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Home » Gino Lisa di Foggia, ci sono le risorse ma la politica non risponde all’Ue. L’aeroporto paga l’ennesima “distrazione”

Gino Lisa di Foggia, ci sono le risorse ma la politica non risponde all’Ue. L’aeroporto paga l’ennesima “distrazione”

Di redazione
22 Febbraio 2018
in Economia
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“La Commissione ritiene nel nel caso in oggetto le autorità italiane non abbiano ancora fornito tutte le informazioni necessarie ai fini dell’esame della compatibilità delle misure di aiuto notificate dall’Italia il 3 febbraio 2014″. Con queste parole è stata bollata l’ennesima “distrazione” della politica italiana sull’aeroporto “Gino Lisa” di Foggia, emersa con una interrogazione scritta presentata qualche tempo fa dall’onorevole Barbara Matera. “In risposta all’ultima comunicazione delle autorità italiane, avvenuta il 23 luglio 2014 – viene precisato a Roma -, il 3 settembre 2014 i servizi della Commissione hanno inviato a dette autorità una lettera in cui elencavano le informazioni mancanti, che sono tuttavia necessarie per valutare la compatibilità con il mercato interno delle misure in oggetto, alla luce degli orientamenti del 2014 sugli aiuti di Stato agli aeroporti e alle compagnie aeree ( Comunicazione della Commissione – 2014/C 99/03- pubblicata il 4 aprile 2014, GU C 99 del 4.4.2014). A tutt’oggi – continuano – tale lettera non ha avuto riscontro. Spetta pertanto alle autorità italiane dare un seguito all’ultima lettera della Commissione, affinché questa possa pronunciarsi in merito alle misure di finanziamento in oggetto. I finanziamenti pubblici previsti potranno essere sbloccati soltanto dopo che la Commissione si sarà pronunciata sulla compatibilità degli aiuti destinati all’aeroporto Gino Lisa, purché risultino rispettate le altre disposizioni del diritto dell’Unione”. Immediata la protesta del comitato “Vola Gino Lisa”, che attraverso l’avvocato Maurizio Antonio Gargiulo ha sollevato tutte le perplessità sulla presunta “quesitone europea”.

Perché la Regione Puglia si è rivolta all’Ue

barbara-matera-travaglioQuel parere preventivo all’Ue sulla possibilità che l’allungamento della pista potesse rappresentare un “aiuto di Stato” (con tanto di procedura di infrazione e sanzione al seguito), fece sollevare un polverone nella politica. Il primo ad accusare l’assessore regionale al Bilancio, Leo Di Gioia, fu l’onorevole Pd Michele Bordo, per il quale non solo la richiesta non era “un passaggio obbligatori”, ma sostenne che  “a Bruxelles sono tutti convinti che il procedimento sia concluso”. La Regione Puglia si difese sostenendo che dalle carte prodotte dal nucleo di valutazione regionale, emergeva una bocciatura netta su alcuni aspetti del progetto “Aeroporto di Foggia: prolungamento attuale pista volo più espropri” di AdP, che ha scelto come responsabile l’ingegner Antonio Bruno. L’ammontare complessivo è di 15,5 milioni di euro (14 di finanziamento più 1,5 per gli espropri). L’iter che ha portato alla decisione del parere “obbligatorio ma non vincolante” parte del 2011, anno in cui venne sottoscritto il protocollo di intesa tra il ministro per i Rapporti con le Regioni (allora Raffaele Fitto) ed il governatore pugliese Nichi Vendola con il quale, sulla base della delibera Cipe, vengono di fatto sbloccate risorse per 3 miliardi di euro (Fondi aree sottosviluppate) per la Puglia. Con quella delibera Cipe vennero individuate le infrastrutture strategiche (ferrovie, strade, aeroporti, porti) da realizzare con queste risorse. Solo che per le opere che riguardano la realizzazione di infrastrutture aeroportuali, in quel periodo è intervenuto un pronunciamento della Corte di giustizia europea con la sentenza del 19 dicembre 2012 in cui veniva confermata la decisione della Commissione europea del 23 luglio 2008: venne qualificato come aiuto di Stato l’aumento di capitale della società (pubblica) che gestisce lo scalo tedesco di Lipsia, finalizzato alla costruzione di una nuova pista. Nel caso concreto, dunque, si è ritenuto che la realizzazione della nuova infrastruttura, finanziata con capitali pubblici, avvantaggiasse la società di gestione aeroportuale. A maggio del 2013 arriva l’accordo di Programma quadro rafforzato tra la Regione Puglia, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il ministero dello Sviluppo Economico, in cui, all’articolo 6 (comma 2) si attribuisce all’amministrazione regionale, “acquisita dai soggetti attuatori in sede istruttoria la documentazione sulla compatibilità di tutti gli interventi, inclusi quelli infrastrutturali, con la normativa europea degli aiuti di Stato” il compito di curare “ove previste e necessarie per il rispetto della normativa stessa, le procedure di notifica alla Commissione europea, fornendo opportuna informazione sull’andamento e la conclusione delle medesime al tavolo dei sottoscrittori”. A questo punto viene attivato il nucleo di valutazione regionale (composto da docenti delle università di Bari, Napoli e Roma e nominato dalla Giunta regionale) perché si pronunci sull’ammissibilità del finanziamento dell’intervento di allungamento della pista. Qui vengono ravvisate “forti criticità legate alla sostenibilità economico-finanziaria dell’investimento”. Per questo viene espresso il seguente “parere negativo”: “Le criticità emerse dall’esame istruttorio – scrivono i docenti – sono riconducibili a due tipologie: di opportunità generale e di tipo tecnico-valutativo. Detto in altri termini, viste le carenze nella programmazione da parte del territorio (enti e operatori) l’intervento non sarebbe strategico né economicamente sostenibile.

 

Tags: Barbara MateraFoggiagino lisaLeo Di GioiaLispiaNichi VendolaPugliaunione europea
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