Non si sono mai piaciuti fino in fondo. Per anni si sono dati battaglia, prima con la clinica San Francesco di Foggia, poi con la San Michele a Manfredonia. Ma questa volta Paolo Telesforo e Potito Salatto potrebbero davvero correre assieme. Per la prima volta. L’obiettivo del resto è particolarmente succulento, ed ha sullo sfondo il fascino di una operazione storica per il capoluogo e l’intera Capitanata: lasciare il Don Uva nelle mani dei foggiani. “Insieme possiamo farcela, a meno che lui non voglia andare con i baresi”, ha dichiarato Salatto a l’Immediato. A Trani, in tribunale, si sta giocando la partita decisiva, tra la necessità di scorporare la gestione delle tre sedi (Bisceglie, Potenza e Foggia) – e di conseguenza la situazione debitoria -, con la “sfilata” di migliaia di creditori.
La voragine enorme – circa 500 milioni di euro in una decina d’anni -, ha fatto sfiorare l’orlo del fallimento, prima dell’arrivo del commissario Bartolomeo Cozzoli, avvocato da sempre vicino al parlamentare Francesco Boccia. Le decisioni degli ultimi mesi, dal personale al rapporto con i fornitori, fanno pensare alla cessione dell’ente al privato. Snellimento dei conti, alleggerimento del personale, divisione netta delle situazioni create territorialmente, con sperequazioni nette nei bilanci delle tre sedi. Si prepara la vendita, dunque, che potrebbe concludersi nel giro di un anno e mezzo. Il primo ad affacciarsi alla porta è stato proprio Salatto, avanzando per primo la propria manifestazione d’interesse in tribunale. Un passo in avanti celere, che ha avuto continuità dopo la pubblicazione dell’avviso pubblico. Con lui, tra le 23 società interessate, altri due foggiani: Paolo Telesforo (proprietario dell’omonimo gruppo e dei laboratori di analisi) e Michele D’Alba, ex presidente della Lavit (coop delle pulizie rimasta comunque in mano alla famiglia) con un presente nelle residenze socio sanitarie assistenziali (sta investendo su San Giovanni Rotondo).
Quest’ultimo potrebbe rientrare nella partita dei “foggiani”, anche se non viene mai citato, con l’operazione messa a punto per scalzare le mire del Vaticano che vorrebbe controllare direttamente l’istituto avendo come terminale proprio il manager che lo ha gestito nell’ultima fase, Dario Rizzi. Per alcuni analisti, tuttavia, non ci sarebbero le “adeguate garanzie” e la “solidità finanziaria giusta” per sostenere quest’ultimo canale. Così, nelle pieghe della relazione sullo stato di insolvenza presentato da Cozzoli a Roma – decisiva per il futuro del Don Uva perché nel testo sono spiegate le ragioni per le quali si è arrivati al disastro finanziario -, si è aperta una strada maestra per le mire del duo Salatto-Telesforo. Potrebbe essere un colpaccio imprenditoriale vero e proprio, che avrebbe al contempo il vantaggio di garantire un territorio con servizi essenziali e carenti nell’intera regione Puglia.
Stando a quanto ci viene riferito da alcuni consulenti che hanno visto le carte, infatti, dopo una prima fase triennale di “messa in sicurezza” dei conti, si potrebbe arrivare a macinare utili di circa 3 milioni di euro l’anno. Ad una condizione: la gran parte del debito, composta da esposizioni previdenziali verso l’Inps, deve essere a carico dello Stato. Una manovra molto simile a quella messa a punto all’inizio del 2000 dall’allora governatore della Puglia, Raffaele Fitto.
Dopo il primo ciclo “gli utili possono essere molti di più”, secondo Salatto. Telesforo, dal canto suo, dichiara che “l’operazione si fa solo se c’è dentro Salatto”. E c’è da crederci, non fosse altro perché i destini incrociati dei due si giocano su più tavoli. Uno di questi è la necessità dell’ex vicesindaco di Foggia di recuperare parte dei 36 posti letto “scippati dall’Asl” per evitare le forche caudine del decreto Balduzzi, con il quale si pone un limite di concentrazione dei posti letto che non può essere inferiore a 60. Un modo per far fuori le piccole strutture che non siano all’interno di gruppi sotto la stessa proprietà. Soglia dalla quale è fuori Salatto. Per rientrarci ha bisogno di Telesforo. Altrimenti il patto salterebbe. Come tutta l’operazione del “Don Uva ai foggiani”.