A pochi giorni dal voto per il rinnovo del governo cittadino a sette contendenti (Gerardo Bevilacqua-Voci Nuove; Francesco Disanto-Cerignola Adesso; Francesco Grieco-Movimento5Stelle, Franco Metta-Coalizione del cambiamento; Franco Paradiso- Sviluppo&Solidarietà; Tommaso Sgarro-Coalizione di centrosinistra; Paolo Vitullo-Coalizione di centrodestra), l’Immediato ha interpellato i principali competitor di questa campagna elettorale che volge al termine. Le previsioni di voto accreditano Franco Metta, Tommaso Sgarro e Paolo Vitullo. E immaginano una sfida a due turni.
Seguendo l’ordine delle interviste rilasciate, è il turno di Tommaso Sgarro, sostenuto da Partito democratico, Sgarro sindaco, Emiliano per Cerignola, Cerignola civica, Pensionati e invalidi- Giovani insieme. Il trentatreenne giovane ricercatore precario, già a capo della segreteria cittadina del Pd, si è misurato per la prima volta in una competizione elettorale nel 2010, nelle liste a sostegno di Berardino Tonti. È stato incoronato dalle primarie cittadine, avendo la meglio su Michele Longo e Carmine Roselli.
Il suo punto di forza, e anche, in un certo senso, la sua debolezza, la giovane età. Per molti la sua candidatura rappresenta un segnale di svolta, per altri se non si hanno i capelli bianchi è difficile fidarsi. Girando, in questa campagna elettorale, quale riscontro ha avuto?
I riscontri sono stati positivi. Rispetto a un’iniziale diffidenza di mesi fa, negli ultimi giorni di campagna elettorale la mia figura si è assestata. È andata sempre meno presentandosi la figura del giovane, del ragazzo, quanto piuttosto la figura di un trentatreenne competente che decide di giocarsi le sue carte. Questo l’ho visto nei quartieri popolari, soprattutto nei quartieri periferici. La diffidenza alla fine è caduta, adesso c’è una grande apertura e anche benevolenza rispetto all’idea che finalmente ci sia un cambio di nomi all’interno del contesto politico locale.
A cinque anni di distanza dal suo debutto elettorale è passato dalla manovalanza di partito alle redini della segreteria piddina fino alla candidatura alla carica di primo cittadino. Quanto l’ha cambiata il salto di qualità? È diverso il suo modo di sentire la passione politica?
L’impegno è cresciuto è aumentato l’ammontare delle responsabilità, di fatto, però, non è cambiato il mio modo di fare politica. La politica per me rimane essenzialmente militanza, quotidiana, ininterrotta. È alla fine quello che ho fatto in questa campagna elettorale. Ho fatto nient’altro che quello che ho fatto cinque anni fa: il porta a porta, visite alle aziende, a casa delle persone. È aumentato il profilo politico, perché cinque anni fa noi abbiamo fatto poche iniziative di qualità, forse. Quest’anno Decaro, Emiliano, Vendola, un’iniziativa con il consulente politico del Governo Marco Simoni. La scommessa vera, adesso, sarà, dopo il primo di giugno, cercare di realizzare quello che abbiamo deciso di fare.
Gli avversari politici l’accusano di essere un burattino nelle mani della Gentile. Teme possa influire sull’elettorato questo giudizio? La ritiene ingombrante la presenza dell’eurodeputato?
Per me l’eurodeputato non è una presenza ingombrante, non lo è il grande imprenditore. Dove sono arrivato è un posto che non mi ha regalato nessuno e che mi sono conquistato anzitutto cercando la fiducia delle persone. I primi che mi hanno invogliato in questo percorso sono stati i vecchietti che ogni giorno giocano a tresette in sezione. Per compiere questo tipo di impresa serve uno sponsor, io ho trovato uno sponsor che ha voluto investire su di me in termini politici ed è stato Elena. Bontà sua, ha visto in me delle qualità e io da lei ho imparato tanto in questi anni, perché si cresce stando vicino a chi lavora nella gestione politico-amministrativa in maniera alta. Elena non è stata molto presente, in fondo, in questa campagna elettorale. Ha fatto due comizi con il Partito democratico, pochi giri con me, se non in qualche particolare posto di sua personale conoscenza.
