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Home » Sanitaservice era nata per risparmiare ma costa sempre di più, scoppia nuovo bubbone sul Gargano

Sanitaservice era nata per risparmiare ma costa sempre di più, scoppia nuovo bubbone sul Gargano

Di redazione
22 Febbraio 2018
in Home
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Da poco più di 66mila euro a quasi 71mila euro al mese. Quasi 5mila euro in più per i cittadini contribuenti del sistema sanitario regionale. Sul Gargano potrebbe scoppiare il nuovo bubbone di Sanitaservice, la società in house recentemente bocciata dal Consiglio di Stato per l’affidamento diretto di alcuni servizi a Brindisi (senza passare per le gare d’appalto). Il tema viene discusso in questi giorni negli uffici dell’assessorato alle Politiche della salute della Regione Puglia, proprio per la necessità di garantire i costi e tutelare il lavoro per i circa 6mila dipendenti assunti durante il governo di Nichi Vendola. Dalla prima valutazione dei costi di alcuni servizi, come le Udt (unità di degenza territoriale) di Vico del Gargano e Vieste (le ultime internalizzazioni in provincia di Foggia, concluse durante il mandato dell’ex direttore generale Attilio Manfrini), basata sulle fatture emesse dal Consorzio Astir s.c.s. nel 2014 (allora in appalto esterno) e dalla Sanitaservice nel 2015 (affidamento diretto), emergerebbe un aggravio dei costi mensili di circa 5mila euro, a parità di servizi e personale. Eppure, quando è nata l’operazione nel 2008, l’obiettivo precipuo era uno: far risparmiare soldi pubblici con la gestione in house dei servizi.

Scandali e processi, poi la “svolta”

asl okNel 2009 l’Asl di Foggia, pochi mesi dopo la creazione della Sanitaservice srl, decise di andare in controtendenza, affidando alla cooperativa Css di Isernia i servizi sul Gargano. In tutto, 39 posti letto presso i quali, per 36 mesi, la coop avrebbe dovuto svolgere i servizi di assistenza infermieristica, di ausiliariato e somministrazione pasti. Solo che, di lì a poco, arrivarono i problemi giudiziari: secondo le accuse vennero falsificate delle determine per pagare prestazioni mai avvenute (il processo è ancora in corso). Come accade spesso in Italia, a pagare furono i lavoratori, che dovettero sopportare clamorosi ritardi nei pagamenti degli stipendi.
Allora, è bene precisarlo, il servizio – stranamente non affidato alla società in house di Piazza della Libertà – aveva un costo di 112mila euro al mese. Il contratto, se non fosse stato per il processo in corso che ha fatto fuggire via l’ex presidente Liberato Volpe, sarebbe scaduto il 31 gennaio del 2013 (con facoltà di rinnovo per un altro anno e mezzo). Di lì a qualche giorno si decise di “discutere e concordare le modalità di rescissione bonaria del contratto”.

Fin qui, tutto regolare. Al punto che, con gli incontri successivi, veniva sottoscritta la “risoluzione consensuale del contratto (a far data dal 30 aprile 2012 e comunque non oltre il 15 giugno 2012), nonché le condizioni da definire bonariamente e ogni reciproca pretesa relativamente ai servizi appaltati”. A quel punto, avrebbero potuto decidere già di gestire direttamente il servizio o fare un nuovo appalto. Ma non fu così. Con una nota, la seconda classificata – consorzio “Astir” di Prato – inviò una nota sostenendo di essere disponibile a “subentrare nella gestione dei servizi appaltati”. A Piazza della Libertà dicono che è possibile, “alle medesime condizioni contrattuali dell’aggiudicatario”.

L’offerta arriva dopo pochi giorni, ed è di 110mila euro al mese, ma con il personale impegnato per molte meno ore rispetto al primo rapporto contrattuale con i molisani. A questo punto l’Asl interpella il direttore sanitario dei distretti socio sanitari di riferimento dei servizi, il dottor Michele Carnevale, per chiedere un parere. Ecco la risposta: “Si chiede, al fine di assicurare lo stesso servizio e lo stesso orario di lavoro della precedente gestione da parte degli infermieri professionali ed ausiliari, la necessità di incrementare l’orario di entrambe le categorie a 1.320 ore mensili”. In pratica, il monte ore garantito dalla Css di Isernia. Alla fine di agosto scorso, il capo del Patrimonio, Ettore Magaldi, invia una nota alla Astir per chiedere l’adeguamento alle condizioni previste dal direttore del distretto. L’Astir non ha problemi, ma chiede 125.352 euro al mese: quasi 15mila euro in più rispetto alla gestione precedente. L’Asl, ritiene l’offerta inadeguata, e la “lima” fino a 119mila euro, calcolando l’adeguamento contrattuale previsto dalle tabelle ministeriali. Nel frattempo, però, paga regolarmente (cosa che non era accaduta con il precedente rapporto). E affida il servizio senza passare per un avviso pubblico.

Le polemiche prima dell’affidamento alla Sanitaservice

Di Biase e Manfrini
Di Biase e Manfrini

Sull’onda delle polemiche scaturite dalla gestione dell’appalto, l’ingegnere Attilio Manfrini decise di procedere all’affidamento alla società amministrata da Antonio Di Biase, manager condannato in primo grado per violenza privata aggravata e mai messo in discussione dalla politica.

L’internalizzazione dei servizi avrebbe dovuto produrre effetti positivi sia sulla qualità della spesa sia sulla cornice contrattuale dei dipendenti destinati ai servizi. Sul primo punto è arrivata la smentita che potrebbe avere effetti importanti sulle decisioni che prenderà il nuovo direttore generale, Vito Piazzolla.

Tags: Antonio Di BiaseaslFoggiagarganoSanitaservice
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