“Sono proprio sfortunati! Farebbero meglio a tenere un atteggiamento più sobrio. La tecnostruttura del fu Manfrini dovrà anche recuperare delle somme…”. Così l’ex direttore dell’Asl di Foggia, Attilio Manfrini, ha reagito alla sentenza numero 238 (20 aprile 2015) della Corte dei conti che condanna le case di Cura Villa Serena e Nuova San Francesco al pagamento di circa 30mila euro per ricoveri che non sarebbero stati mai effettuati. Le 34 prestazioni contestate su 13mila ricoveri nell’anno considerato (il 2001-2002) hanno sollevato un polverone per via dei difficili rapporti tra i privati e l’azienda pubblica durante la gestione dell’ingegnere di Cerignola. Secondo i privati l’Asl non potrà “recuperare” le somme perché la sentenza non è esecutiva, ed in ogni caso ci sarà l’appello che potrebbe ribaltare la decisione, alla luce di documenti che attesterebbero la mancanza di responsabilità degli amministratori: dalle cartelle cliniche firmate alla richiesta di archiviazione della Procura di Foggia.
Le dichiarazioni dei pazienti
“Gli addebiti mossi alla società convenuta e a Silvio De Pascale (amministratore) risultano fondati avendo riguardo ad una puntuale ed attenta ricostruzione delle risultanze documentali – scrive la Corte -. Emerge, infatti, che sono stati richiesti rimborsi per falsi ricoveri, così come ricostruito dalla Procura nell’atto introduttivo del presente giudizio. La difesa dei convenuti nega con forza l’esistenza dei ricoveri fittizi, ma risulta smentita dagli atti istruttori del presente giudizio. In particolare, l’esistenza dei falsi ricoveri risulta confermata dalle dichiarazioni dei pazienti che con fermezza ed assoluta certezza hanno dichiarato di non essere stati ricoverati presso la casa di cura nei giorni indicati nelle cartelle cliniche contestate dalla Procura.
In alcuni casi, i pazienti hanno escluso di essere stati mai ricoverati nella casa di cura Villa Serena, in altri hanno ammesso di essere stati ricoverati ma in altre date (per le quali sono stati richiesti altri e in questo caso fondati rimborsi). L’alto numero di dichiarazioni del medesimo tenore riferito al medesimo breve periodo temporale (anni 2001 e 2002) conferma l’esistenza di un modus operandi teso ad accrescere artificiosamente i rimborsi chiesti alla Regione Puglia, per ricoveri mai effettuati. Trattandosi di 30 dichiarazioni rese da altrettante diverse persone riferite a 34 falsi ricoveri intercorsi in un arco temporale limitato risulta palese che non ci si trova di fronte a meri disguidi o disattenzioni”. Per il privato, invece, esistono tutte le cartelle firmate che dovrebbero attestare – magari con una perizia calligrafica – la scarsa valenza delle dichiarazioni rese, che peraltro sarebbero già state ritrattate da alcuni pazienti.
Per la Procura i ricoveri ci sono stati
A dare ragione invece alla casa di cura è la magistratura ordinaria (LEGGI QUI) che su proposta del pubblico ministero, accolta dal giudice per le indagini preliminari, ha archiviato il procedimento penale con la seguente motivazione: “Nessuna ipotesi delittuosa può ascriversi agli indagati, e ciò in quanto le dichiarazioni e le comunicazioni all’Asl della Cinica Villa Serena non integrano il concetto di artificiosi raggiri”. Sempre nella richiesta di archiviazione viene riportato che la Guardia di finanza ha riscontrato effettivamente il ricovero dei pazienti per due giorni (48 ore) ed ha comunicato alla Asl e quindi alla Regione per quali malanni e per quali trattamenti sanitari si è provveduto al ricovero.
“Nulla è stato occultato o rappresentato mendacemente alla Pubblica amministrazione“, si legge nel disposto del magistrato. In realtà, specifica il pm, si tratta esclusivamente di una disputa sulla effettiva adeguatezza o meno del ricovero ovvero “Asl e Regione avrebbero potuto, in linea teorica, negare il rimborso per il ricovero e concedere solo quello per il trattamento ambulatoriale”. “Il fine della Corte dei Conti – spiegano dalle cliniche, come precisa essa stessa nella propria sentenza, è soltanto ravvisare eventuali danni erariali e non certo entrare nel merito e nelle competenze di altre Giurisdizioni. Pertanto – concludono – visti gli articoli 408/411 del c.p.p. il 29 novembre 2013 è stata disposta l’archiviazione del procedimento a carico delle Case di Cura”.
