Emiliano che macina chilometri in Capitanata, Emiliano che inaugura i comitati, Emiliano in visita nei quartieri popolari. Il segretario candidato è un’icona cui si attribuisce “spirito di servizio”, “gioia”, “afflato comunitario”. Il leader del Pd è anche il punto di riferimento di chi ha svoltato in politica, la folgorazione di Paolo Mongiello da Fi al partito di Renzi, “perché di fronte a logiche antidemocratiche non si poteva fare altrimenti”, la speranza di una provincia più vicina a Bari e ai suoi meccanismi.
Nella casa a lui dedicata, e dal suo nome ribattezzata, è il segretario del pd a riportare prosaicità. “Quando facevo il magistrato a Bari vecchia rovesciavano le macchine della polizia e ci saltavo sopra. Al porto scaricavano di contrabbando ripresi dalle telecamere televisive”. Foggia, emergenza criminalità: “C’è di peggio”, fa capire agli astanti.
Poche ore prima era stato in un pezzo di Foggia popolare, via Crostarosa. E respira a pieni polmoni: “Mi ricorda il quartiere dove sono nato io, San Pasquale. Da questi luoghi del popolo si esce spesso con una storia difficile e controversa, certo si può fare il calciatore…”. Sorride, ricordando anche un suo fortunato slogan da candidato sindaco. Risponde sull’emergenza criminalità che imperversa da noi e promette: “Foggia non si sentirà sola se vinco le elezioni ma consapevole che i suoi problemi sono quelli di tutta la Puglia”.
Gli hanno messo la musica di sottofondo a pochi minuti dal suo arrivo, preparato lo spumante, allestito di manifesti e cartine l’abitazione. Ingresso sulla strada in legno verde con battente dorato, il parquet a terra, l’odore di pasticcini e rustici dall’altra stanza. Calore da primarie e qualche sassolino dalla scarpa che va tolto: “Devono smetterla gli avversari di dire che ho firmato cambiali per vincere le primarie, non l’ho mai fatto in vita mia, del resto a capo di una macchina che conta tanta gente è folle pensare di far promesse. Se continuano a inviare certe mail dai loro assessorati- come è capitato in effetti a Stefàno e Minervini- gli rispondo”. Oggi il grande giorno di un altro accordo, quello con l’Udc “che non ha deciso di andare col centrodestra”. Ecco, l’ha detto.
Il neurologo Ciro Mundi gli parla della sanità e lui ne risulta particolarmente impressionato: “Pochi in questo campo hanno le idee chiare”. Il neurologo tornato in politica aveva argomentato di “alta specialità nel settore che manca totalmente da noi”, e piani sanitari che devono “partire dal basso, coi forum”. Emiliano condivide e si lancia a parlare di un altro settore, quello dell’ex assessore Stefàno : “Si dice che il mondo dell’agricoltura non stia con me, mah, mi pare strano. Riguardo ai suoi problemi di cui tanto si discute arriva un fiume di soldi, se non se ne esce vuol dire che qualcosa non va”. Erano gli anni dell’assessore di Sel all’agricoltura, ora quelli di Nardoni, contestatissimo dai suoi avversari ma non solo.
Allestire una casa in pochi giorni è stata la sfida del nucleo fondatore al civico 17. Con il segretario al tavolo ci sono Paolo Sisto, nell’esecutivo quando era sindaco: “Baricentro? E perché no Foggiacentro?” auspica, e Frattarolo, “la passione ha animato quest’idea”.
Si parla a turno, si sottopone ogni volta un tema al governatore in pectore: cultura, legalità, sanità, questioni sociali. De Santis plaude al “lavoro del questore, del procuratore, delle forze dell’ordine. Non possiamo mollare ora questa città”. La Coldiretti chiede: “Siccome le campagne sono preda dei criminali ci manda l’esercito?”. No, assolutamente. L’idea non è mai balenata nella sua mente, e nemmeno in quella del sindaco Miglio, anche lui da San Severo a Foggia per sostenere il suo assessore di sempre adesso impegnato verso la Regione.
Il pubblico è vario: socialisti, piddini, laici, sostenitori di Emiliano per l’occasione, attivisti con Emiliano da sempre, le Acli, le donne (Rita Saraò e il suo impegno di genere tornano da un lungo viaggio all’estero), ex forzisti (non solo Paolo Mongiello ma anche Raffaele Vigilante), l’ex sindaco Mongelli, il dirigente della provincia Franco Mercurio. Una città e una provincia variegate. Emiliano saluta tutti, ogni tanto gli sfugge qualche cognome, poi beve lo spumante e se ne va circondato da un mare di gente.
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