Ci ha lasciato molto fare, organizzare, in questa campagna elettorale. Ha fatto un piccolo passo indietro, come è giusto che fosse. È un progetto che lei ha aiutato a crescere, che vede come continuità di un certo modo di fare politica che vede vicino a lei. Che questo possa essere un ingombro nei giudizi delle persone, non so fino a che punto. Il tema vero è che la retorica dell’avversario su di me ha insistito su questo punto, perché, altrimenti, su cosa avrebbero dovuto insistere? Cosa si può rimproverare a un ragazzo che non ha partecipato alla storia politica degli ultimi trent’anni, il cui nome è un punto zero, un punto d’inizio? Ci si è inventati qualcosa per screditarmi, questa idea che si è portata in giro. Poi quando ho chiesto un confronto politico non mi è stato concesso, è stata negata alla città la possibilità di capire quali erano i profili politici in campo. La cosa che mi infastidisce è che qualcuno abbia giocato su questo campo, screditando un’intera generazione, come se un ragazzo di trentatré anni di Cerignola non sia in grado di potersi assumere la responsabilità di governare la città, ma dietro ci debba essere per forza qualcosa o qualcuno. Questo è avvilente per chi ha sgomitato per arrivare dove è arrivato, per chi proviene da una famiglia media, onesta. Non è tanto una questione politica, quanto personale. Perché poi le persone ci hanno conosciuto, hanno conosciuto le liste come sono state fatte e questo tipo di retorica è un po’ evaporata.
A proposito di liste. Nelle sua coalizione figurano pezzi in fuga dalla maggioranza e dal movimento politico di Franco Metta, che creano non pochi imbarazzi. E c’è chi è tornato nei ranghi dopo accese polemiche post-primarie in cambio di una candidatura al Consiglio regionale. In caso di vittoria, questo melting pot potrebbe aggredire la stabilità di governo? Come si gestisce questa minaccia?
Nessuna minaccia, perché agiamo in una logica di coalizione per quanto riguarda tutti e tre i principali schieramenti. Nel caos del cambiamento c’è una coalizione che va dall’oscurantismo catto-clericale ai neocomunisti di ultima generazione, scopertisi tali nell’ultima campagna elettorale. Noi non abbiamo aggregato persone, abbiamo chiesto la condivisione di un progetto. Se qualcuno scappa da La Cicogna e dice: non si può stare in quel movimento, meglio puntare su Sgarro, sono problemi della Cicogna. Se si cerca di recuperare quelle esperienze positive che ci sono state nella maggioranza dell’ultima amministrazione, persone che non hanno amministrato direttamente, ma hanno avuto, più o meno, in un contesto difficile, la capacità di realizzare qualcosina, è perché non si può ragionare sempre sulla logica dello scontro, buono o cattivo, del conflitto.
Si può provare a fare rete, anche se non si è della stessa estrazione culturale. Abbiamo fatto un altro tipo di operazione: abbiamo chiesto alle persone, a prescindere dal contesto culturale di provenienza, se ritenessero giusto il nostro progetto politico, senza interesse per la tessera in tasca, se volessero offrire un contributo di qualità all’interno della nostra proposta politica. Abbiamo ricucito anche i fili strappati del passato, vedi Specchio, Libertino, con i quali io sono stato chiaro fin dall’inizio. Non starò a tutti i costi lassù. Se le cose non dovessero andare come devono andare, sono disposto a dimettermi. Ho firmato un patto anche con il vostro giornale, che credo sia un patto di chiarezza. Non ho avuto dubbi, nessuna remora a firmare su dieci punti, impegnandomi a realizzarne almeno cinque in tre anni, e su quello chiederò la fiducia a chi verrà ad amministrare in Consiglio comunale. È questa la precauzione al melting pot. È una coalizione articolata, più che un melting pot. Ci sono competenze che possono essere messe a valore, c’è gente che ha cercato da noi asilo politico perché da altre parti non riusciva più a fare politica. Ma questo è un problema delle altre parti, non è un problema nostro.
