La Fiera della Capitanata punta al rilancio con la creazione della società “Foggia Fiere” srl. Non una sfida semplice, perché nell’operazione c’è la volontà di cedere tutto ai privati, visto che il pubblico non può più sostenere il peso della gestione. “Per fare Fiera servono soldi, bisogna metterci il capitale che il pubblico non ha più da almeno 15 anni”, dice a l’Immediato Fedele Cannerozzi, sottolineando la ratio del percorso attivato in questi giorni. L’avviso è già stato pubblicato (scadrà il 31 marzo prossimo), e riguarda la “manifestazione di interesse alla sottoscrizione del capitale sociale della costituenda società di gestione dell’attività fieristica”.
I dettagli dell’operazione

“La società – spiegano in una nota da Corso del Mezzogiorno – riceverà in gestione, trentennale, alcune aree coperte e scoperte del quartiere fieristico, meglio identificate nella planimetria allegata all’avviso pubblico”. Inoltre, la srl gestirà diverse attività: congressi, convegni ed eventi, esposizioni, mostre, servizi per la promozione del commercio internazionale e degli scambi, attività di valorizzazione delle produzioni locali, attività in campo culturale, cinematografico, musicale, teatrale, televisivo, editoriale, multimediale, attività educative, formative, divulgative, attività di ristorazione e di intrattenimento di qualità, sedi di istituzioni nazionali ed internazionali, sedi istituzionali e di organizzazioni di rappresentanza, o combinazione degli stessi, nonché attività sportive o ricreative, ed infine attività di produzione o scambio di servizi in genere. Il capitale sociale è stato fissato in 500mila euro. “Ciascun offerente – sottolineano – può manifestare interesse a sottoscrivere quote di partecipazione individuale nella misura minima del 2 per cento e nella misura massima del 90% del capitale sociale (per multipli di 2 per cento)”. Una apposita commissione, nominata dal presidente dell’Ente Autonomo Fiera di Foggia dietro indirizzo del Consiglio di amministrazione, procederà, alla valutazione delle manifestazioni di interesse pervenute secondo i seguenti criteri e pesi. Costituita la società “Foggia Fiere” s.r.l. l’Ente autonomo Fiera di Foggia stipulerà con la stessa un contratto di concessione di parte delle aree coperte e scoperte del quartiere fieristico. Il canone annuale sarà ridotto in misura pari ad euro 25mila annue per ogni risorsa umana acquisita, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, dalla pianta organica dell’Ente Fiere di Foggia. Tale riduzione del canone sarà revocata nel caso in cui, per qualsiasi ragione, i rapporti di lavoro del personale acquisito dall’Ente Fiere saranno risolti.
La sfida agli imprenditori foggiani
“L’attività fieristica – ha precisato Cannerozzi – pur avendo indubitabili riflessi di natura pubblicistica, costituisce una vera e propria attività industriale che, al pari di tutte le attività imprenditoriali, necessità, per poter essere esercitata efficacemente e per poter generare profitto, di investimenti che la proprietà pubblica (che pure ha assicurato la sua contribuzione alle spese generali di funzionamento e che certamente continuerà ad assicurarla anche in futuro) non ha potuto assicurare in ragione delle sempre più stringenti condizioni di bilancio in cui versano gli Enti territoriali di riferimento dei sistemi fieristici”. Il messaggio sibillino del comunicato viene precisato dallo stesso avvocato: “Il meccanismo attivato è tale per cui il territorio è sollecitato, deve mettersi in discussione – afferma -, dalle organizzazioni di categoria fino ai singoli imprenditori che magari vogliono diversificare la propria attività. Anche gli organizzatori delle manifestazioni fieristiche piuttosto che fittare spazi possono acquistarli. E ancora – continua – pure gli altri organizzatori nazionali possono essere interessati ad un importante riferimento nel Mezzogiorno d’Italia. Gli investimenti strutturali sono già stati fatti, e continueranno ad esserci. Non resta che capire se qualcuno vorrà davvero generare profitti – come è facilmente prevedibile – all’interno del quartiere..”.
Il caso Bari: un fallimento annunciato
“Bene ha fatto, dunque, la Regione Puglia a riordinare il sistema fieristico pugliese orientandolo ad un approccio industriale ed imprenditoriale, l’unico in grado di mantenere e rilanciare il ruolo indiscutibilmente centrale del quartiere fieristico per il sostegno e la promozione della nostra economia e del nostro territorio”. L’elogio riportato nel documento rischia tuttavia di cozzare con la cruda realtà. C’è un precedente preoccupante, infatti, che potrebbe minare la “fiducia” dei potenziali investitori: Un bando analogo a Bari è andato deserto. “Noi puntiamo in questa direzione – spiega Cannerozzi – ma è evidente che se non si dovesse presentare nessuno, saremo pronti a riperimetrare il bando così come è stato fatto a Bari”. Sicuramente questa sarà una delle ultime chance, l’alternativa è il fallimento di un sistema. Con la conseguente perdita di economia e occupazione: “Abbiamo legato la procedura alla tutela dei lavoratori – conclude Cannerozzi -, per non rischiare di disperdere le professionalità che si sono formate in 20 anni di attività”.