La capacità di crescita di un territorio si misura anche dalle opportunità di studio che offre ai suoi giovani e dalla sua promozione. E in quest’ottica, il corso di laurea di Archeologia dell’Università di Foggia ha sempre rappresentato un punto di eccellenza. Il corso rientra infatti in una delle aree dell’Università meglio valutate (secondi in Italia per l’intero comparto di archeologia, primi nel settore dell’archeologia cristiana e medievale nella Vqr dell’Anvur) e più attive (con numerosi scavi, progetti nazionali e internazionali, spin off, attività in conto terzi, etc.) che incoraggia una delle missioni dell’Università, ovvero di favorire lo sviluppo del territorio.
Ma nonostante questi numeri, il corso di laurea magistrale in Archeologia rischia di chiudere per il basso numero di iscritti, che tra l’altro è un problema che hanno anche atenei più grandi e prestigiosi. Il territorio di Capitanata, da sempre una delle realtà più ricche d’Italia in quanto a patrimonio storico, resterebbe di fatto senza il corso magistrale (Foggia ha già perso i corsi di radiologia medica e logopedia).
E’ per questo che il Comitato Foggia per Emiliano, “nell’ottica di salvaguardare i livelli di eccellenza del territorio e la sua qualità della vita, a prescindere da ogni discorso numerico, si schiera apertamente e con forza contro la chiusura del corso di laurea”. “Contestualmente – spiegano – il comitato lancia una campagna di adesione invitando il mondo accademico, politico-istituzionale e culturale della città a promuovere ogni tentativo che scongiuri la chiusura del corso di laurea magistrale in Archeologia, mettendo in atto contestualmente le soluzioni per rilanciare lo stesso. Foggia non può essere privata di un’altra sua eccellenza”.
Domani è prevista al Senato accademico dell’Università di Foggia la decisione sulla chiusura del corso magistrale. E già arrivano le prime proteste, come quella di uno dei ragazzi laureati a Foggia, Andrea de Martino: “Mi iscrissi a questo corso di laurea per molte ragioni – dice a l’Immediato -, scoprire le origini della città, scoprire l’origine dei dauni, lo sviluppo del nostro territorio; insomma, per la conoscenza, per la scoperta. Personalmente non amavo e non amo le persone che dicono ‘vado via da Foggia perché non ci sta nulla’. Ora – conclude – vorrei fare una domanda: come si può far migliorare la città di Foggia, se chiudiamo una facoltà come quella di archeologia?”.