“La Buona scuola: come difendersi dal Gender?”. La domanda è il titolo di un incontro organizzato dalle associazioni La Manif Pour Tous Foggia, il forum delle associazioni familiari della provincia di Foggia presso i locali adiacenti la chiesa di Gesù e Maria. Con la partecipazione dell’assessore alla pubblica istruzione Carla Calabrese e il patrocinio del comune. L’esponente della giunta è nella bufera, in rete si è scatenato il putiferio per la sua presenza in un dibattito dal contenuto spinoso, l’ideologia “gender”, che secondo alcuni sarebbe una sorta di invenzione delle associazioni cattoliche, una distorsione rispetto a una serie di studi sul tema del maschilismo che, attraverso il patriarcato, ha imposto per millenni il controllo sociale su donne e infanzia, reprimendo le diversità e quindi

anche l’omosessualità. L’assessore, che dichiara di essere stata mandata lì dal sindaco, replica: “Nessun contenuto discriminatorio durante l’incontro” ma le posizioni si dividono anche nel mondo cattolico ed è scontro aperto fra esponenti di partito. Il consigliere di Ncd Giannicola De Leonardis difende a spada tratta l’incontro: “Sono sconcertato, e amareggiato per la reazione scomposta e intrisa di intolleranza del partito democratico al convegno organizzato lo scorso 5 febbraio.
Spingersi a intimare al vescovo di vietare queste manifestazioni nelle chiese vuol dire essere ostaggio dei peggiori pregiudizi e dell’ipocrisia di chi apparentemente manifesta attenzione e apertura ai mutamenti in corso nella società, ma di fatto vuole osteggiare e impedire l’espressione di un pensiero diverso dal suo”. Segue la difesa della vita e della famiglia tradizionale “nel dna non solo del Nuovo centrodestra ma anche di un gran numero di persone che credono in determinati valori e hanno pieno diritto di partecipare liberamente a un convegno”.
Lia Azzarone (Pd): “L’arcivescovo vieti questi incontri”
“Da cattolica e foggiana mi vergogno e chiedo a monsignor Pelvi di vietare queste manifestazioni nelle chiese”, scrive molto severamente Lia Azzarone, responsabile organizzazione della segreteria provinciale del Pd di Capitanata. “Non giudico chi ha orientamenti sessuali diversi dai miei, mi vergogno che una chiesa abbia ospitato una manifestazione volgarmente razzista. Sono foggiana e sono allibita per la propaganda omofobica fatta durante la messa, mi vergogno dell’assessore comunale alla pubblica istruzione Carla Calabrese, mi rattrista leggere e ascoltare parole di odio verso chi è diverso da me”. Segue l’invito all’arcivescovo Pelvi perché vieti queste manifestazioni nelle chiese. Lia Azzarone (Pd): “L’arcivescovo vieti questi incontri”
Forza Nuova: “Il Pd odia quello che non è sua ideologia”
Dura la replica di Forza Nuova: “La responsabile provinciale dell’organizzazione Pd Lia Azzarone denota una superficialità imbarazzante. L’esponente politico piddino contesta l’incontro tenutosi a Foggia il cui relatore è stato l’avvocato Gianfranco Amato presidente nazionale dell’associazione giuristi per la vita”. Definiscono “infame tacciare indirettamente le oltre trecento persone la maggior parte dei quali suoi concittadini che hanno assistito all’incontro di omofobia, anzi, è vero il contrario, il Pd odia tutto ciò che non inneggi alla sua ideologia”.
Molti esponenti di Fn erano presenti all’incontro svolto per accendere i fari sul tentativo del Ddl Scalfarotto “di imbavagliare ogni dissenso in tema di difesa della famiglia tradizionale, una vera e propria legge liberticida, una dittatura del pensiero a trecento sessanta gradi”.
Sdegnati de Santis e Lusi
L’ex consigliere comunale Leonardo de Santis chiede le dimissioni dell’assessore e aggiunge: “Non ci turba e non ci stupisce che ci siano anche a Foggia settori retrivi ed integralisti del mondo cattolico che fanno professione di fanatismo. Ci preoccupa e ci indigna che vi aderisca entusiasticamente chi ha –proprio in quel settore- delicatissime responsabilità pubbliche”.
La dirigente Pd Patrizia Lusi: “La partecipazione di un assessore comunale che nel suo ruolo istituzionale deve rappresentare tutta la comunità, rende ancora più grave l’oltraggio che è stato perpetrato alla città di Foggia che non discrimina in base al sesso di appartenenza, che non esclude in base alle preferenze sessuali, che tende al l’inclusione del diverso (ma diverso da chi poi?) e deve fare delle differenze (di qualsiasi genere) la sua forza e la sua ricchezza”.
La psicologa: “Le famiglie vogliono conoscerci”
Ma quanto sono diffuse nelle scuole certe reticenze e “oscurantismi”? Veramente si redigono i piani dell’offerta formativa sotto la pressione di queste famiglie che dissentono dalla celebrazione della giornata dell’omofobia, per esempio, o evitano l’educazione alla sessualità? L’Immediato ha sentito Giulia De Leonardis, psicologa presso uno dei consultori Asl di Foggia: “Da anni faccio educazione alla sessualità nelle scuole, dalla Bovio al Marconi al Volta e non ho trovato grande ostruzionismo delle famiglie in questo senso, a parte alcuni testimoni di Geova. Anche la sensibilità verso la diversità va aumentando. Penso che la buona scuola sia quella che insegna il pensiero critico, la sessualità legata all’affettività. Le associazioni cattoliche, che ora si criticano, sono sempre state promotrici di cultura in questo senso. In ogni caso qualche genitore prima di far frequentare i corsi ai propri figli ha voluto conoscermi”. E dell’ideologia gender che dice? “La conosco poco”.
Roberta Marasco, assistente sociale alla Asl di Orta Nova, parla di “scuola pubblica che deve essere trasversale e andare incontro alle esigenze di tutti, chiaramente vanno rispettate anche le diverse sensibilità dei genitori”. Dimissioni per l’assessore? Rosa Cicolella (presidente della commissione regionale pari opportunità della Puglia) parla di “scelta che va contro le indicazioni e le aperture di papa Francesco. Quella di gender è una condizione umana su cui c’è bisogno di confronto, un assessore deve dare un modello di unità e non dividere, ma non ne farei una crociata. Di fronte ai problemi di coscienza non mi interessano le dimissioni”. Rita Amatore, responsabile donne Acli, ritiene “giusta la polemica e molto superficiale la partecipazione dell’assessore, un ruolo che ricopre per la prima volta, quindi lascio un margine di errore”.