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Home » Del Carmine scrive a Emiliano: “Degrado totale al carcere di Foggia, intervenga il Garante”

Del Carmine scrive a Emiliano: “Degrado totale al carcere di Foggia, intervenga il Garante”

Di redazione
22 Febbraio 2018
in Lettere
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Caro Michele,

come conoscitore della situazione carceraria a Foggia, avendo organizzato, in passato,  in qualità di assessore, molte iniziative ludiche, oltre che sui diritti negati; come cittadino e soprattutto come uomo, ebbi modo di esprimere enorme soddisfazione per la decisione della Regione Puglia di istituire la figura del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. Ma, a distanza di anni dal suo insediamento, credo di poter dire, senza essere smentito, che si sia trattato di un totale fallimento. Personalmente, non mi ritengo un garantista, ma neanche un giustizialista, credo però molto nella certezza della pena  ma, nel contempo, ritengo che il carcere non sia una discarica sociale. 

Ovviamente, come sai benissimo, la scelta (meritoria), di istituire la figura del Garante, non bastava da sola, come iniziativa, a risolvere le problematiche che interessano le istituzioni carcerarie poiché le condizioni di degrado del servizio carcerario sono oggi riconducibili ad una più generale carenza strutturale (oltre che infrastrutturale), inerente anche i servizi cosiddetti “basilari”. Spesso da amministratore ho denunciato con forza, come il Governo precedente abbia più volte ignorato il gravissimo stato di disagio in cui versa il sistema penitenziario, con un numero di detenuti nettamente superiore alla capienza degli istituti disponibili (67.800 detenuti a fronte di circa 43mila posti disponibili) e con una  endemica carenza del personale di Polizia Penitenziaria. Come  dichiarato in molte occasioni dai sindacati appartenenti alla Polizia penitenziaria), possiamo senza dubbio affermare che il sistema penitenziario nazionale è saltato. Ed a pagarne le conseguenze, molto spesso, sono anche i lavoratori di polizia penitenziaria.

Michele Emiliano
Michele Emiliano

Avendo avuto modo di interessarmi e di seguire con attenzione la situazione carceraria in Capitanata – in quanto convinto, da sempre, che il carcere debba essere il luogo in cui contrastare la ”cultura” delinquenziale e incentivare la rinascita del detenuto, così come intesero i padri fondatori della Costituente, e non una sorta di “gabbia”, nella quale non sia possibile perseguire alcuno scopo di recupero – ritengo opportuno ed urgente trasmetterti alcune considerazioni al riguardo.

Possiamo constatare come la situazione negli istituti di Capitanata sia al limite della sopportabilità. L’ultima denuncia del S.A.P.P. (Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria), sottolinea come “la grave situazione di fatiscenza del penitenziario foggiano rischi di compromettere la salute e l’incolumità dei detenuti e del personale di polizia penitenziaria”. La casa circondariale di Foggia attualmente ospita 545 detenuti, di cui 30 donne e 7 semiliberi a fronte dei 345 posti regolamentari. Inoltre, i detenuti hanno aderito simbolicamente alla giornata di mobilitazione proclamata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione delle carceri. Ed anche i problemi da loro evidenziati, sono gli stessi  che affliggono tutte le carceri italiane, riconducibili a problematiche di sovraffollamento e di carenza di personale e strutturali.

Ciò che più sorprende è il dover constatare come la Capitanata sia, di contro, assai ricca di istituti carcerari inutilizzati: va da sé che gran parte del degrado in cui lasciamo che vivano i detenuti, si potrebbe evitare se solo divenissero funzionanti alcune di queste strutture già realizzate, come quella di Castelnuovo della Daunia, che attende di essere utilizzata da oltre 15 anni. Una struttura super-arredata e mai inaugurata, o come quella di Apricena, costruita negli anni Ottanta, anch’essa mai utilizzata. E sono tante altre, in provincia di Foggia, le strutture di cui non si sono perse le tracce: dal plesso di Accadia, consegnato nel  ’93 e mai utilizzato a quello di Bovino (120 posti); da quello di Orsara di Puglia a quello di Volturara Appula (45 posti, incompiuto). Insomma, una  sperpero di denaro pubblico intollerabile.

carcere-foggiaDi questi problemi posso (con orgoglio) affermare di essermi occupato sempre e con continuità, insieme alle iniziative messe in campo dai radicali foggiani. E nonostante sia certo che al Garante Regionale, non siano ignoti persino i dettagli della nostra situazione (o comunque sia dotato di tutti gli strumenti per informarsene compiutamente), ritengo opportuno (anche da un punto di vista prettamente simbolico) che tu venga a visitare al  più presto il carcere dauno, non soltanto per verificare “de visu” le attuali condizioni carcerarie ma anche e soprattutto per evidenziare come il governo della Puglia non intenda lasciare i cittadini detenuti, privi della tutela dei diritti umani  elementari di cui è nostro dovere pretenderne il rispetto.

Spero, pertanto, (annunciandoti, inoltre, di voler inviare anche al nuovo Ministro una nota informativa sulla situazione delle carceri), che vorrai trasmettere questa mia richiesta, che nasce da una esigenza che sento profondissima e urgente, al Garante Pietro Rossi affinchè possa al più presto visitare il carcere di Foggia, per ascoltare dalla viva voce di coloro che vi sono rinchiusi, la testimonianza di ciò a cui oggi destiniamo i cittadini che hanno commesso reati: una condizione di morte sociale e civile che rischia di lasciare in ognuno dei rei, una impronta profondissima e indelebile poiché, così come funzionano oggi, le prigioni non sono centri rieducativi, ma vere e proprie scuole del crimine, dove spesso, chi vi entra mansueto come un agnello, ne esce poi feroce come un leone, carico di odio e rancore nei confronti delle istituzioni. Chi esce dal carcere non è “recuperato”, tutt’altro, la sua prigionia gli ha consentito di fare “carriera” (criminale), rendendo, in tal modo, meno sicura la  comunità che dovrà accoglierlo al momento della sua liberazione e dopo che avrà pagato il suo debito con la giustizia. Il nostro impegno, da uomini ”liberi”, dovrà essere proprio quello di evitare che tutto ciò si verifichi. E se non ci adoperiamo in tal senso, come potremo pretendere che chi non ha mai conosciuto la Giustizia non commetta ingiustizie?

Certo della considerazione che intenderai riservare a questa mia richiesta, e di una tua eventuale risposta, ti saluto

Con stima ed affetto.

                                                        Lino del Carmine

Tags: capitanataCarcere FoggiaFoggiaMichele Del CarmineMichele EmilianoPuglia
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