvedimento, forse a poche ore dalla fuga degli arrestati. Pasquale Moretti però, è tuttora ricercato. “Ma stiamo provando a fare terra bruciata attorno a lui” – ha detto il capo della Mobile, Antonio Annichiarico.
Questa operazione è il frutto di un’attività che affonda le sue radici nel 2007, proprio dopo il tentato omicidio di Antonio Vincenzo Pellegrino il 5 maggio di quell’anno. È lui, per certi versi, il protagonista di questa fase finale della lotta alla “Società”. Il 2007 è l’anno dell’operazione Cronos. Fu allora che vennero pizzicati, grazie al sapiente lavoro di Domenico Seccia, Pasquale e Anna Rita Moretti, figli di Rocco, Gianfranco Bruno detto “il Primitivo”, Daniele Vittozzi, Rodolfo Bruno e Michele Verderosa, tutti accusati di associazione mafiosa e detenzione illegale di armi.
Le indagini partirono a seguito del tentato omicidio di capantica. Un agguato seguito da altrettanti fatti delittuosi come l’uccisione di Franco Spiritoso avvenuto il 18 giugno in un giardino pubblico. Una guerra di mafia che riguardava prevalentemente i figli delle organizzazioni criminali. Dal carcere, il boss Rocco Moretti attraverso un linguaggio criptico dava direttive di massima al suo gruppo. In particolar modo al figlio Pasquale che, in compagnia di Gianfranco Bruno, stava meditando di uccidere Francesco Sinesi, figlio del capo clan Roberto.
Torna dunque in galera capantica e, assieme a lui, Rocco Moretti, quest’ultimo noto soprattutto per la “strage del Bacardi” l’1 maggio 1986. Il porco, capo storico della Società foggiana, fu condannato a 27 anni per quella strage in un circolo di Piazza Mercato quando furono uccisi quattro pregiudicati e ferito un quinto del clan avversario con la complicità di Gianfranco Piscopia,Salvatore Prencipe e Franco Vitagliani. La spedizione punitiva fu commissionata da Giosuè Rizzi, il “papa di Foggia”, ucciso a gennaio del 2012 ad un semaforo di via Napoli.

