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Home » Parla il re degli edili Donato Calice: “Giannatempo ha fallito ma può andare in Regione. Sgarro? Forse non è ancora pronto”

Parla il re degli edili Donato Calice: “Giannatempo ha fallito ma può andare in Regione. Sgarro? Forse non è ancora pronto”

Di Roberta Fiorenti
22 Febbraio 2018
in Politica
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Donato Calice

Il richiamo alla sinergia pubblico-privato e al ruolo sociale dell’imprenditoria locale nel governo della comunità è una costante della propaganda elettorale a Cerignola, dove la politica alla prova del voto è stata presa in parola. Tant’è che la competizione per il rinnovo dell’esecutivo vede apertamente schierati in campo i magnati del marchio leader del canale drug (Proshop), la famiglia Grieco, a sostegno del candidato sindaco del centrosinistra Tommaso Sgarro, e i maggiorenti dell’agroindustria a marchio Castellano, a sostegno del candidato sindaco del centrodestra Paolo Vitullo. La presenza nelle liste di componenti delle due famiglie imprenditoriali (Francesco Grieco per “Cerignola civica”, Daniela Castellano per Forza Italia), con la sovrapposizione tra ruolo dell’imprenditore e ruolo politico, se per certi versi non scandalizza non è certo esente dal giudizio di opportunità, dovuto al comune cliché del conflitto di interessi tra politica e imprenditoria. Sulla questione si è espresso un altro imprenditore che non ha mai rinunciato al suo ruolo di “consigliere politico”.

L’ingegnere Donato Calice boccia i colleghi imprenditori e si tiene aperte tutte le porte nella diplomatica lettura della competizione che si avvicina alle urne. A capo dell’impresa edile Cadinvest srl, non è solo uno dei maggiori attori economici del comune ofantino, ma è anche profondo conoscitore delle vicende del Palazzo del governo cittadino. È stato amministratore nella cosiddetta Prima Repubblica. Era quello il periodo in cui si metteva mano al piano regolatore generale. La sua è una visione a 360° sulla vita socio-economica e politico-amministrativa della sua città, per l’esperienza che gli ha consentito di sviluppare una certa capacità di analisi dei fattori di sviluppo delle comunità della provincia.

Assessore a soli trent’anni e nei banchi del Consiglio comunale per qualche tempo, prima di mettere in piedi la sua attività imprenditoriale, maggiormente operativa nell’edilizia, ma che non disdegna di diversificare e delocalizzare i suoi interessi con la trasformazione di prodotti ortofrutticoli e filiali del gruppo di imprese edili a Lodi. È stato tra i principali sostenitori della ricandidatura a sindaco di Antonio Giannatempo e il primo a recitare il de profundis del suo governo, quando puntarono i piedi i dissidenti della maggioranza che chiedevano l’azzeramento delle deleghe assessorili e in una lettera aperta l’ingegnere li definì “ladri di polli”. Ecco il resoconto dell’intervista rilasciata a l’Immediato.

Dai palchi dei comizi di questa campagna elettorale si invoca, da destra a sinistra (pacchetto delle civiche incluso), l’attivazione di sinergie pubblico-privato, in ogni settore del governo, col richiamo al ruolo sociale dell’imprenditore. Come giudica questo appello? Si sente chiamato in causa?

Lo giudico positivamente, ma ognuno deve stare al suo posto. L’imprenditore al suo posto di imprenditore, il politico deve avere il suo ruolo pubblico. Questo non vuol dire che non ci possano essere, anzi sono auspicabili, tutte le sinergie possibili e immaginabili, però senza conflitti di interesse. Ho abbandonato la politica attiva oltre vent’anni fa. Nonostante poi la passione politica rimane, mi sono reso conto che o facevo l’imprenditore o facevo il politico.

È ravvisabile per le famiglie dell’imprenditoria locale che hanno deciso di schierarsi apertamente in questa competizione elettorale? 

Non condivido in linea di principio una presenza imprenditoriale nella politica. Può esser considerata, al di là di tutte le buone intenzioni, per carità, non è che possiamo fare un processo alle intenzioni, un’intromissione un po’ ingombrante.

In che senso? Un accordo stipulato fin dal momento iniziale di una campagna elettorale tra una cordata politica e imprenditori che si impegnano a sostenerne l’elezione, può generare, a seguito dell’eventuale successo elettorale, pretese, pericoli per le autonomie decisionali della politica, a suo giudizio?

Un imprenditore, per sua natura, deve tutelare gli interessi che porta avanti con la propria azienda, per cui, se è troppo schierato o da una parte o dall’altra, può essere una presenza un po’ ingombrante.

E lei, è mai stato una presenza ingombrante?

