Una puzza imperversa da circa un mese nella parte sud di San Severo, precisamente in zona Pip dove si concentrano le aree industriali e artigianali. Cittadini indignati che allertano i giornali e organizzano delegazioni per protestare contro l’amministrazione, passanti nelle strade del sud del paese che accelerano per non soffocare.
La causa pare essere un cattivo funzionamento del depuratore, gestito da un privato ma su cui il Comune dell’alto tavoliere ha l’onere del controllo. “Un controllo fittizio – spiega l’ingegnere ambientale Massimo D’Amico, ex assessore – perché è l’Acquedotto incaricato delle gare per l’affidamento. Da anni si discute della questione controllo impianti e manutenzione, ma si tratta di costi che nessuno vuole affrontare”.
Il tecnico – che contribuì a suo tempo a rendere San Severo un comune virtuoso sulla raccolta differenziata – analizza le condizioni climatiche: “Alla diffusione di questo cattivo odore contribuiscono certo anche la temperatura, l’alta pressione e la mancanza di vento”. Ma c’è anche un altro problema che attiene all’impianto stesso costruito circa vent’anni fa: “E’ sottodimensionato rispetto al numero di abitanti, era stato costruito per 70 mila cittadini e invece confluiscono anche altri scarichi, fogne bianche che sfociano in quella nera provocando intasamento”. E porta un esempio: “Le acque reflue del tetto di casa mia sfociano direttamente nel depuratore. L’impianto è “consortile” cioè serve il Comune di San Severo e quello di Torremaggiore, 70mila abitanti, oltre non può andare”. E chi avrebbe autorizzato questa deviazione?: “Nessuno, le costruzioni edilizie diciamo che si sono prese da sole questa licenza”.
Intanto l’amministrazione si è allertata una settimana fa, del resto non è la prima volta che i cittadini quasi scappano dalla parte sud del paese perché nemmeno un bavaglio riesce ad attenuare il forte odore che si avverte: “Abbiamo comunicato la situazione all’Asl e all’Arpa – fa sapere l’assessore Sderlenga – sono anni che succede, vedremo cosa verrà fuori dalle analisi”. La verifica consiste nel controllo del refluo che deve rispondere al decreto 152 sull’ambiente.
Nella ricerca di ipotesi sulle cause si è anche pensato a discariche senza criterio da parte di frantoi che in questo periodo di lavorazione delle olive potrebbero violare le ordinanze. Ma D’Amico esclude l’ipotesi: “Le aziende sono tenute a comunicare qual è l’acqua di vegetazione (cioè quella che serve per la lavorazione delle olive, ndr), il Comune, dal canto suo, continua a essere sovrano perché può attivare controlli sul territorio, anche a sorpresa. Però gli mancano le competenze professionali adatte a svolgere questo compito”.
Dopo Lucera, in cui pure, soprattutto in estate, l’olezzo non lascia tregua e arriva sino a Foggia, il paese del sindaco Miglio (ma succedeva anche negli anni precedenti, dunque il problema si trascina tra verifiche dell’Arpa in emergenza e complessivi tiriamo a campare finché si può) prende provvedimenti contro il tanfo che emana dal depuratore. Durante l’amministrazione Savino, nel 2011, venne costituita una task force tra Comune, Arpa e Asl per affrontare lo stessa questione dei miasmi, fonte di probabile inquinamento ambientale su pressione di associazioni cittadine.
Nel frattempo la minoranza sta preparando un’interrogazione al sindaco per capirne di più. Sperando che un’eventuale pioggia torrenziale non gravi ulteriormente su un impianto già costruito per due comuni, San Severo e Torremaggiore.