Resa forzata per il rifugio a nome “Il Paradiso di Giotto” che con sforzi e sacrifici l’associazione animalista “Gli amici di Balto” ha messo in piedi a Cerignola. “Lo abbiamo detto tante volte, ma questa è davvero l’ultima. Siamo destinati a chiudere”, lo sfogo amaro del presidente Chiara Valentino. Attraverso i canali social annunciava giorni fa la fine imminente delle attività e a l’Immediato chiarisce il quadro della situazione assai precaria. Sotto il peso dei debiti e senza fondi, anche per via del mancato e poco puntuale sostegno economico che le convenzioni stipulate con i Comuni avrebbero dovuto garantire, con circa 70 ospiti a quattro zampe da sfamare e curare il rifugio è al collasso. Nella fine d’anno colpita dall’emergenza neve, la polmonite virale ha ucciso 40 cani, sia cuccioli che adulti. Un colpo letale per lo spirito dell’iniziativa sorta circa 7 anni fa, prima attraverso una caparbia opera di sensibilizzazione della popolazione alla pratica delle adozioni dei trovatelli a quattro zampe, poi strutturatasi negli anni, riuscendo a ottenere uno spazio dedicato e adeguato all’interno dell’ex Macello comunale di Cerignola, oggi adibito, grazie al supporto dell’ente locale e dell’Asl foggiana, a ricovero temporaneo per i randagi del territorio destinati all’adozione.

“Ora ci siamo dotati di un impianto di luci riscaldanti, che è costato 700euro ma non abbiamo più forze economiche per andare avanti, per sostenere le staffette per sfamare e accudire i cani. Non accettiamo più ricoveri temporanei e stiamo cercando di garantire adozioni a tutti i cani attualmente ospitati”, racconta Chiara. Tra i randagi del rifugio ci sono anche 7 cani che provengono dal territorio di Stornarella. Malati e sottoposti a cure, non possono essere reimmessi nel territorio ma il Comune convenzionato con l’associazione non ne vuole sapere di saldare il conto, racconta Chiara. “Il 12 dicembre scorso al Comandante della Polizia Municipale di Stornarella, che è il dirigente nostro referente, abbiamo protocollato una ricevuta per il pagamento di 1039 euro, più un rimborso spese di 170 euro per le volontarie di Stornarella che hanno organizzato le trasferte. Questi cani sono sulle nostre spalle, noi li sfamiamo e curiamo, ma il comune continua a non pagarci”.
Mancanze e ritardi che interessano anche il Comune di Cerignola (che fornisce la scorta mensile di 50 sacche di croccantini) e che pesano gravemente sul destino del rifugio. Positiva resta invece la collaborazione con il Comune di Stornara, che ha provveduto anche a dotare il rifugio cerignolano di due ulteriori box. “Andiamo avanti con le donazioni dei benefattori e con l’aiuto dei tanti privati cittadini che ci sostengono e che si prodigano per fare da stallo ai trovatelli che non riusciamo ad ospitare, ma un rifugio del genere non si può mantenere solo sul volontariato. Quello che ho capito interfacciandomi con i vari Comuni per questo progetto che a fatica abbiamo portato avanti – la denuncia dell’animalista – è che i canili per i Comuni sono un business e che ci sono dirigenti, è un discorso che vale per l’intero territorio regionale, e mi assumo la responsabilità di quello che dico, che trovano conveniente pagare i canili. C’è chi specula sul fenomeno sociale del randagismo, l’accusa de “Gli amici di Balto”, delusi dal fronte istituzionale anche a livello regionale. La modifica della legge in fatto di randagismo e tutela degli animali non ha prodotto i risultati sperati, ma ha semmai aggravato le condizioni del fenomeno, trasferendo ai Comuni, che “già hanno difficoltà a gestore i canili lager”, le spese di cura che prima erano a carico dell’Asl. “È crollato tutto” e a Chiara non resta che annunciare tristemente la fine di una realtà costruita a fatica, un rifugio sanitario da 200 adozioni l’anno che è un fiore all’occhiello per l’intera Puglia.