Sullo scandalo delle chiavette clonate in Fiat è già tempo di prime decisioni. Il gip conferma il carcere solo per uno degli arrestati. Si tratta del 52enne di Guglionesi, A.R., considerato dagli inquirenti il promotore dell’organizzazione.
Altri sei hanno ottenuto i domiciliari dopo l’ammissione di colpevolezza. Infatti, i sei hanno ammesso di aver usato chiavette per i distributori pagate cinque euro l’una e ricaricate con una disponibilità di 15 euro, ma senza aver preso un euro per questo “traffico”, partito da Termoli e diffusosi poi anche a Pratola Serra, all’ex Sofim di Foggia e alla Sevel di Atessa, con oltre 100 indagati complessivamente incastrati dalle telefonate intercettate.
Alcuni indagati già ai domiciliari dovranno rispettare invece l’obbligo di firma presentandosi ogni giorno nella caserma dei carabinieri.
Confermato il carcere, dunque, per il presunto leader del gruppo, operaio di origine pugliese ma residente a Guglionesi che aveva la disponibilità del computer, del software e del dispositivo che serviva per clonare le chiavette. L’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere.
In tutto quindici le ordinanze di custodia cautelare (sei degli arrestati risiedono a Foggia, otto in Basso Molise e uno a Lanciano) nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal procuratore Ludovico Vaccaro, con la quale è stata smascherata un’associazione a delinquere finalizzata alla clonazione delle chiavette di pagamento dei distributori automatici di bevande. Operazione effettuata dai carabinieri di Termoli con l’ausilio di personale del Nucleo Investigativo di Campobasso e delle Compagnie di Foggia, San Severo, Manfredonia, Lanciano e Larino.
Un ammanco di decine di migliaia di euro, lievitato in pochi mesi. La società che ha in appalto i distributori automatici negli stabilimenti Fiat di Termoli, Pratola Serra, nell’ex Sofim di Foggia e alla Sevel di Atessa, insospettita per il mancato guadagno a fronte del consumo degli snack e bevande delle macchinette, ha sporto denuncia ai carabinieri un anno fa.
Dopo la segnalazione della Gr, Generale ristorazione, società che fa capo alla multinazionale Elah Dufour con sede a Genova, a fine dicembre del 2013 è partita l’imponente inchiesta, nella quale i militari della stazione della città adriatica si sono avvalsi di intercettazioni, filmati e appostamenti.
Stando all’accusa, gli arrestati, dopo aver violato il sistema di pagamento con chiavetta elettronica dei distributori automatici di bevande, smerciavano le chiavette clonate a numerosi dipendenti degli stabilimenti.
Gli utenti consegnavano a uno dei referenti la propria chiavetta scarica, e dietro il pagamento di 5 euro gli veniva restituita una chiavetta con un credito di 15 euro e 9 centesimi, spendendo quindi un terzo, e la società che ha in gestione i distributori automatici, vittima della truffa, non aveva nessun guadagno. L’attività investigativa, avviata nell’ottobre del 2013, ha consentito di stimare un danno, per la ditta che ha sporto denuncia, di circa 300mila euro.