Sempre (ride di gusto). Nonostante la mia decisione di stare fuori dalla politica, tentano sempre di tirarmi dentro per la giacca e per il maglione. Non ce la faranno.

Il sindaco Giannatempo
Il sindaco Giannatempo

Non è mai sceso in campo a sostegno di un candidato sindaco?

Assolutamente. Ho appoggiato dichiaratamente Giannatempo alle passate elezioni, ma nel mio ruolo, senza intromissioni.

Intende nelle liste?

Né nelle liste, né facendo finanziamenti o altro. È stato un appoggio di natura amichevole.

Ha amici questa volta? Qualcuno ha tentato di sedurla, elettoralmente, chiedendole esplicitamente il suo sostegno?

Tutti (sorride). Il mio ruolo e la mia disponibilità nei confronti di qualsiasi amministrazione resta quello di mettere a disposizione la mia esperienza, sia di natura professionale che amministrativa, e credo che chiunque vada a governare questa città, fino a quando io sono presente sul territorio, di un minimo di parere mio ne abbia bisogno.

Sorprende saperla in fila per le primarie piddine e poi nella platea di professionisti dell’urbanistica che ha incontrato il candidato sindaco Franco Metta in un recente incontro elettorale pubblico a Palazzo di Città. Manca un passaggio?

Franco Metta
Franco Metta

Sono stato invitato ufficialmente a quell’incontro perché sono un tecnico, e così come non ci vedo nulla di strano che possa andare a votare alle primarie che interessano la mia città, non trovo niente di strano nel farsi un’opinione andando ad ascoltare le proposte. Ho sempre ritenuto che Metta e la sua coalizione, da un punto di vista mediatico, siano sicuramente il top tra le tre coalizioni. Dobbiamo verificare poi dal punto di vista programmatico. Finora i programmi sono ancora assenti. Il mio voto va al programma che mi convince di più. Appena appena c’è stato quell’incontro con i tecnici, ma si è ancora in fase di prima elaborazione. Non ho visto, finora, dei programmi stesi in maniera convincente. Evidentemente, stanno ancora lavorando.

Le proposte venute fuori in quell’occasione le ha trovate convincenti?

Alcune risposte sono state in linea con quello che io mi aspetto da un’amministrazione. Ad esempio, il fatto di pensare essenzialmente ad una rigenerazione urbana e non ad ampliamenti, e quindi a uno strumento urbanistico nuovo. Quello che mi lascia, invece, un po’ perplesso è che ci sia un’attenzione troppo spinta verso i tecnici locali, quando invece, se si parla di uno strumento  urbanistico così importante, è necessario mettere su una squadra di competenze che deve travalicare il localismo.

Stando agli accenni ai punti programmatici lanciati dai palchi dei comizi, imprescindibile è dotarsi di Pug e occuparsi della rigenerazione urbana. Solo edilizia? Su cosa deve puntare secondo lei la futura classe dirigente?

L’economia  moderna non può mai essere mono settoriale, su questo non vi sono dubbi, però i vari settori delle economie sono interconnessi, e il nostro lavoro è interconnesso in maniera determinante con quello agricolo. Se va bene il settore agricolo qualcosa si muove anche nell’edilizia, ma se il primario va male hai voglia noi ad avere sovvenzioni o altro; non si muove niente. Mi auguro che ci siano settori che  comincino ad essere di pari dignità rispetto al settore agricolo ed edilizio.

È colpa di una classe imprenditoriale vecchia, che non riesce a cogliere la vitalità delle economie derivanti da turismo e cultura, poco sfruttate a Cerignola?

Ritengo questo sia un momento importantissimo, di passaggio generazionale, sia da un punto di vista strettamente politico che da un punto di vista generale della vita civile di questo paese. Non è nascondibile il fatto che, purtroppo, in questi cinque anni, ci sono stati alcuni settori che sono stati completamente abbandonati, come la cultura. Con la nuova consiliatura, purtroppo, partiamo con questo gap molto importante. Però qualche idea si comincia a intravedere, quando si parla di un recupero serio di Torre Alemanna, non solo dal punto di vista della struttura ma anche della visibilità, in maniera tale che questo monumento venga poi inquadrato in itinerari turistico-culturali. Così come ancora più seria ritengo debba essere l’attenzione per il piano delle fosse, un unicum mondiale

Non è soddisfatto della riqualificazione?

Non sono soddisfatto dell’immagine che da’ oggi il piano delle fosse: sembra un cimitero abbandonato. Abbiamo tolto le erbacce e sembra che questo sia stato il fine ultimo del recupero, ma le fosse continuano ad essere non utilizzate, e dal punto di vista mediatico non c’è niente che riguardi le fosse granarie di Cerignola. Ad esempio, si potrebbe fare un evento che a livello ministeriale possa cominciare a far capire che il nostro piano delle fosse è un unicum mondiale e che può essere tutelato dall’Unesco.

