Caro Attilio, ho letto con interesse le tue dichiarazioni apparse il 28 gennaio su I’Immediato e ti rispondo, con questa mia, non tanto per utilizzare il diritto di replica che mi spetta, ma giusto per fare l’opportuna chiarezza su alcuni punti.
Ci conosciamo da trent’anni Attilio. Non uno, trenta. E in questi trent’anni, direttamente prima e indirettamente poi, sei stato tra i primari consulenti non solo del Don Uva, ma di quasi tutte, se non tutte, le strutture sanitarie accreditate con il S.S.N. di Capitanata, comprese quelle che fanno capo al mio gruppo. Tu non immagini neppure la gioia che il settore della sanità privata ha provato alla tua nomina a direttore generale. “Finalmente una persona competente, una persona che viene dal settore, che conosce i problemi che ci affliggono”. Immagina la delusione nello scoprire che tutto questo know how non è servito a niente, anzi.
Mi accusi di aver fatto riferimenti volgari. Quando mai la verità è volgare anche se si tratta di una “nuda” verità? Non mi sembra volgare chiedere un parere così come tu stesso hai fatto chiedendo alla Regione se esistessero i requisiti per sospendere i nostri accreditamenti. Mi sono limitato a chiedere anche io un parere, ovvero, se esistono criteri di incompatibilità tra il ruolo da te ricoperto e gli incarichi di consulenza che per anni hai svolto personalmente prima e ora tramite tuo figlio, stimato professionista, in base al Decreto Legislativo 8 aprile 2013 n. 39, capo V, art. 10*. Consulenze che non si limitano al Don Uva, ma che si estendono, tra gli altri, anche al Gruppo Telesforo che presiedo. Tutti gruppi la cui attività è convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale. Come si poteva fare a meno della consulenza di un tecnico come Manfrini per sapere cosa e come si poteva fare nella migliore osservanza delle norme che disciplinano il settore? Una domanda che mi posi allora e mi ripongo a maggior ragione oggi senza, peraltro, entrare nel merito della questione. Giudicherà chi ne ha titolo e competenza.
Nessuna minaccia, nessun coinvolgimento di altre persone di famiglia Attilio, se proprio qualcuno deve essere chiamato in causa, quella persona è il tuo braccio destro Pippo Liscio e non stiamo qui a dirci il perché.
Ti invito, inoltre, ad essere preciso quando fai dichiarazioni alla stampa. Non puoi mistificare la realtà come hai fatto asserendo che siamo stati chiamati a firmare il contratto a giugno senza spiegare il corollario di eventi e situazioni che ci sono intorno. Io conservo, e gelosamente, tutto lo scambio di mail avvenuto tra di noi. Come fai a non ricordare?
Sulla questione tecnica dei due milioni di euro tagliati alla Sanità accreditata di Capitanata non spetta più a noi cercare il responsabile di questo taglio irragionevole ma ai tavoli tecnici. Tu scarichi sulla Regione le colpe e te ne lavi le mani, ma noi sappiamo bene entrambi che hai fatto in modo che questo accadesse. E questo lo hai anche dichiarato in una trasmissione televisiva, “Chiaro di Luna”, asserendo che non ti assumi le responsabilità che il tuo ruolo richiede per paura di essere chiamato a rispondere alla Corte dei Conti per i danni provocati. Ma non dubitare, ti chiameranno senz’altro.
Trovo poi miserevole il tuo commento sul fatto che non licenzieremo i lavoratori. Non è certo nostra intenzione, ma noi abbiamo un unico cliente, la Asl, e se tu riuscissi a farci sospendere l’accreditamento non vedo in quale modo l’azienda potrebbe sopravvivere. A questo non ci hai pensato o non ti è chiaro qualcosa?
In ultimo voglio smentire, ormai ci sono abituato, una tua affermazione. Hai detto che né tu e né i funzionari dell’Asl siete stati invitati al Forum sul Patto della Salute. Questo non corrisponde al vero perché molti tuoi funzionari, evidentemente interessati al tema, erano presenti mentre la tua segreteria ha glissato sul motivo della tua mancata presenza.
Beh, cosa dire. Apprendo con sollievo che dopo che scadrà il tuo mandato non lavorerai più nel campo della sanità pubblica ma per un gruppo privato che si occupa di meccanica, forse un campo a te più congeniale.
*DECRETO LEGISLATIVO 8 aprile 2013, n. 39, capo V art. 10
Incompatibilità tra le cariche direttive nelle aziende sanitarie locali, le cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati e lo svolgimento di attivita’ professionali 1. Gli incarichi di direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo nelle aziende sanitarie locali di una medesima regione sono incompatibili: a) con gli incarichi o le cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dal servizio sanitario regionale; b) con lo svolgimento in proprio, da parte del soggetto incaricato, di attivita’ professionale, se questa e’ regolata o finanziata dal servizio sanitario regionale. 2. L’incompatibilita’ sussiste altresi’ allorche’ gli incarichi, le cariche e le attivita’ professionali indicate nel presente articolo siano assunte o mantenute dal coniuge e dal parente o affine entro il secondo grado.
Paolo Telesforo (presidente Confindustria Sanità Foggia)