“L’idea è venuta dall’amministrazione comunale e da alcuni dirigenti: un piano dei chioschi che conceda ai più antichi, quelli che pagano il suolo pubblico e hanno la licenza, una struttura stabile in un luogo della città in cui operano da anni”. Oggi nessuna bancarella che vende frutta e verdura ha la possibilità di avere una tettoia e un luogo più riparato dalle intemperie in cui vendere la merce. Mimmo (nome di fantasia) fa questo mestiere da oltre un decennio: “Ne siamo almeno una ventina, ci hanno detto che puntano a sette, otto chioschi ma sono pochi. Eppure il Comune avrebbe solo da guadagnarne, noi pagheremmo anche di più. Ma chi l’ha detto che ci dobbiamo spostare nel negozio, io i clienti ce li ho qua”.
Negli ultimi mesi il braccio di ferro fra l’amministrazione comunale e gli abusivi ha portato alla rimozione di alcune strutture che, in qualche caso, sono ricomparse qualche giorno dopo. Sono nell’occhio del mirino i fluttuanti delle vendite. Nel frattempo dal mercato Rosati le lamentele dei venditori sono arrivate fin nelle alte stanze del Comune. L’idea sarebbe quella di organizzare forme di protesta se l’amministrazione non dà un taglio all’abusivismo.
Le storie dei mercati rionali e organizzati si incrociano con quelle delle bancarelle sparse per Foggia. Mimmo ha una sua linea: “Se tu gli proponi il chiosco magari qualcuno ti dice di sì, almeno inizi a fare un po’ di pulizia, fai un specie di elenco di chi vende regolarmente e chi non lo fa, se c’è qualcuno che non è in regola e se ci sono delinquenti, che poi io non conosco. Sono persone che stanno in mezzo alla strada, questo è un mondo di m… io parlo per me”.
Non hanno rappresentanti o portavoce gli ambulanti che ogni sera sbaraccano: “Ma possiamo fare questa vita? Così ci ammazzano. Ho messo una tettoia qualche anno fa ma non potevo, c’è un procedimento penale ancora in corso… dove sta scritto che devo tenere un tendone da cambiare ogni settimana in una città ventilata come Foggia. Al mercato hanno i pilastrini, non devono smontare ogni sera…”.
Per 10 mq si paga oltre 500 euro l’anno di occupazione di suolo pubblico, lui lo fa regolarmente, altri come lui chiedono una sistemazione migliore: “Certo la monnezza la trovi sempre, quello che vende dal portabagagli della macchina, quello con i latticini per strada, qualcuno anche il pane. Bisogna insistere nei controlli”.
La loro categoria non è tutelata e rappresentata, diversamente dal nutrito drappello dei venditori ai mercati. Sono quelli che osteggiano i chioschi? “Non vado mica a mangiare a casa loro, dobbiamo campare tutti” risponde imprecando.
Alcuni posti sarebbero disponibili presso il mercato di viale Pinto, al Ginnetto in zona Sala Bingo, al mercato del Carmine vecchio da rifare. Il problema è che non tutti vogliono cambiare zona e, nel frattempo, spuntano bancarelle come funghi. Com’è sempre stato, oggi anche di più non solo per la propensione a infischiarsene dei controlli ma anche per farsi sentire, in qualche modo. Mimmo lo dice dall’inizio: “Cominciassero a sistemare i chioschi…”.