Le politiche culturali sono state, dunque, una pecca. A scadenza di mandato, qual è il suo giudizio sull’amministrazione uscente?

Al di là dell’impegno personale di Antonio Giannatempo, è un fallimento.

Previsioni per la sua ambizione regionale?

Giannatempo è un animale elettorale, quindi è imprevedibile. Se uscirà un eletto nella lista di Fitto sarà Giannatempo, secondo me, nella provincia di Foggia.

Della fetta di maggioranza che vuole “ripulire le sbavature” e si è ricandidata che opinione ha?

Elena Gentile
Elena Gentile

È un momento in cui un ricambio generazionale era indispensabile, è naturale che vi sia stato questo strappo, ma si poteva fare anche senza strappi. Prendo atto che c’è stato, e vediamo poi i risultati. Credo che sia difficile l’impresa, anche perché le altre due componenti più importanti, tralasciando le varie candidature minimali, sono in grande vantaggio. Oggi come oggi il ballottaggio è Metta-Sgarro. Poi non è detto che si arrivi a questo risultato. Per come stanno le cose oggi, vedo questo ballottaggio, però il recupero del centrodestra è un grande punto interrogativo. Dipende molto da come si metteranno le cose, anche in riferimento alle candidature regionali.

Che aria tira? Una competizione a 600 candidati. Non sembra una situazione definita come lo era cinque anni fa.

Cinque anni fa era una situazione più definita, e feci una previsione che poi si rivelò azzeccata, col ballottaggio Giannatempo-Tonti. Questa volta è ancora confusa. Poi c’è da considerare che c’è un bel ponte di mezzo e, secondo me, ci sarà una grossa astensione. Potremmo avere 24-25mila votanti su 45mila aventi diritto al voto e penso che con 8mila voti si vada al ballottaggio. Credo che nessuno dei tre abbia la possibilità di uscire al primo turno. Molta gente è sfiduciata, non vuole vedere più nessuno. Poi, a dire la verità, questi cambi repentini di posizione…

Si riferisce alla coalizione di centrosinistra..

 Non ho mai apprezzato i trasversalismi, un minimo di fede politica la si deve avere. Il centrosinistra ha una bella gatta da pelare, ammesso che vinca, che si chiama lista Emiliano. Nasce, secondo me, non in linea con la dirigenza del partito democratico, per cui ne vedremo delle belle. 

Elena Gentile che ruolo ha in questo?

Dovrebbe avere il ruolo più importante, le spetta poi di diritto, però deve anche lasciare spazio al ricambio generazionale, non può soffocare… almeno stando a quello che si dice in giro.

E l’impressione che ne riceve lei?

Non ho sfiducia in Tommaso Sgarro. Non lo conosco bene e approfonditamente, ma vedo come si presenta, come parla, e mi sembra una persona pronta ad imparare, a fare un’esperienza importante. Al posto suo avrei fatto 5 anni di capogruppo. Può pagare, in termini di personalità, questa inesperienza.

Anche la lista de i-Cattolici è stata attaccata da più parti. Che ne pensa?

Personalmente non condivido una caratterizzazione così forte, né un appoggio del mondo della chiesa così evidente, se poi ci sarà, perché anche lì le notizie che arrivano sono di grossi contrasti all’interno del mondo della chiesa a questa iniziativa. Avrei pensato a una lista che si ispirasse ai valori cattolici, ma senza la dicitura così evidente. Poi non so se potrà avere risultato favorevole. Quando venne eletto sindaco Salvatore Tatarella anche allora c’era una lista ispirata al mondo cattolico e il risultato elettorale fu scadente. Però oggi abbiamo due coalizioni con sei liste ciascuno.

Questo è un punto di forza o genera confusione nell’elettorato?

Sicuramente mette in moto un grosso numero di candidati, per cui la mobilitazione comporta un incremento di persone al voto. Poi bisogna vedere dove. 

E dopo, dando per scontato il ballottaggio, che accordi si giocano? 

Ho fatto anche qualche tentativo di sapere qualcosa in più, ma non se ne parla. Non credo a questa favola che si racconta, che in seconda battuta si possa influenzare il voto dei cittadini; mi sembra poco credibile.

Da cittadino ha il suo favorito? Cosa auspica per la città di Cerignola?

 Auspico un sindaco che sappia governare e che abbia una squadra competente.

Tags: Amministrative 2015Antonio GiannatempoCerignolaDonato CaliceElena GentileFranco Metta
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