Si ricompatta il fronte sindacale per lo sciopero della scuola previsto domani. Da sette anni l’unità, cercata e anche discussa in affollate assemblee, non era stata raggiunta. Il disegno di legge ha “colto alla sprovvista” le sigle sindacali che, nel frattempo, discutevano di “buona scuola”. Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda saranno in varie piazze italiane dove parleranno i segretari nazionali e regionali.
La manifestazione è dislocata a Bari, Roma e Milano. Da Foggia e provincia verso il capoluogo di regione partiranno una decina di pullman, 4 della Cgil, 3 della Gilda più quelli di altre sigle, compresi alcuni docenti universitari. Molti istituti del capoluogo danno resteranno chiusi in quanto si prevede una massiccia adesione allo sciopero, personale Ata compreso.
Pinto (Gilda): “Niente ricatti sui precari”

La protesta si snoda su vari fronti e tenta di precedere, dopo la discussione in Parlamento, le 14 leggi delega date al governo. Ruggiero Pinto, vice coordinatore nazionale della Gilda, chiede che “venga ridiscusso tutto il ddl e non singole parti”. Fra i temi più sentiti la rimodulazione delle funzioni del preside: “Deciderà della vita e della morte dei docenti, quelli di ruolo perdono la titolarità e confluiscono in un albo regionale di durata triennale. Può essere spostato senza fissa dimora alla faccia della continuità dell’insegnamento”.
Altra questione, i precari: 130mila da assumere? “Alla fine ne saranno 40mila in tutto e comunque solo per loro abbiamo chiesto il decreto legge, tutto il resto si può discutere con calma. Non accettiamo ricatti per spaccare la categoria, l’assunzione dei precari non è legata all’approvazione del ddl”. Dalla commissione cultura riceve gli ultimi aggiornamenti: “Vanno spediti, non hanno intenzione di discutere nessun articolo”.
I dirigenti scolastici: “Serve responsabilità”
I dirigenti scolastici si mostrano prudenti: “Senza avere il testo definitivo non si può dire niente, in ogni caso – secondo Gabriella Grilli, preside del Liceo Scientifico Volta di Foggia – nella scuola dell’autonomia che prevede la valutazione sulla scorta dei risultati è rilevante la voce in capitolo nella valutazione dei docenti: maggiori oneri, maggiori onori, questa è la ratio”. E nota anche un passo in avanti sul comitato di valutazione: “Non più organo monocratico ma formato anche da docenti, genitori e alunni”. Bene anche la formazione dei docenti “perché l’aggiornamento segue tutto il percorso didattico”.
Giuseppe Trecca, preside del Liceo classico Lanza: “Il giudizio è complesso e il testo non definitivo, dunque solo una riflessione. Dopo 40 anni in cui sono state privilegiate democrazia e uguaglianza che hanno prodotto grandi risultati oggi ci troviamo di fronte a un blocco, a un immobilismo che non ci possiamo più permettere. Bisogna puntare su altre categorie: la responsabilità di tutti, la valutazione, la rendicontazione sociale, termine assai di moda per dire all’opinione pubblica come sono stati spesi i soldi (pochi) della scuola e con quali risultati”.
I poteri del preside vanno discussi e confrontati con gli organi collegiali ma il punto è la sintesi: “Alcune volte non si rappresenta tutti ma se stessi, il preside è super partes. Ogni struttura organizzata ha uno che decide, anzi, ha il dovere di decidere, certo non come il Re Sole ma con il confronto”. Entrambi i dirigenti scolastici (Grilli e Trecca) domani non sciopereranno.
Olivieri (Cgil): “Buona scuola? No, scuola alla buona”

Loredana Olivieri, segretario provinciale di Cgil Scuola, chiede lumi sulla consultazione online rivolta a docenti e genitori: “Ma è stata una farsa, vorrei capire chi ha visto i risultati, quanti l’hanno approvata, quanti l’hanno bocciata?”.
La Cgil chiede in particolare che si sia chiari sull’assunzione dei precari, sulle fasce predestinate e su quelle che eventualmente resterebbero fuori, passaggio di cui il sindacato non è convinto: “Serve un serio programma di stabilizzazione senza creare docenti di serie A e serie B”. La nuova formula per i docenti “mobili” è organico funzionale “che fa decidere ai presidi anche che materia si possa eventualmente insegnare, basta avere qualche esame fra quelli universitari, questa non è buona scuola ma una scuola alla buona”.
Sul dirigente scolastico manager: “La buona scuola si fa dove c’è collaborazione, non un uomo solo al comando. Noi ci mobilitiamo domani ma sono mesi che facciamo richieste inascoltate, e Renzi – che ci deve dire con quali risorse vuole fare la riforma, i 3 milioni di euro sono risparmi dei nostri scatti- ancora si chiede perché si scioperi. Scordarsi il contratto nazionale? E’ uno strumento di democrazia e uguaglianza, diversamente una giungla”.