La sua è una campagna elettorale 3.0, rispetto agli altri, dal punto di vista della comunicazione, costruita da giovani per i giovani, graficamente accattivante e interattiva. E le sue piazze sembrano raccoglierne i frutti, sono popolate dal target giovanile che si raggiunge facilmente per questa via. Come si concilia “adelante, compagni” e Bella Ciao con gli hashtag?
Non è una cosa così tanto inconciliabile. Adelante, giuro, mi è uscito, per puro caso, durante un comizio e poi è diventato quasi un motto simbolico di battaglia, estivo, potremmo dire. Bella Ciao però non è Bandiera rossa, appartiene alla tradizione della cultura italiana. È un canto di unità nazionale, è il canto partigiano, l’affermazione di alcuni valori fondamentali, che sono la resistenza, che credo accomuni tutti gli italiani a prescindere dallo schieramento politico. Non è questione ideologica. Quindi, abbiamo deciso di fare una comunicazione giovane, fresca, perché molti di noi sono oramai abituati ad utilizzare il computer e sono cresciuti nel contesto culturale di questi dieci anni di comunicazione politica, tutta pugliese, di innovazione, grazie a Proforma, alle Fabbriche di Nichi. Quei modelli abbiamo voluto declinarli a Cerignola, cercando di aggiornare, attraverso la comunicazione, valori riconoscibili, che fanno parte di un pezzo importante di questa coalizione.
Si è detto, non passa inosservata la sua propaganda elettorale. Anche per le spese è così? Quanto si è speso e chi paga?
In realtà no. Abbiamo fatto i 6X3, che sono stati pagati in parte dal partito, in parte di tasca mia, in parte da una raccolta di fondi che abbiamo fatto all’interno del partito democratico. Non ci sono grandi finanziatori. Come al solito qualcuno dovrebbe informarsi prima di parlare, così non rischia anche di fare tre buchi nell’acqua con un dirigente comunale. Abbiamo messo a disposizione quello che avevamo, io con quel po’ di gruzzoletto. Ci siamo autotassati: i ragazzi della lista Sgarro sindaco hanno fatto iniziative che vanno dal palloncino alla maglietta, agli shopper ecologici, tutti di tasca loro. C’è chi ci ha messo a disposizione questa sede (il riferimento è al comitato di viale Russia, davanti al quale è avvenuta questa chiacchierata, ndr), il signor Grieco, e gliene sono grato. Così come altri imprenditori hanno dato sedi a movimenti politici locali, non ci vedo alcuno scandalo. Metterò i nomi di tutti i contribuenti di questa campagna elettorale, come del resto vuole la legge, sul mio sito, e lo farò dal giorno dopo, in modo tale che sia chiaro a tutti. Vorrei che facessero lo stesso anche gli altri, dicendo chi ha versato e come.
Un grande contribuente di questa campagna elettorale è mia nonna, che ha pensato così di realizzare il sogno di una vita, visto che l’esperienza politica di mio nonno si è interrotta, è morto a 44 anni per un infarto. È stata gestita con oculatezza questa campagna elettorale: due grosse spese con i 6X3 per arrivare subito di impatto, una comunicazione su internet che si basa sugli amici che si mettono a disposizione. E poi l’investimento più importante sono stati i programmi, costati 4mila euro, perché ci sembrava un atto di responsabilità nei confronti delle persone mettere in chiaro le idee sulla base delle quali si chiede il voto del 31 maggio. Dove sono quelli degli altri? Un programma non è qualcosa di aleatorio, accessorio, ma è fondamentale per il giudizio politico e permette di essere operativi dal giorno dopo.
