“Sta diventando paradossale che mentre l’inchiesta su Mafia Capitale mette in luce quanto danno hanno fatto (e continuano a fare) le esternalizzazioni dei servizi con un miscuglio di interessi politco-affaristico-malavitosi, si rimette in discussione il ruolo delle società partecipate dalla Pubblica amministrazione”. A parlare è Santo Mangia, coordinatore pugliese del sindacato di base Usb, tra i primi sostenitori della battaglia per l’internalizzazione dei servizi sanitari, passati dalla gestione delle cooperative private (in appalto) alle Sanitaservice controllate al 100% dalle Asl.
“L’attacco che da più fronti si sta portando alle società in house è il segno evidente di un cambio di passo anche da parte della Giunta regionale pugliese che – spiega il sindacalista -, sino a ieri, era orgogliosa di aver trovato un rimedio contro il malaffare che girava intorno alle esternalizzazioni. I danni che avrebbero procurato le Linee Guida approvate dalla Giunta nel dicembre 2013 (assessore Elena Gentile) li avevamo elencati tutti anche prima dell’approvazione di tali linee guida e oggi cominciamo a pagarne le conseguenze: iniziano a ri-esternalizzazione i servizi cominciando da uno che faceva risparmiare alla Asl di Lecce oltre un milione di euro l’anno dando, in questo modo, il via alla distruzione delle società in house pugliesi”. Poi prosegue, entrando nel merito dell’ultimo provvedimento normativo messo a punto dall’assessore al Bilancio Leonardo Di Gioia: “Come se ciò non bastasse, l’ultima legge di bilancio prevede (commi dal 611 al 619) la fine delle società partecipate e, nel contempo, l’assegnazione diretta (senza gare) alle coop sociali per la gestione di servizi della Pubblica amministrazione. Come dire che quanto sta succedendo a Roma (ma non solo) è secondario rispetto al favore che stanno facendo ad un ministro che sino a ieri dirigeva la più grande impresa di cooperative italiana che, pesantemente, è dentro lo scandalo di Roma. La Puglia, in questo senso, sta anticipando tutti con un assessore palesemente contrario alle internalizzazioni e i dirigenti dell’assessorato al Welfare che corrono come treni (Freccia Rossa) ad imporre lo smantellamento”.
“Se a tutto questo – conclude – uniamo gli attacchi che cominciano ad arrivare da parte di alcune organizzazioni sindacali che sino a ieri si erano dette ‘paladine’ delle internalizzazioni, il quadro è desolante e drammatico; desolante per il fatto che è un’ulteriore dimostrazione di quanto sia corta la memoria di tantissima gente che ha dimenticato i danni (economici, ai diritti dei lavoratori e contrari ad ogni senso di legalità e giustizia) provocati dalle esternalizzazioni. È drammatico perché stiamo parlando del futuro di migliaia di lavoratori che, con l’internalizzazione, avevano riacquistato diritti e dignità”.