Precari da 12 anni. Sembra l’emblema dello sfascio della sanità pugliese la storia di 22 lavoratori dell’Asl di Brindisi. Dal 2001, anno in cui venne assegnata la gara d’appalto per le “attività di supporto alla gestione dei flussi informativi dei centri di spesa “ alla ditta Biosal di Novoli – poi prorogata fino al 2011 – non hanno mai visto la strada della stabilizzazione. A maggio del 2011, si era riaccesa la speranza con l’affidamento del servizio alla Sanitaservice, la società in house dell’Asl, per un periodo di 3 anni.
“Il 13 maggio 2011 – ci spiega una delegazione di lavoratori – è stato pubblicato un avviso indirizzato agli operatori per l’internalizzazione del servizio suddetto, e dopo l’acquisizione della documentazione necessaria all’espletamento del bando pubblico, l’amministratore unico della società ha pubblicato la relativa graduatorie, denominata ‘servizio di supporto amministrativi ex ditta Biosal”. Solo che alla firma del contratto si sono resi conto che si trattava di un part-time a scandendo. “Nel contratto firmato – spiegano a l’Immediato – era esplicitato il richiamo alla clausola sociale e lo stesso contratto si autodefiniva non prorogabile alla scadenza: per questo motivo alcuni lavoratori hanno avviato una vertenza sindacale impugnando il contratto”. Alla scadenza, il 14 agosto scorso, i 22 lavoratori sono stati convocati presso la direzione territoriale del Lavoro di Brindisi (sorte toccata successivamente anche ai 5 lavoratori del servizio di screening senologico) in presenza dell’amministratore unico della Sanitaservice, dei sindacati, per firmare una proroga di altri tre anni a seguito del passaggio nel servizio di logistica integrata.
“Dopo oltre 10 anni di servizio – si sfogano -, tanta esperienza e competenza lavorativa acquisita, una graduatoria, un successivo passaggio di cantiere con clausola sociale e due contratti a tempo determinato, ci ritroviamo ad essere gli unici precari nell’organico della società in house della Asl di Brindisi. Una vicenda contorta, figlia di politiche improvvisate e spesso non capaci di risolvere il problema. Negli ultimi mesi a seguito dell’ennesima internalizzazione a tempo indeterminato del servizio Cup e del servizio pulimento, la discriminazione è sotto gli occhi di tutti. L’ennesimo schiaffo – concludono – è stata la legge sulla stabilizzazione che da poco ha iniziato l’iter di approvazione in consiglio regionale pugliese, e che vede le società in house fuori dalla stabilizzazione. Non vediamo più un futuro…”. Per questo, dopo 10 anni, hanno deciso di denunciare tutto.