Anche Orta Nova ha celebrato ieri la giornata dell’Onu contro la violenza sulle donne. Su iniziativa dell’Associazione Illimitarte, guidata da Gino Ferrazzano, il Teatro Cicolella ha ospitato un momento di sensibilizzazione e informazione rivolto alle scuole, “Orta Nova dice no alla violenza e sì alla libertà, dignità e rispetto”, organizzato in collaborazione con la Cooperativa sociale Social Service, la comunità giovanile Giovanni Paolo II e la Misericordie, in partnership con Antenna sociale e col patrocinio del Comune. I lavori della mattinata hanno abbracciato il tema della violenza di genere a 360 gradi, non solo fisica ma anche psicologica, fino alle forme dello stalking, ponendo l’accento sull’origine culturale del fenomeno. Il tessuto socio-culturale è il primo terreno di prevenzione nella lotta contro la violenza sulle donne. Gli ospiti intervenuti ne hanno dato prova, col proprio contributo di competenza alla riflessione arricchita da performance dal vivo, con l’interpretazione della giovane Manuela de “Gli uomini non cambiano”, brano epico assunto a colonna sonora della giornata, e dimostrazioni pratiche di tecniche di autodifesa a cura degli istruttori del metodo antiaggressione della palestra Nuova Aurora.
Il sipario si è lavato sulle immagini dell’“amore sbagliato” di Filomena Di Gennaro, originaria di Stornarella. La sua terribile esperienza è nota al grande pubblico. Nel 2006 è scampata a un “femminicidio del possesso”, i crimini che conseguono generalmente alla decisione della vittima di uscire da una relazione di coppia. Il suo compagno non riusciva ad accettare la fine di quel rapporto ormai logoro, tanto da raggiungerla a Roma, dove si era trasferita da poco, per un ultimo incontro. “O mia o di nessun altro”, le ha detto prima di scaricarle contro l’intero caricatore di una pistola, costringendola su un sedia a rotelle.
“Testimonianze come questa insegnano che dovete denunciare, ribellarvi perché si inneschi una rivoluzione culturale. Le leggi sono ancora insufficienti”, l’appello ai giovani presenti del sindaco Gerardo Tarantino, intervenuto all’appuntamento accompagnato dall’assessore al Welfare Ottavia D’Emilio. L’anno scorso è stata approvata la legge sul femminicidio e nell’ultimo anno si è registrato un qualche segnale di miglioramento: negli ultimi 12 mesi, secondo il Ministero dell’Interno, c’è stato un calo dell’8%, con 152 vittime di femminicidio. Nel 2013 erano 179 le donne uccise, il 14% in più del 2012. Sempre più vittime, oggi, hanno il coraggio di denunciare e chiedere aiuto, ma le risposte giudiziarie restano ancora inadeguate, a detta dell’avvocato Saverio Battista. Dallo stalking al femminicidio il passo è facile, avverte il legale, ricordando le misure cautelari a tutela delle vessazioni del partner ed esemplificando i comportamenti denunciabili, che definiscono il limite di accettazione di atti persecutori e, dunque, inquadrabili nella fattispecie dello stalking. “Fino al prima del 2009 la tutela delle donne italiane braccate dal partner -ha osservato- era inquadrata nel semplice maltrattamento in famiglia, nell’aggressione, era tutto raggruppato. I dati, 38mila denunce altrettanti arresti, oggi ci dicono che siamo un Paese di stalker”.
“Senza dimenticare che il delitto d’onore è esistito fino al 1986 e l’adulterio fino al 1981, ricordiamo che siamo stati gli ultimi a recepire la legge sullo stalking, forse perché in un Paese come il nostro la famiglia è stata sempre considerata nucleo di sentimenti buoni. Non è più un nido d’amore, a volte bisogna correre ai ripari”, gli ha fatto eco Alfonsina De Sario, sostituto commissario della Questura di Foggia e responsabile del Centro Antiviolenza. Attivo è il ruolo della Questura di Foggia su queste problematiche. Oltre a intervenire pubblicamente in numerosi dibattiti organizzati presso scuole e centri culturali della provincia ha confezionato un video pubblicato sul canale YouTube della Questura, per mostrare l’opportunità concreta di uscire dal circuito della violenza, potendo fare affidamento su un sistema di servizi competente, qualificato, “alleato”. “Lo spot -ha chiarito la De Sario- è una dimostrazione di vicinanza. È dal 2007 che abbiamo fondato il primo sportello antiviolenza in Italia. Nessuno ci ha detto di farlo, lo abbiamo promosso nell’ambito dell’Ufficio Tutela dei minori perché ci siamo resi conto che c’era un’urgenza”. Nella mobilitazione contro la violenza sulle donne è l’educazione ai ragazzi delle scuole l’arma di prevenzione e lotta più efficace, ha infine sottolineato.
Dalle implicazioni dal punto di vista legale al danno psicologico. I comportamenti persecutori non sono solo lesivi della libertà, ma anche della salute e dell’equilibrio psico-fisico della vittima. È la tematica affrontata dalla psicologa Rita Specchio e dalla dottoressa Laura Spinelli. Lividi e lesioni da percosse sono segni manifesti di maltrattamento, ma quello che spesso succede tra le mura domestiche non è visibile a occhio nudo. Non solo chi picchia o uccide compie un reato, ma anche chi insulta, svilisce o minaccia col ricatto emotivo o economico.
È toccato infine a Carmela Colonna, neolaureata in Lingue moderne per la cooperazione internazionale, con una tesi in Tutela internazionale dei diritti umani (focalizzata sulla prevenzione e lotta alla violenza di genere), ripercorrere le tappe che hanno reso il 25 novembre una data che non passa più inosservata in Italia. A chiusura della giornata di sensibilizzazione, in serata è andato in scena lo spettacolo teatrale “È solo un sogno”, a cura della compagnia teatrale “La formica”.