Tagli, questione meridionale, mobilità passiva. Sono questi i tre termini chiave ripetuti in maniera reboante durante il Forum sulla salute in Confindustria a Foggia. C’era tutto il gotha della sanità locale e una parte importante di quella regionale per discutere sul futuro di un tema strategico per una regione, la Puglia, che si appresta a lasciare sul terreno qualcosa come 240 milioni di euro.
La sanità non è un paese per “poveri”
Una mazzata enorme per la regione che dovrebbe trainare le sorti economiche del Mezzogiorno ma che non riesce più nemmeno a trattenere i propri pazienti sempre più in fuga dalle carenze di un sistema che fa acqua da tutte le parti. Sarà delicatissima la partita giocata sul terreno degli scontri: pubblico-privato e Nord-Sud. “Non possiamo permetterci di perdere una rete di servizi ed una importante fetta economica senza lottare”, ha affermato Paolo Telesforo, organizzatore dell’evento con il presidente di Confindustria Gianni Rotice. Nel “Patto della salute”, del resto, è già segnato un percorso che ha già in sé una connaturata vena politica, “propensa ad agevolare le regioni del Nord nella misura in cui permette a chi ha avanzi di gestione di trattenerli per ‘esigenze sanitarie’ piuttosto che cederle alle regioni che fanno fatica a tenere il passo”, ammette Antonio Battista, direttore sanitario degli Ospedali Riuniti. È questa la “nuova questione meridionale” sulla quale l’europarlamentare ed ex assessore pugliese alla Salute, Elena Gentile, ha promesso battaglia: “Rimpiango la fine prematura della mia esperienza da assessore perché avrei voluto terminare il percorso di convergenza tra il pubblico ed il privato, finalizzato al miglioramento della qualità della vita delle persone, vero indice economico di riferimento. Per questo – ha proseguito – lotterò affinché il depauperamento delle risorse nella sanità non vanifichi il buon lavoro che è stato fatto nella costruzione della rete di welfare”. Anche perché, in una regione dove il 70 per cento delle persone vive con un reddito inferiore a 26mila euro, l’equità sociale viene senz’altro accantonata: a curarsi saranno sempre più “solo” i benestanti, coloro che non hanno alcun problema a spostarsi in aereo alla ricerca dell’offerta di salute migliore.
Debiti, inefficienze e malaffare: così il sistema crolla
Ad irrompere a gamba tesa nel cahier de doléance degli stakeholders, il dirigente regionale Vincenzo Pomo. “Bisogna guardare in faccia alla realtà – ha spiegato -, in Puglia il 65 per cento delle prestazioni viene effettuato in soli 11 ospedali. Facciamo il triplo delle risonanze magnetiche della Germania, il doppio della Francia, e poi non abbiamo gli uomini per farle funzionare. Per di più, facciamo funzionare le grandi macchine 4 ore al giorno, mentre nei Paesi civili si va da un minimo di 8 ad un massimo di 24. E ancora, non si può pensare di buttare nella pattumiera, ogni anno, ben 280 milioni di euro di farmaci: siamo la regione che consuma più antibiotici in assoluto. Questo per dire che la sanità non ha bisogno di tagli, ma di una seria razionalizzazione della spesa“. Il rischio – ormai quasi concreto – è quello di perdere definitivamente la sfida con il Nord, “dove senza dubbio si fa meglio sanità”. Ed anche se “quest’anno la mobilità passiva si è ridotta con 6mila pugliesi in meno ad intraprendere i viaggi della salute”, il percorso è ancora lungo. “Si dovrebbe iniziare dall’eliminazione di una strozzatura evidente – precisa il sub-commissario ministeriale della Regione Campania, Mario Morlacco -, quella che prevede un tetto unico di spesa tra pubblico e privato. Così, anche se una clinica privata è un’eccellenza, non ritiene vantaggioso attrarre persone dalle altre regioni perché esiste un limite oggettivo alle prestazioni. Se a questo si aggiunge la necessità di avere più di 40 posti letto – pena la perdita dell’accreditamento – ci si rende conto della difficoltà di rispondere al meglio alle esigenze di salute del territorio. Nel pubblico, invece, la grande boiata è stata il blocco del turnover del personale”.
Emiliano: “Fuori i politici dalla sanità”
Le ingerenze della politica sulle Asl e sui policlinici sono state messe in evidenza da numerose indagini della magistratura. Per questo, il candidato governatore del centrosinistra, Michele Emiliano, ha voluto evidenziare il suo “manifesto”: “Bisogna buttare i politici fuori dalla sanità – ha affermato in via Valentini Vista Franco -, ci metterò la faccia su questo e non scaricherò la responsabilità sugli assessori”. Un po’ quello che aveva dichiarato l’attuale governatore Nichi Vendola dopo l’ennesimo “turnover” sullo scranno da 7,5 miliardi di euro. Una cosa è certa: il tema esiste ed è pregnante. E non si limita solo alla Puglia, ma il riferimento si allarga anche alle intese Stato-Regioni sulla ripartizione delle risorse del Sistema sanitario nazionale (e dei tagli). “Non si possono violare i patti con i cittadini del Mezzogiorno in cambio di qualche ‘merendina’ – ha precisato -. L’impegno deve essere quello di ridurre i viaggi della speranza con il ricorso alle risorse del privato, altrimenti siamo condannati. Da parte mia – conclude -, se sarò governatore, metterò in ordine i conti della sanità – conclude – così come ho fatto con il Comune di Bari”.
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