Lei è stato il primo a promuovere il ruolo sociale dell’imprenditoria, un appello lanciato trasversalmente poi dai palchi dei comizi. C’è chi non condivide la scelta di schierarsi apertamente. Alla sua candidatura è vicina una delle storiche famiglie imprenditoriali locali, con componenti che figurano anche nelle liste. Quanto è realistica la minaccia che la sua eventuale amministrazione sia in mano alle lobbies, vassalla delle contropartite degli imprenditori?
Nelle mie liste ce ne sono di più di componenti di famiglie imprenditoriali. Ci sono i Dasti, ci sono i Grieco e Pietro Ruocco di fatto è un imprenditore. La lobby non si mostra, è quella che ti foraggia la campagna elettorale, non si fa vedere e ti chiede conto dopo. Noi non abbiamo alcuna lobby, abbiamo imprenditori che prima di essere imprenditori, sono cittadini che hanno deciso di metterci la faccia, senza contropartita. C’è gente che dice: non ho nulla da perdere, mi impegno in prima persona. Credo che sia una grande novità; fa specie che provenga dal centrosinistra, storicamente più incline al lavoro che al dialogo con le imprese. Credo che sia la cosa più positiva di questa campagna elettorale: noi la coalizione sociale l’abbiamo già creata insieme alle forze del lavoro e al mondo dell’impresa. È un modello anche nuovo di pensare il centrosinistra, di immaginare il partito né come il partito della Nazione, né come il partito accozzaglia, ma come un campo di forza di persone che vogliono lavorare per il bene di una comunità. Non capisco lo scandalo e il senso di alcune dichiarazioni di alcuni politici che sembrano ricalcare la favola della volpe e dell’uva.
Gli operatori economici rivolgono alla politica, invece, un appello alla lotta contro il crimine. Qual è la risposta politica alla diffusa illegalità? Cosa può fare un sindaco e quale impegno assume, se dovesse essere eletto.
Noi abbiamo proposto il modello Ercolano. I fenomeni recenti di furto e aggressioni ai danni dei commercianti, secondo me, provengono da un alto da una realtà che stiamo sottovalutando, quella della tossicodipendenza. Poi c’è anche il campanello del racket, perché questi episodi spesso costruiscono il clima per i fenomeni estorsivi. Con il modello Ercolano noi agiamo in maniera preventiva, invitando i commercianti a denunciare: chi denuncia non pagale tasse locali. Una città comincia ad essere sicura quando non ci si chiude nell’omertà. Se non aumentano le denunce in Prefettura come si può valutare l’esigenza di un Commissariato di primo livello? Bisognerà fare un passo culturale, declinando ad esempio a Cerignola quello che sta facendo Decaro con Bari città per bene. Cominciamo ad avere cura un po’ tutti della città in cui abitiamo: la maggioranza delle persone per bene deve fare coesione. Poi ci sono le questioni strutturali, va riorganizzato il corpo di polizia municipale, con pattuglie di notte, va riattivata la centrale operativa di videosorveglianza. Il tessuto sociale ormai disconnesso non è, però, secondario nei fenomeni di microcriminalità ed è la cultura in cui cresce il fenomeno di illegalità diffusa.
Quali sono gli altri punti programmatici prioritari del suo progetto di governo, quali, ad eventuale avvenuta elezione, i passi dei primi 100 giorni? Prima delibera di giunta?
