Non se l’aspettava nessuno la decisione presa in Consiglio dei ministri con cui il governo ha riscritto le regole dell’Imposta municipale sui terreni di montagna, tornando di fatto alla vecchia classificazione Istat in vigore prima che arrivasse il dm 28 novembre 2014 da cui si è generato il caos normativo degli ultimi mesi. C0sì, 3.456 comuni (considerati totalmente montani in base ai criteri di montanità stabiliti da una legge risalente al 1952) i terreni agricoli (nonché quelli incolti) saranno del tutto esentati dal pagamento dell’imposta. Ad intervenire immediatamente sul tema, i deputati del Pd Colomba Mongiello (componente della commissione agricoltura alla Camera) e Michele Bordo (presidente della commissione Politiche Ue a Montecitorio): “Il Governo ha compreso la fondatezza delle istanze provenienti dai parlamentari e ha definitivamente esentato dal pagamento dell’IMU sui terreni agricoli dei territori montani di circa 3.500 paesi”.
“Il decreto – continuano – esenta tutti i comuni montani e, nei comuni parzialmente montani, l’esenzione è garantita ai terreni di proprietà o in affitto a imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti – continuano Mongiello e Bordo – Si è, così, allargata la platea dei comuni esenti tutelando il comparto economico, l’agricoltura, che garantisce anche la tutela del territorio dai rischi idrogeologici. Il Partito Democratico, in particolare, è stato capace di mettere in campo un’azione politica efficacemente orientata alla coesione territoriale e sociale, a scapito delle pur pressanti esigenze del bilancio dello Stato. Alle aziende agricole montane è, ora, offerto un ‘bonus’ fiscale che contribuisce a superare le difficili condizioni di contesto, geografico ed infrastrutturale, in cui operano – concludono Mongiello e Bordo – ed ai sistemi economici montani è offerta l’opportunità di recuperare competitività economica”.
