“Perfetto! Buon lavoro!”. Il tweet è di Rosa Cicolella. Si congratula con le tre donne elette nel Pd per la commissione di garanzia, Valentina Lucianetti (presidente), Gerarda Belpiede (vicepresidente), e Rita Di Lascia (segretaria). “Una scelta adeguata, di spessore. Le donne hanno senso pratico e dell’equilibrio, sono un valore aggiunto”. Ma l’entusiasmo del presidente regionale pari opportunità si ferma qui: “Quando si passa dagli organismi di garanzia ad assemblee elettive nasce il problema”. L’invito nell’assemblea provinciale del Pd l’altro giorno non suonava provocatorio quanto realistico: “Se non passa la legge sul 50 e 50 meglio sarebbe per le donne non candidarsi dato che non hanno alcuna possibilità di essere elette. Per questo serve il consenso e lo ottieni se amministri. Diversamente si può fare scenografia e riempire le liste: basta con questa storia”.
Urne 2015, per le donne di Capitanata la battaglia verso le elezioni baresi sarà difficile se non impossibile. Con la diminuzione dei consiglieri da 70 a 50 servono dagli 8mila ai 9mila voti per agguantare via Capruzzi. La forza di un caterpillar, una sedimentazione costruita negli anni: “Diciamolo, nessuno si siede ad un tavolo per candidare una donna che non ha possibilità di uscire”. Smentisce, anche alla luce di quanto comunicato al partito, qualunque sua personale corsa alle regionali.
Cerchiamo qualche nome femminile che abbia la forza attrattiva di Sergio Clemente, consigliere regionale in carica e sicuramente ricandidato: “Non ne vedo nessuna”. In lista molto probabilmente il segretario provinciale Raffaele Piemontese e Pasquale Russo.
Sabato hanno tenuto un banchetto nel centro cittadino per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla legge elettorale, “per avere anche l’altra metà del cielo in consiglio”. Il rischio è che questa volta l’assise potrebbe essere tutta maschile, come ai tempi del centrodestra. Nell’era Vendola 3 erano le donne elette in consiglio regionale, Anna Nuzziello, Loredana Capone ed Elena Gentile, e sono rimaste in due. “Inoltre la nuova legge prevede che non si possano avere più di due assessori esterni, ruolo che il governatore ha assegnato a molte donne in questi anni”.
La legge elettorale deve essere licenziata a gennaio ma in commissione, dove è ferma attualmente, “si sono verificati ostruzionismi trasversali”. La richiesta riguarda anche il voto palese: “Bisogna alzarsi in piedi e fare la propria dichiarazione contraria, bisogna avere questo coraggio, ma nessuno degli uscenti vuole perdere la poltrona su cui è seduto”. Un iter burrascoso per un presidio di parità che altre regioni del sud hanno già attenuto, ancora più bruciante se si pensa che per le comunali, seppur con qualche delusione, le regole erano state fissate: “Vergognoso che la Puglia non abbia una legge in vigore anche in Calabria e Campania”. Presentata in extremis nel 2010 venne affossata con grande sdegno delle donne e delle associazioni di genere e tiepide reazioni, se non sprezzanti, dei consiglieri in carica. Nel 2012 ha subito la medesima sorte. Ripresentata grazie agli emendamenti di Anna Rita Lemme e altri due consiglieri (Losappio e Di Sabato), è strozzata in commissione. Aspetta di arrivare in aula ma Rita Cicolella non ci conta più di tanto: “I primi segnali sono già evidenti. Abbiamo ricevuto firme per la petizione online da nomi famosi non pugliesi. Assurdo”.