I cento giorni portano sfiga, perciò non adotto questa logica (sorride). Però ci sono alcune cose che vanno fatte immediatamente: vanno subito inviati i progetti per i cantieri di cittadinanza e per il lavoro minimo, sono una forma di sostegno al reddito che è diventata importante a Cerignola, per dare respiro ai disoccupati di lungo corso. A Cerignola c’è una situazione disastrosa, abbiamo colto la disperazione in ogni casa in cui siamo entrati: una signora anziana mi confidava di avere 14 nipoti e tutti disoccupati. Dobbiamo riformare la struttura dei servizi sociali e degli una tantum che non servono a niente. Ci toccherà capire cosa c’è nel bilancio comunale; è strano che un’amministrazione uscente nell’anno delle elezioni rimanga immobile sul piano del decoro urbano. Anzi, per farlo sposta un capitolo di spesa dalle politiche sociali ai lavori pubblici, non pagando da gennaio le cooperative. Cosa c’è nei conti pubblici? Servirà un’operazione di revisione dell’avanzo di cassa. C’è da mettere su una zona industriale che sia appetibile agli investimenti, sicura, con controlli agli accessi. C’è da fare tanto e c’è da farlo in fretta.
Rispetto al progetto di Ferrovie del Gargano e Regione Puglia, finanziato anche con fondi europei, che interessa l’Interporto come snodo di smistamento dei rifiuti garganici, Lei si è dichiarato, era l’occasione della tribuna politica per le primarie, contrario al passaggio di treni monnezza. La potestà esecutiva spetta ai Comuni. È una posizione cui terrà fede da sindaco eletto?
Non ho detto proprio così. Non vivo questa ossessione per il mondo dei rifiuti. In tante parti di Italia il rifiuto è anche fonte di sviluppo. Il tema è capire come sarà sviluppato quel progetto. Leggo sui giornali e di carte ne vedo poche. L’interporto non può essere il centro di smistamento, può essere un binario di collegamento qualsiasi. Poi, con gli ultimi aggiornamenti, che senso ha fare arrivare i treni se la discarica è quasi piena? Capiamo quel progetto cosa vuole realizzare, che guadagno può avere Cerignola, piuttosto che dire sì o no a prescindere. Considerando anche cosa si vuole fare del nostro Interporto, con la i maiuscola, e per noi c’è già una soluzione, suggerita dal consulente del Governo Simoni, cioè inserirlo nel catalogo di aziende e strutture ferme da proporre attraverso l’agenzia per gli investimenti esteri in Italia, cedendolo a costo zero.
Che sentimenti ha per il voto di domenica, che umori raccoglie?
Io ho fatto la campagna di cinque anni fa. È stata una campagna difficile, la coalizione si era mossa pochissimo. Quest’anno invece abbiamo ripreso a camminare per le strade, a incontrare la gente, le imprese, le associazioni di categoria. Rispetto a cinque anni fa, dove la sensazione era di difficoltà, questa volta c’è euforia, soprattutto tra le persone che stanno partecipando a questa avventura. Ieri abbiamo fatto un ultimo comizio della lista del Pd divertendoci con una presentazione all’americana, oggi si farà la biciclettata prima di arrivare al comizio finale. C’è un’aria molto positiva. Il risultato finale dipenderà da fattori di carattere strettamente numerico, dalla voglia che avranno gli elettori di andare a votare. Abbiamo visto che c’è una sacca di malcontento che si trasformerà in un non voto. Ma questa positività mi porta a dire che la battaglia si apre fin dal primo turno. Nessun risultato è scontato al primo turno.
C’è questa previsione, tra le più accreditate, di un testa a testa Metta-Sgarro. Se si dovesse verificare, avete già l’accordo con Vitullo?
Non ho nessun accordo con Paolo Vitullo (ride). Il primo contatto con Vitullo (con fare ironico) c’è stato proprio quando abbiamo fatto l’iniziativa con l’Immediato, nel senso che ho salvato il suo numero in rubrica e gli ho detto che il mio potrebbe servirgli per i prossimi cinque anni.
[wzslider autoplay=”true” info=”true” lightbox=”true”]
