“È giusto l’appello della Mongiello. Dobbiamo difendere i nostri prodotti. Aspettiamo che le indagini facciano il loro corso”. È la replica del sindaco Antonio Giannatempo all’appello della vice presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della contraffazione Colomba Mongiello, in merito alle notizie del maxi sequestro di alimenti operato dai Carabinieri del NAS di Pescara ad Avezzano. Ha suggerito al sindaco di Cerignola di valutare la costituzione di parte civile del Comune, qualora dovesse aprirsi un procedimento penale “perché il territorio e le centinaia di produttori e commercianti onesti di quell’area produttiva meritano di essere difesi dall’intera comunità”.

Nel laboratorio clandestino di conserve vegetali veniva, infatti, praticata la falsa etichettatura di olive provenienti da Cerignola, universalmente riconosciuta come terra di produzione di eccellenza per l’olivicoltura nazionale, con la denominazione di una ditta fantasma. L’operazione dei Nas di Pescara ha portato al sequestro di 15 tonnellate di alimenti in cattivo stato di conservazione (olio extra vergine di oliva, olio di semi di girasole, olio di palma, olive in salamoia, frutta secca, conserve vegetali, pesce essiccato), per un valore di circa 2milioni di euro, nell’ambito di controlli in tema di sicurezza alimentare. Si tratta di prodotti provenienti da Cerignola e anche da altre zone geografiche, incluse partite rubate, stando alle notizie apprese dai Nas provinciali di Foggia, in contatto con il nucleo di Pescara.
I militari hanno inoltre sequestrato 800 etichette, materiale per il confezionamento e documentazione da cui si evince che lo stabilimento riforniva bar e ristoranti della zona. I militari hanno sottoposto a sequestro il fabbricato rurale di proprietà di un 50enne di Cerignola, al cui interno erano stipati prodotti in pessimo stato di conservazione e confezionati irregolarmente. Un laboratorio di lavorazione e confezionamento di conserve vegetali e prodotti alimentari in salamoia, ritenuto abusivo e privo dei requisiti igienico-sanitari e strutturali regolamentati dalla normativa vigente. Nel cortile, i militari hanno rinvenuto fusti di plastica di circa 150 kg ciascuno contenenti olive e oltre al sequestro dello stabilimento, composto da due distinti immobili, collegati da un’area esterna, adibiti a laboratorio e deposito, è stato sottoposto a sequestro anche l’armamentario di attrezzature per il confezionamento e un veicolo. Tre persone, compreso il cinquantenne di origini cerignolane, sono state denunciate per frode in commercio e detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione, stando a quanto appreso dal comunicato diffuso dalle fonti giornalistiche abruzzesi.

La cautela del primo cittadino di Cerignola rispetto alla vicenda è dettata anche da un precedente episodio che ha comportato un danno d’immagine per la produzione agroalimentare e l’economia locale e scaturito da un facile allarmismo. “In un’altra vicenda – ricorda il sindaco, pur ribadendo la necessità di difendere gli interessi degli operatori onesti -, un caso di presunta intossicazione si è rivelato essere un falso allarme, per la cattiva conservazione del barattolo di olive da parte dei consumatori”. Il riferimento è alla vicenda che nel 2011 vide protagonisti i fratelli Gaudiano e la loro azienda agricola biologica specializzata in confezionamento per l’alta gastronomia, finita nel mirino delle autorità sanitarie finlandesi in seguito ad un ricovero in ospedale per intossicazione da botulino, che si è poi dimostrato, all’esito dei risultati di laboratorio sui prodotti alimentari, del tutto indipendente dallo stato di confezionamento, ma dovuto piuttosto alla cattiva conservazione domestica.
“Vorrei sapere di chi si tratta se si tratta di un soggetto aduso a fare queste cose. Per le informazioni comunicate dai Nas e rese da fonti giornalistiche, non si può certo esprimere un’opinione”, il commento di Franco Demonte della “Cooperativa Oliva Coop Bella di Cerignola sca”. “Si verifica spesso che queste vicende si concludano con un nulla di fatto. Io personalmente sono stato vittima presso la Cooperativa di un episodio di questo genere. Ci fu un controllo per fusti riposti nel cortile, ma prima di stendere il verbale chiesi se si potesse effettuare il controllo sanitario dei prodotti, che risultarono poi integri e quindi venne scongiurato il sequestro perché non furono riscontrate anomalie. Colomba ha ragione e ha fatto bene a difendere la qualità delle nostre produzioni, ma senza sapere i fatti non possiamo esprimere giudizi e costituirci parte civile come Comune. Non lancerei allarmi senza conoscere bene i fatti”, ribadisce l’ex consigliere provinciale.
