Anche chi ha seguito tutta la produzione letteraria di Gianrico Carofiglio è rimasto legato ad un personaggio in particolare, Guido Guerrieri. Il famoso avvocato, che si muove in una Bari “metropolitana” evocata da squarci di paesaggio “universale”- come li ha definiti l’autore- è il protagonista del suo ultimo romanzo, ‘La regola dell’equilibrio’ (Einaudi Stile Libero) presentato a Santa Chiara da Giuliano Volpe e da Apulia felix ad una platea affollata. Un giorno feriale che richiama tanto pubblico per un evento letterario è quasi un unicum a Foggia. La libreria Ubik, che ne ha promosso la vendita, sarebbe stata insufficiente. “Che bello questo luogo” – diceva guardando i palchi in alto e alcuni intarsi sui soffitti. Carofiglio dalla magistratura si è dimesso nel 2013: “Volevo scrivere, e anche pensare di fare l’avvocato sarebbe impossibile a tempo perso”.
Cercasi assoluzioni anche impossibili
Tema centrale del romanzo, il caso di un magistrato accusato di corruzione in atti giudiziari, “la cosa peggiore che possa capitare a chi fa questo mestiere”. L’analisi attraversa quella zona grigia in cui “si cercano autoassoluzioni e autogiustificazioni anche di fronte a palesi errori e violazioni, sport molto praticato in Italia”. “Una tesi provocatoria”, l’ha definita Alessandra Benvenuto ponendo all’autore alcune domande. Anche da conoscitrice dei suoi libri: le frasi di Guido, le sue espressioni, l’amore, i suoi propositi. Lo scrittore ha scelto di leggere passi in cui l’avvocato ascolta musica anni ‘70 e si pone domande tanto strambe quanto le parole delle canzoni stesse, una riflessione sopra le righe oltre i luoghi comuni consolidati dei motivetti, da Tozzi a Balsamo alla fine di un’epoca. Spicchi di romanzo per incontrare un po’ il personaggio tanto amato dai lettori.
Narrare: una tecnica senza essere “commerciali”
Carofiglio nel raccontare i suoi libri usa toni soft, vagamente dissacranti, sorridendo di fronte a qualche suo inceppo da “psicanalisi” senza entrare nel freudiano, e narrando di come prendano forma i suoi personaggi senza essere pirandelliano. Ecco, “non vorrei far parte di un club che accettasse tra i suoi soci gente come me”: firmato Groucho Marx con il brio ironico dell’autore.
“Ma come fa- gli hanno chiesto- a non farsi sfuggire dalle mani ciò che crea?”. “Decido all’inizio la fine, così non lascio niente sospeso”. Che non vuol dire una pianificazione a orologeria come nei romanzi “commerciali, quelli da migliaia di copie, pensati per il successo”. Anche se un passaggio del romanzo recita “non è mai troppo tardi per essere chi saresti potuto essere”, il segreto di uno scritto di successo non lo conosce nessuno.
Evidentemente si esprime in chiave esistenziale senza “moralismo” definito “la convinzione che le regole siano valide per tutti tranne che per se stessi”. Mai netto nel tranciare giudizi ma teso a una verità in fieri: “Io questo giudice all’inizio lo immaginavo molto diverso da come poi è risultato” un lavoro che si evince anche dalla riduzione del numero di parole tra la prima stesura e quelle successive. E alla nettezza delle parole, allo loro incisività, anche specchio di una prosa asciutta, dedicherà a breve un opuscolo: ‘Con parole precise. Breviario di scrittura civile’.
Il divorzio dal reale nell’autoassoluzione
Curioso il pubblico di sapere come nasca una pagina, quali autori gli siano stati di modello, il senso del dolore per una colpa. “C’è assenza di vergogna per ciò che si commette, quando li prendono si sentono rosicare, per questo sembrano pentiti”. Questo comportamento ostinato nella ricerca di assoluzioni ha tratti patologici ma se la “malattia non è completa diventa segnale da cui ripartire”. Il pubblico più assiduo nelle sue letture gli ha fatto notare il rovesciamento della teoria sveviana già presente in altri libri. Qui si oltrepassano quei confini, si indaga di “malattia non letale per aiutare a capire ed ammettere l’errore prima del divorzio completo dalla realtà”.
C’è speranza di riprenderlo, l’equilibrio, ritiene Carofiglio. Quando ai maestri di arti marziali chiedevano:“Ma tu non lo perdi mai l’equilibrio?” loro rispondevano: “Tante volte, ma sono abile nel riprenderlo ”.
“Modelli letterari? Prima Tex Willer..”
Tra domande sui modelli letterari (Tex Willer, ma anche Kafka, Calvino, Sciascia) complimenti vari (prosa perfetta, intreccio, stile) e ravvedimenti (prima non leggevo i suoi libri perché non mi piaceva che un magistrato si dedicasse alla letteratura, stasera mi ha fatto ricredere), gli hanno chiesto dei progetti per il futuro: altro romanzo? “Un momento, piano con queste anticipazioni, l’ultima volta che l’ho fatto mi hanno mandato varie mail”. Tra queste, una diceva: “Attento a quello che fai a Guido, ha presente ‘Misery non deve morire?’…”. Guido è tornato senza deludere i suoi lettori, evidentemente.
