Finisce sulle pagine nazionali de Il Fatto Quotidiano, versione online, il caso della Sangalli Vetro di Manfredonia. I debiti accumulati dall’imprenditore Giorgio Sangalli, il suo coinvolgimento nella lista Pessina (l’avvocato attorno al quale ruotava un giro di presunte false fatturazioni da oltre 300 milioni di euro) e la battaglia tra il patron e sua sorella Giuliana sono stati riportati nelle settimane scorse da l’Immediato. Ora il caso esplode a livello nazionale visto l’imponente sciopero di 400 operai, al momento tagliati fuori anche dalla Cassa integrazione.
Su Il Fatto si legge: “Dopo lo spegnimento del forno fusorio dello stabilimento, l’azienda aveva chiesto il ricorso all’ammortizzatore sociale straordinario. Ma poi, nell’incontro tra le parti del 22 dicembre, le cose sono andate diversamente. La società ha vincolato la firma dell’accordo all’interruzione dello sciopero e i lavoratori non hanno accettato”. Il quotidiano fondato da Marco Travaglio ricorda le “difficoltà economiche dell’azienda, attraversata da scontri familiari e pronta a chiudere la fabbrica per trasferire la produzione nel nord Italia.

Negli anni la Sangalli, azienda già affermata e attiva nel Triveneto, è arrivata a produrre in Puglia circa 600 tonnellate al giorno di vetro, fino alla conquista del 35% del mercato italiano di settore. L’impresa dà lavoro a circa 200 operai, cui bisogna aggiungere altri 200 lavoratori dell’indotto. Ma dopo 15 anni di attività, il forno fusorio dell’impianto ha esaurito il ciclo di vita naturale di una struttura del genere. A novembre, l’azienda ha annunciato lo spegnimento per procedere al suo rifacimento, diffondendo una nota che si apriva così: “Viste le difficili condizioni in cui versa il mercato del vetro piano in Italia, il gruppo Sangalli si sta adoperando per ridurre la propria capacità produttiva mantenendo un livello di produzione in linea con le esigenze dei nostri clienti”.
Gli enti locali si sono mossi. La Regione Puglia, secondo un contratto di programma, è disposta a contribuire a un investimento per il rifacimento del forno e il rilancio della produzione: l’accordo prevede che, se l’azienda metterà sul tavolo 16 milioni, Bari farà la sua parte con altri 6 milioni di euro. E nel caso si realizzasse questo progetto, i Comuni di Manfredonia, Monte Sant’Angelo e Mattinata hanno garantito un ulteriore finanziamento di 900mila euro in due anni. Tuttavia l’iniziativa è ferma al palo, bloccata da una Valutazione di impatto ambientale ancora da rilasciare e dalle difficoltà economiche dell’azienda. Nel 2013 la Sangalli ha registrato una perdita di 13 milioni, contro i 17 milioni dell’anno precedente, mentre l’indebitamento finanziario netto ammonta a 128 milioni di euro. Nel bilancio 2013 si legge che “sussistono rilevanti incertezze che possono far sorgere dubbi significativi sulla capacità del gruppo di continuare ad operare sulla base del presupposto della continuità aziendale“.
A poco sembra essere servita l’individuazione di “partner strategici” come il gruppo lussemburghese Glasswall o la Saninpart, anch’essa con sede in Lussemburgo. Intanto i lavoratori hanno proclamato sciopero fino al 7 gennaio, quando ci sarà l’incontro al ministero dello Sviluppo Economico.
Infine c’è la lettera di Giuliana Sangalli, sorella del patron Giorgio, pubblicata giorni fa da l’Immediato e ripresa da Il Fatto. Una lettera aperta nella quale la signora parla della propria famiglia come “annientata dalla logica degli affari”, dove “l’unica comunicazione avviene tramite avvocati”. “Il re del vetro – scrive Giuliana Sangalli – non ha mai accettato che non si potessero approvare i SUOI bilanci, e non ha risparmiato risorse per querelare (direttamente e non) la sua unica sorella e il suo unico nipote per sei volte”. E poi passa all’elenco delle cause legali aperte: diffamazione, stalking, ostacolo all’attività sociale e danno all’immagine. Il Fatto riprende anche l’egregio lavoro del quotidiano locale La tribuna di Treviso che racconta della faida interna alla famiglia. Secondo quanto riportato dalla testata, Federico Mattana, figlio di Giuliana Sangalli e nipote di Giorgio, nel 2011 ha presentato una memoria in procura accusando lo zio di avere sottratto denaro alle casse aziendali per portarlo in Svizzera. La decisione di Mattana sarebbe arrivata dopo la pubblicazione, da parte dello stesso giornale, dell’elenco dei nomi della lista Pessina, cioè i clienti dell’avvocato svizzero protagonista di un presunto giro di false fatturazioni da oltre 300 milioni di euro: tra questi nomi, compariva quello di Giorgio Sangalli. Il Fatto Quotidiano ha anche contattato il patron ma non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Aveva parlato a l’Immediato il figlio Giacomo che, sconfortato, ci aveva detto: “Continuano a scioperare mettendo a rischio tutto. Non so come andrà a finire”.