Potrebbe essere un ritorno a scuola con riscaldamento razionato quello che si prospetta a circa 90 istituti della provincia di Foggia. È l’effetto dei 14 milioni di tagli (un miliardo in tutta Italia, spesa corrente già ridotta del 30% nel 2014) che l’ente Provincia ha subito in seguito alla legge Delrio, cui si aggiunge la riduzione del personale oggi al centro di uno scontro istituzionale tra quella che dovrebbe essere l’area vasta – non ancora costituzionalmente definita – le Regioni e lo Stato. Ma non sarà solo il gasolio a mancare nelle scuole, l’accetta del governo si abbatte anche sulla luce, le spese telefoniche, le strade, la viabilità, cioè le funzioni fondamentali che sono rimaste all’ente, ma senza soldi, praticamente.
Giuseppe Leone, Rsu: “Le rassicurazioni della Delrio senza seguito”
“L’attività didattica è seriamente compromessa, alcune regioni del nord hanno già stabilito che si va a scuola 5 giorni e che le attività pomeridiane saranno a carico degli istituti”. La preoccupazione è espressa da Giuseppe Leone, presidente Rsu della Provincia di Foggia. “In tutta Italia regna confusione, la Delrio aveva assicurato il passaggio delle funzioni non fondamentali e il mantenimento del personale, poi la legge finanziaria ha ridotto del 50% rispetto all’8 aprile del 2014 le spese dell’ente e con il Jobs si è stabilito che se entro due anni a 80% dello stipendio non si trova una ricollocazione scatta il licenziamento, ecco l’ultimo regalo del Governo Renzi”.
Giocano a rimpiattino le Regioni che hanno avuto il trasferimento delle deleghe ma senza risorse, dunque hanno detto alle Province di arrangiarsi. Per quanto riguarda la Puglia, la formazione professionale è stata ridata all’ente intermedio ma pagheranno loro con fondi europei. Si è cercato di mettere una pezza dove si è potuto, ma le Province sono con un piede nella fossa, e con loro i cittadini cui non viene assicurata la continuità dei servizi in barba alla Delrio.
Le ditte stufe di lavorare “a credito”
La viabilità delle strade è a rischio. Leone ricorda: “Le nostre strade sono pericolosissime, i pendolari sono tanti e avranno molti problemi. Nei giorni di neve, un pullman da Roseto è andato fuori strada anche se non ci sono state conseguenze”. Si tratta di 3000 km di strade provinciali cui non potrà essere assicurata la manutenzione e per le quali le ditte “sono stufe di lavorare a credito. Qualcuna si è messa la mano sulla coscienza per ripulirle dalla neve”.
La Provincia ha speso 160mila euro del bilancio per spargere sale, se nevicasse di nuovo non si saprebbe come fare.
La questione del personale in esubero
Forti penalizzazioni per circa 90 istituti, in molti dei quali si erano avviati anche progetti contro l’amianto che rimarranno sospesi e che, di fronte allo sfacelo, si possono derubricare ad inezie. 3000 km di strade, 321 unità in esubero. In bilico quanti svolgono attività per i servizi interni come contabilità e ragioneria. Poi ci sono i dipendenti della Diomede, 31 persone, quelli che lavorano con appalti, cioè il personale dell’indotto e 28 dipendenti della polizia municipale per cui non è chiara la destinazione: Comune, Regione o che altro? Dilemma che riguarda tutti.
“Noi chiediamo – continua Leone – che siano assicurati i servizi e i posti di lavoro”. A dicembre è stato firmato un odg dal presidente Miglio e dall’assemblea dei sindaci per attivare tutti i canali di soluzione del problema, anche come conseguenza dell’occupazione della sala giunta da parte dei dipendenti, i quali, preannuncia il presidente Rsu, “a breve organizzeranno forme più dure di protesta: c’è un coordinamento nazionale, non inventiamo nulla”.
Filippo Re, segretario generale della Provincia, dice a l’Immediato: “Aspettiamo la legge regionale che ci dica cosa faremo ma non possiamo assicurare il riscaldamento nelle scuole, la manutenzione delle strade, le utenze telefoniche, le fotocopie. Siamo preoccupati per noi, per i cittadini, per quei servizi che non possiamo più fornire e di cui abbiamo dato buona prova in passato”. Il rischio dissesto è possibile.
Miglio distacca due unità da San Severo a Foggia
Alla luce di tutto questo, si evince che dalla legge 56/2014, ne è passata di acqua sotto i ponti: il trasferimento di competenze senza risorse le Regioni l’hanno rispedito al mittente. Tutt’altra linea hanno seguito la legge finanziaria e il Jobs act rispetto al primo indirizzo. A breve il presidente Francesco Miglio dovrebbe tenere un’assemblea dei sindaci per un consiglio monotematico sulla questione del personale, ovviamente molto sentita insieme a quella dei servizi che un ente ancora in vita dovrebbe assicurare.
Nel frattempo con delibera datata 30 dicembre – affissa all’albo, in tempo utile prima che scattasse il divieto – sono stati attuati due distacchi di personale da San Severo (paese di cui Miglio è sindaco) a Foggia, un vigile urbano e un dirigente, due unità, due stipendi in più anche se “provvisori”, per due anni. Non proprio il massimo se si considera che l’ente è già gravato da una situazione occupazionale a dir poco esplosiva.
La Regione aspetta di capirci meglio
Sergio Clemente, consigliere regionale del Pd, è molto critico con le decisioni del Governo: “Non si possono trasferire competenze senza risorse, si è fatta troppa demagogia sulle Province che pagano perché sono l’anello debole della catena istituzionale. Non possiamo chiudere le scuole, non possiamo non assicurare le strade. Inoltre le Regioni sono carenti di personale, basti pensare che ai primi di dicembre sono stati stabilizzati oltre 300 precari…”. Prima delle feste, una riunione di maggioranza si è svolta in Regione per discutere dei dipendenti da acquisire: “La questione è stata rimandata di un anno, credo sia stata fatta una delibera sull’argomento perché il prossimo governatore capisca qualcosa in più”.
