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Home » “Se ti regalo un sorriso mi ridai la vita”, spettacolo e solidarietà a Orta Nova

“Se ti regalo un sorriso mi ridai la vita”, spettacolo e solidarietà a Orta Nova

Di Roberta Fiorenti
22 Febbraio 2018
in Cultura&Società
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“Se ti regalo un sorriso mi ridai la vita” è lo slogan che racchiude il senso e lo spirito della serata solidale, all’insegna della beneficenza ma anche della comicità e del buonumore promossa lo scorso sabato a Orta Nova dalla locale associazione “Illimitarte”, col patrocinio del Comune di Orta Nova, la collaborazione delle cooperative “Social Service”, “Abilita” e “Fhilomena”, e il supporto della web tv “Antenna Sociale”. Insieme, nella cornice del teatro “Cicolella”, per una causa comune. Raccogliere fondi a favore delle iniziative e progetti per il miglioramento della qualità delle cure e della gestione operativa dei percorsi assistenziali dell’Istituto Giannina Gaslini, l’ospedale pediatrico genovese che rappresenta un’eccellenza italiana nelle specialità pediatriche. Un obiettivo raggiunto grazie alla generosa partecipazione di chi ha affollato la platea dello spettacolo di comicità targata “Made in sud”, che ha visto protagonisti i conduttori Gigi&Ros e gli sketch di Alessandro Bolide, che hanno accettato di esibirsi a cachet ridotto per offrire il proprio contributo di solidarietà. Prima però di cedere la scena alle risate e allo spettacolo, arricchito dalle performance della scuola di danza “Blu Fantasy” e del giovane rapper ortese Paky, si è inteso ritagliare un significativo spazio di dialogo e incontro con i professionisti della rianimazione neonatale pediatrica, che operano presso il Centro Rianimazione dell’istituto Giannina Gaslini, al quale è stato devoluto il ricavato della serata (per l’ammontare di circa 3mila euro), e i medici e clown che praticano la terapia del sorriso. Lo scopo era quello di aprire una finestra sul delicato compito di chi ogni giorno si districa tra la gioia e il dolore della nascita, prendendosi cura e aiutando a crescere bambini appena venuti al mondo e già in lotta con tutte le loro forze per aggrapparsi alla vita, come il medico anestesista Miriam Tumolo, e di chi, come Enrico Caruso, con l’umorismo del personaggio clown, e il dottor Antonio Paolino, che pratica la terapia del sorriso, cura anche le ferite dell’anima.

10849909_749940005087728_6579441510883720819_n“Per me è una gran bella sensazione essere qui questa sera”. Per la dottoressa Tumolo è stato un ritorno alle origini il viaggio da Genova a Orta Nova. Ha sentito “il cuore caldo del sud” appena ha messo piede nella città natale di papà Vittorio. Anche lui, ottantaquattrenne, nella sua culla di nascita dopo circa settant’anni di assenza, ha provato quello stesso sentimento quando sul palco ha ritirato commosso la targa tributatagli dal sindaco Gerardo Tarantino. E proprio in nome di quelle comuni origini ortesi che ci si riconosce come un’unica grande famiglia ferita al cuore quando dal palco la Tumolo ricorda il piccolo Michele, prematuramente scomparso la scorsa estate. Ha conosciuto solo 20 giorni di vita, trascorsi in quel reparto del Gaslini con mamma Sandra e papà Davide. Quello che hanno visto non si dimentica e con il lutto nel cuore hanno voluto contribuire a nutrire la speranza di tanti genitori, attraverso un gesto concreto che ha coinvolto l’intera cittadinanza. “Il Gaslini è nato nel 1938 per un atto d’amore di un papà che ha perso prematuramente sua figlia, ed è per un atto d’amore di un genitore -ha tenuto a sottolineare la Tumolo- che nasce l’evento benefico di questa sera, per cui voglio ringraziare anche a nome dei colleghi medici del Centro di Rianimazione la famiglia Quiese per aver pensato a noi in occasione di questa iniziativa”. È, infatti, per iniziativa del consigliere comunale Davide Quiese, con delega ai servizi sociali, che è stata organizzata la serata di beneficienza di ieri l’altro, per la direzione artistica di Gino Ferrazzano. Già per “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo ha organizzato in passato iniziative simili, portando “per la prima volta la clown terapia in provincia di Foggia”, ha ricordato lo stesso Ferrazzano a l’Immediato. Nel 2004, allo Zaccheria, si disputò una partita di beneficienza tra la Nazionale dei Sosia dello Spettacolo (Ferrazzano è il sosia di Roberto Benigni) e la nazionale di calcio Clown Therapy, capitanata da Caruso, alias Kerido, prima e Paolino poi. L’uno con il naso rosso e la parrucca in giro per il mondo, l’altro nelle corsie d’ospedale, fanno il solletico alla tristezza che il ricovero e la sofferenza per la malattia comporta con gag, piccoli sketch e palloncini. L’obiettivo, ha precisato il medico romano Paolino, non è soltanto far ridere, ma instaurare una relazione che serva a contenere il disagio e ad elaborare la sofferenza dei piccoli pazienti e dei loro genitori, sdrammatizzando le pratiche sanitarie per alleggerire l’ansia dovuta al ricovero. Una responsabilità, quella della somministrazione delle risate e dei momenti di felicità, che non ci si può assumere senza formazione, ha tenuto a precisare a l’Immediato Caruso. “C’è una maggiore apertura verso queste tematiche e sta nascendo anche una formazione a livello universitario, ma ci sono ancora corsie piene di gente incompetente, che non sa cosa sta spostando a destra e a sinistra. C’è un inizio di sensibilità, ma è ancora gestita male. Tanti diventano clown in maniera semplice. Basta mettersi un naso rosso e seguire un corso di due giorni”. Per lungo tempo a capo dei clown dottori della Fondazione Aldo Garavaglia “Dottor Sorriso” Onlus di Lainate (Milano), ha operato anche nelle corsie di Pediatria e Oncoematologia di “Casa Sollievo della Sofferenza”. È da sempre impegnato come clown terapeuta sia negli ospedali italiani sia in missioni umanitarie all’estero (tra cui quella in Afghanistan, nel 2002, al seguito di Patch Adams). Per lui la terapia del sorriso è una filosofia di vita, che “ti porta a raggiungere quei bambini che nel mondo hanno bisogno di usufruire di figure che non gli da la società in cui vivono”. “Nel niente quel poco in più fa la differenza e io voglio fare la differenza per quei bimbi. Al centro di tutti ci sono i bambini e alla base di tutto questo c’è solo l’amore”. Una cura non solo per gli ammalati, ma anche per chi la pratica.

Tags: AbilitaFhilomenaGino FerrazzanoIllimitarteOrta NovaSocial Service
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